Dal Pacifico all'Atlantico

Dal 11 gennaio al 12 febbraio 2006

di Carlo Camarotto

Acacia
Stranezze
Colonia
Tania e Magdalena

Tappa numero 6, Dal 6 al 8 febbraio 2006

Assaggio d'Uruguay
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Lunedì 06 febbraio – Uruguay

La colazione servita sulla corriera è buona, così come lo era stata la cena. La compagnia Singer offre quindi un ottimo servizio a bordo, sono solo i mezzi che devono essere rivisti. In seguito al forte ritardo accumulato, arriviamo a Colon che il giorno è già iniziato da un po'. Abbiamo lasciato i nuvoloni carichi di pioggia dietro le spalle ed ora ci fa compagnia un cielo terso con un sole forte e accecante. La corriera ci lascia sulla statale che corre fuori del paese. Per raggiungerlo la soluzione migliore è chiamare un taxi dalla vicina stazione di servizio. Il tassista, un omone grande e tranquillo, c'accompagna fino alla stazione delle corriere in meno di dieci minuti.

Il paese uruguaiano di Paysandu si trova appena al di là del confine, in questo punto rappresentato dal Rio Uruguay. Da lì prenderemo una corriera per Colonia de Sacramento, cittadina appoggiata sul Rio de la Plata. L’ora prevista d’arrivo a Colonia è mezzanotte, quindi dobbiamo affrontare un intero giorno di viaggio.

Il tempo a disposizione prima della partenza lo sfruttiamo in modo differente. Giovanni Basso non può perdersi la spiaggia sul fiume, vero must di Colon; Giovanni Alto è attratto da internet e dalla presenza della sua dolce metà lasciata in Italia; Caterina ed io cerchiamo l’ombra di una bella acacia vicino al terminale delle corriere.

Dopo un paio d’ore siamo pronti per l’Uruguay. Alla frontiera un donnone adibito ai controlli del passaporto si mette a ridere di gusto quando le diciamo che vogliamo restare in Uruguay per soli tre giorni. "Per tre giorni non mi muovo nemmeno di casa", afferma prima di scoppiare in una grassa risata. Giovanni Basso cerca di ribattere, indispettito dall’idea che qualcuno lo consideri un normale turista “mordi e fuggi”. Non toccateci il nostro spirito viaggiatore.

Paysandu è un tranquillo paese di confine, immerso nel verde della campagna uruguaiana, quasi addormentato. Anche qui ci rilassiamo su un prato verde a lato del terminale, visto anche il poco tempo a disposizione prima della partenza. Le cinque ore fino a Colonia passano ammirando il paesaggio che corre veloce ai lati dei finestrini. Quest’angolo di Uruguay è tra i più bucolici che abbia mai visto, con poche case sperdute tra colli verdeggianti di pascoli, prati e colture, con l'immancabile pozzo eolico a ruotare lento nella lieve brezza serale. Rimango affascinato dai vividi colori crepuscolari che tingono a breve il cielo, stendendo una lunga ombra sulla corriera che continua il viaggio verso sud.

In perfetto orario giungiamo a Colonia. Il terminale non è distante dal centro, che raggiungiamo con una breve camminata di qualche quadra. Troviamo posto in un ostello sulla via principale, un’ampia stanza con un letto matrimoniale ed un letto castello che dà su un ballatoio comune, proprio sopra un bel patio coloniale.

Da pochi minuti è il compleanno di Giovanni Alto. Decidiamo, dopo esserci sistemati, di uscire in cerca di un bar per festeggiare. Le strade sono praticamente deserte e silenziose, tutt’altra cosa rispetto all’Argentina. L’unico posto aperto e con un po' di vita è un locale nei pressi dell’ostello, con un’ampia veranda rialzata che dà sulla strada. Al momento del brindisi notiamo che quattro persone seduta in un tavolino vicino stanno festeggiando un altro compleanno. Il festeggiato è un tale Josè, già a quell'ora parecchio più brillo di noi. In sua compagnia ci sono Gustavo, un omone degli occhi resi un poco vacui dalle tante birre ingerite, ma dai modi simpatici, e due donne, una madre e la figlia di quattordici anni. Non possiamo non dare vita ad un brindisi comune, nel quale coinvolgiamo anche due ragazze cilene sedute qualche tavolino a lato del nostro, Magadalena e Tania, ed un ragazzo di Buenos Aires. Tutti seduti intorno ad un unico tavolo, iniziamo a chiacchierare allegramente, sospinti dai giri di birra offerti alternativamente da Giovanni Alto e da Josè. Lasciata a breve la birra, assaggio la caña, un liquore tipico uruguaiano simile a rum, però leggermente più leggero e dolce. È bello parlare con tutti loro, ognuno con il suo caratteristico spagnolo. Chiacchiero perlopiù con Tania, Giovanni Basso un po' con tutti, Caterina con nessuno in particolare e Giovanni Alto con Josè, senza praticamente capire nulla di quanto detto. Ad un tratto ci ritroviamo con un festeggiato completamente ubriaco da riportare a casa e mettere sotto le coperte. Bevuto troppo.

Martedì 07 febbraio – Colonia de Sacramento

Al mattino siamo tutti distrutti. Giovanni Alto non si ricorda molto della sera precedente, soprattutto dal momento in cui si è seduto a lato di Josè, che lo ha fatto bere come un forsennato. Però è contento di come si è evoluta la serata e questo è ciò che conta. L'alcol della sera prima, purtroppo, non ha fatto strage solo dei nostri neuroni, ma ha risvegliato in Caterina i sintomi della cistite. In breve vedo il suo umore virare inesorabilmente verso il nero. È lei stessa a decidere di rimanere in ostello, per vedere di rimettersi in sesto.

Noi ci inoltriamo, ben dopo mezzogiorno, nel centro storico della città, una serie di belle vie acciottolate con case coloniali ben tenute. Colonia de Sacramento è il primo insediamento europeo (portoghese) in Sud America, ora Sito Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. La pace che qui si respira è un etereo tessuto adagiato sulle sue vie e le sue case, una perdurante sensazione di calma che ti avvolge ad ogni passo. Camminando un po' a caso troviamo un bellissimo angolo di questa tranquilla cittadina, una piazzetta alberata ricca di panchine e dall’atmosfera parigina. Su un lato della piazzetta se ne stanno accoccolati alcuni locali, tra cui uno particolarmente accattivante. Pieno di colori, ha quell'aria artistoide che da sempre mi attira. Alcune macchine d’epoca sono parcheggiate in strada ed attirano indubbiamente l'attenzione: sono usate come stravaganti tavolini.

A metà pomeriggio abbandono i due compagni per raggiungere Caterina. Purtroppo la trovo con l'umore sempre più basso. Decidiamo di andare a prendere un po' di sole e troviamo un piccolo lembo di spiaggia proprio a lato del centro. La sabbia non è bellissima e l'acqua ha il solito color caffèlatte tipico del Rio de la Plata, ma viste le nostre esigenze va più che bene. Ci rimaniamo per un paio d'ore finché al crepuscolo non incontriamo nuovamente gli altri due. Altra passeggiata per le vie di Colonia alla scoperta di vari negozi di artigianato, delle mura cittadine ben conservate, di qualche bel prato verde in riva al fiume e delle belle case coloniali che la caratterizzano.

Ritornati in ostello per sistemarci per la serata, decidiamo che, vista la necessità di mantenerci un po' in forma, una corsa lungo il fiume potrebbe fare al caso nostro. Ci dirigiamo verso la spiaggia consigliata da Gustavo, una lunga lingua sabbiosa che costeggia la riva dell’estuario ad ovest nel centro cittadino. A lato della spiaggia troviamo una pista ciclabile, frequentata a quell’ora da molti altri podisti, da vari ciclisti e da semplici pedoni. È un vero piacere correre su quel tratto di strada bagnato dai raggi del sole che sta tramontando oltre il fiume.

Per cena optiamo per un locale dall'atmosfera calda ed accogliente, purtroppo eccessivamente di lusso. Siamo tutti un po' stanchi, cosa strana vista che la giornata non è stata particolarmente movimentata, ma i due Giovanni, dopo qualche titubanza, decidono di darsi alla vita notturna della città in compagnia di Tania e Magdalena. La città non pare comunque offrire molti svaghi notturni.

Mercoledì 08 febbraio – Riposo uruguaiano

I giorni a Colonia erano già adibiti, ancora prima della partenza, al riposo mentale e fisico ed all’acquisto di un’ottima abbronzatura.

Il cielo, inizialmente nuvoloso, si apre con il proseguire della mattinata e quindi la decisione unanime è quella di prendere il sole nella spiaggia vista il giorno precedente. La sabbia è bianchissima e fine, un vero piacere sensoriale calpestarla. Purtroppo l'acqua ha un colore marroncino che poco invoglia a bagnarsi. Io e Giovanni Basso ci sistemiamo come nostra abitudine sotto il sole, ben protetti da spessi strati di crema, Giovanni Alto si ritira verso il limite della spiaggia, dove dimora un po' d’ombra, Caterina, spinta da una insofferenza generale causata dalla cistite, se ne sta per i fatti suoi, allontanandosi verso il centro. Rimaniamo così a crogiolarci per un po’, fino a pomeriggio inoltrato. Quando esprimo la voglia di camminare un po' per il centro, Giovanni Alto decide immediatamente di seguirmi. I nostri corpi vengono ovviamente attratti dalla bella piazzetta alberata, luogo che sembra stimolare la lettura e la scrittura.

Per cena decidiamo di cambiare tipologia di locale e, su consiglio della ragazza della reception dell’ostello, ci spostiamo di un centinaio di metri per gustare la pizza a la piedra migliore di Colonia. La pizza non è male: una buona pasta ma una scelta degli ingredienti quanto mai discutibile. Come sempre la Colonia notturna, oltre alla cena, offre poco.