Una piccola Toscana

Dal 4 al 22 agosto 2016 (dal 13 al 20 giugno 2014)

di Carlo Camarotto

Eymet
Duras
Castello di Duras
Notre Dame
Marmande
Duna di Pilat
Duna di Pilat
Duna di Pilat
Le Moulleau

Tappa numero 2, Dal 7 al 10 agosto 2016

Prima settimana I
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Domenica 7 agosto 2016 - Eymet

Dopo tre faticosi giorni di macchina, un po’ tutti hanno l’esigenza di starsene tranquilli e assaporare l’aria serena della gîte. Il prato ben tagliato conduce alla florida parete di un campo di mais e, oltre a questo, la visuale si spezza sul verde cupo di un bosco di querce. In mezzo, non visto, c’è il laghetto dalle acque increspate dal vento. È possibile giungere sulle sue rive con una brevissima passeggiata su un sentiero che scorre tra il campo di mais e un pruneto. Una barchetta è appoggiata sulla riva, di legno verniciato di verde, e ogni tanto si scorce qualche piccolo capriolo scorrazzare nelle vicinanze. Alla gîte aleggia quella pace che stavo cercando.

Il mattino è piuttosto fresco, ma la giornata si fa più calda e piacevole con il passare delle ore. A crescere con il tempo è anche la mia voglia di scoprire la regione, così, dopo un gradevole pranzo all’aperto e la visita a due cugini di mia madre (attività che di per sé porta via l’intero pomeriggio), decidiamo di passare la serata a Eymet, un piccolo paesino della Dordogna a pochi chilometri a nord da dove alloggiamo.

Il centro di Eymet è una bastide ben conservata, con la piazza centrale in cui si affacciano case medioevali di legno, mattoni crudi, argilla e laterizi cotti. Nelle bastides normalmente la piazza principale ospitava il mercato, costruito in legno e a pianta quadrata, con talvolta al piano superiore la sede del consiglio comunale, mentre tutt’intorno si costruivano dei couverts, cioè dei portici. A Eymet questi sono rimasti intatti, mentre l’antico mercato è stato sostituito da una fontana.

Vari ristoranti invadono con i tavoli gli ampi couverts, e su uno di questi, la Maison d’Amour, decidiamo di sederci per cenare. Da lì seduti, e poi con una leggera camminata postprandiale, ci godiamo questo piccolo gioiellino medioevale piacevolissimo da visitare, immersi totalmente in una pace antica come le sue case. Ci torneremo, ne ho proprio voglia.

Note

La Maison d’Amour (37 Place Gambetta, Eymet): voto 8. Creperia che prepara crepes salate e dolci, buone e sostanziose, anche se piuttosto semplici. Posizione magnifica sotto i portici della piazza centrale. Ho assaggiato la andouillette, pietanza locale a base di frattaglie di porco: buona al primo assaggio, poi però nausea velocemente per il gusto decisamente troppo forte.

Lunedì 8 agosto 2016 – Duras

Per due settimane la gîte sarà la nostra base e concederemo alla voglia di scoprire l’Aquitania solo incursioni giornaliere più o meno lunghe. Vien da sé che le mattine cominciano a susseguirsi tutte uguali. La prima a svegliarsi è sempre la mattiniera Celeste, accompagnata dal sottoscritto che non può permettersi di lasciare una bimba di due anni in giro da sola per casa. Anche se sottratto al letto controvoglia, affrontare presto la giornata mi permette d’assaporare la leggera frescura del mattino trasformarsi in dolce tepore e di farmi cullare indisturbato dal canto degli uccelli e dal fruscio del vento tra le foglie degli alberi. Non ci sono altri suoni nell’aria tersa.

Alcune galline razzolano nel prato e Celeste cerca sempre di catturarle. Le mie piccole si stanno divertendo un mondo.

Con tutta la calma che l’ambiente infonde, ci prepariamo e partiamo per la vicina Duras, cittadina a una ventina di minuti di macchina verso nord-ovest, che il lunedì mattina ospita un fervente mercato. La città sorge lungo la cresta di una bassa collina, con uno splendido castello medievale a una delle due estremità. Dobbiamo faticare non poco per trovare un parcheggio perché il luogo è una nota meta turistica, soprattutto tra gli inglesi. Parcheggiamo a lato della strada sotto il castello e già da lì possiamo aprire lo sguardo sulla campagna circostante, che si domina ampiamente vista la posizione rialzata del paese. Lo sguardo si perde lontano su boschi, campi di girasole, stoppie di grano e vigneti (i vini di Duras dicono essere molto buoni). Come sempre il tutto è una verde visione che concilia l’animo.

Il mercato è molto vivo, con le bancarelle disposte dal piazzale antistante al castello lungo la strada principale fino all’altra estremità del colle: non molto grande, ma d’indubbia vitalità. Ci sono bancarelle di prodotti alimentari tipici locali, altre di vestiti e borse, altri ancora di normale frutta e verdura. Lo percorriamo avanti e indietro per tutto il mattino, sempre sotto un cocente sole estivo a bruciare il capo. Ripararsi sotto la chioma degli alberi di Place Marguerite Duras è un vero sollievo. È lì che pranziamo, al ristorante Don Camillo, aspettando chi invece del mercato ha voluto visitare il castello (del quale parlerò più avanti).

Il pomeriggio e la sera la dedichiamo invece ai vari parenti sparsi nella regione, che ha come centro nevralgico Miramont-de-Guyenne. Tutt’intorno a questo centro cittadino di poco più di tre mila abitanti, in un raggio in qualche decina di chilometri, vive la maggior parte dei parenti di mia madre. Tutti reclamano la nostra presenza, con quell’accoglienza che mi piacerebbe definire più tipica italiana che francese, ma che sarebbe più corretto affermare che è una equilibrata miscela tra le due. Per questi giorni ci aspettano pantagrueliche cene, tutti seduti attorno a tavolate riccamente bandite a chiacchierare in dialetto veneto, in francese, in uno strano miscuglio tra i due idiomi e a gesti. Generazioni di parenti cresciute lontane, ancora una volta unite sotto un unico tetto. L’animo di mia madre portato fino al settimo cielo per la felicità.

Note

Don Camillo (Rue Paul Persil, Duras): voto 8. Al Don Camillo si può mangiare un’ottima pizza, solo lievemente abbondante in formaggio, ma dalla pasta dal sapore autenticamente italiano, buona e abbondante. Ottima posizione, con svariati tavoli in una piacevolissima piazzetta alberata.

Martedì 9 agosto 2016 – Marmande

La mattina è più fresca delle precedenti e basse nuvole grigie ricoprono interamente il cielo.

Meta della giornata è Marmande, città sulle rive della Garonna a circa venti chilometri verso sud, l’unica a possedere pompe dl gpl nella zona (che non sono poi così diffuse al di fuori delle autostrade). Marmande non può ritenersi un centro turistico, tantomeno se confrontato con splendide città medievali come la non lontana Bergerac, ma una camminata tra le sue vie è comunque piacevole, partendo da Place Henri Birac, un piazzale di ghiaino alberato dove alcuni signori passano il tempo giocando a bocce (immagine quanto mai francese), fino a Place Georges Clemenceau, la piazza del municipio, abbellita da un’ampia fontana e qualche imponente albero, passando per Place du Marché occupata da un vivido mercato di prodotti alimentari (l’annesso mercato coperto, con pescherie, macellerie e quant’altro, è un piccolo gioiellino).

L’emozione più bella la dona però la vecchia chiesa di Notre Dame, dalle gotiche pareti di pietra quattrocentesche, e l’annesso giardino, accuratamente gestito e con splendide cornici di siepi di carpino. Un bel balzo nel passato medievale francese che non mi sarei aspettato di fare a Marmande. Molto piacevole da visitare, perché ben organizzato e ospitato all’interno di un bell’edificio, è anche il centro d’informazione turistica, in Rue Toupinerie. Al suo interno appare chiaro come il Lot et Garonne offre per lo più un turismo di tipo agricolo, con numerose fiere estive a tema che toccano quasi tutti i paesini della regione. Tra i vari eventi, quelli che ci attraggono maggiormente sono i marchés gourmandes, una sorta di sagra paesana in cui la municipalità mette a disposizione delle tavolate cui tutt’intorno si dispongono vari banchi di prodotti tipici della zona. Leggiamo attentamente i dépliant informativi per organizzare una buona serie di cene all’aperto.

La cena odierna è invece a casa di un altro cugino di mia madre, la cui casa è a soli sei chilometri in linea d’aria dalla gîte, quasi il doppio invece per strade asfaltate. È anche per questo che Caterina ed io decidiamo di andarci camminando, tagliando per campi e per strade secondarie. È troppo bello e rilassante camminare in questa campagna ondulata, ai bordi di boschi di querce e carpino, tra campi di girasoli e stoppie di frumento. In alcuni di questi hanno appena spanto il letame, ma gli odori normalmente non piacevoli rendono solo la nostra camminata più vivida e vera, aumentandone il godimento. Scopriamo così angoli ancora più nascosti, con case incassate tra boschi, quasi inaccessibili, e nuove verdissime visuali che ci ammaliano. Poco più di un’ora di piacevole cammino, fino ad arrivare in tempo per la cena.

Che dire smisurata è poco: antipasti francesi a base di crostini di fois gras, prugne di Agen (il prodotto agricolo più importante della regione) avvolte in fette di pancetta e champagne, piatto principale italiano con un degnissimo pasticcio di lasagne. Con un bicchiere davanti sempre pieno di vino nonostante i miei sforzi di svuotarlo, la serata non può che concludersi nei migliori dei modi.

Mercoledì 10 agosto 2016 – Duna di Pilat

Il sole splende nuovamente, ma non è sufficiente a scaldare un’aria che si mantiene piuttosto fresca. L’ideale per partire alla volta dell’oceano Atlantico, verso la duna di Pilat, un’immensa montagna di sabbia all’imbocco del Bacino di Arcachon (distante poco più di 150 chilometri dalla calma e pacifica campagna del Lot et Garonne).

Il Bacino di Arcachon è una delle zone più turistiche del sud-ovest francese e ce ne accorgiamo, nostro malgrado, non appena superiamo Bordeaux e puntiamo verso la costa. Pur scegliendo di visitare la duna di mercoledì, siamo inesorabilmente coinvolti in un traffico pazzesco che ci inchioda in code lunghe e snervanti, a volte costretti a stare completamente fermi per decine di minuti. Dopo quattro ore e mezzo di viaggio, ormai nei pressi della duna, parcheggiamo a lato della strada (come stanno facendo tutti) e proseguiamo a piedi, di gran lunga più veloci del lento incedere della coda di macchine.

A lato dell’unica strada di accesso alla duna, scorre un’ampia pista pedonale e ciclabile. Il paesaggio che la circonda è un insieme di paleodune di sabbia chiara, su cui si è insediato un bosco di pini e querce. I sali e scendi lasciano intravedere scorci della grande duna di sabbia verso cui siamo diretti, che con i suoi 117 m è la più alta d’Europa. Alla sua base, oltre a un ampio parcheggio tra i pini (non abbastanza ampio però da contenere la grande affluenza di turisti), c’è tutta una serie di bancarelle di souvenir, bar e l’immancabile ufficio del turismo (la minuziosa promozione turistica in Francia è presente ovunque).

Oltre le bancarelle, una stradina sabbiosa conduce alla base della duna, che dalla parte dell’entroterra ha una pendenza di oltre il 40%. La salita ripida si può scalare direttamente sulla sabbia, con uno sforzo non indifferente, oppure con l’uso di scalini che hanno accortamente costruito dalla fine del sentiero fino alla cima. La massa di persone che sale e scende è enorme, ma già giunti in cima, e poi giù dall’altro lato, molto meno pendente, la folla si diluisce, rarefacendosi quasi del tutto nei punti più lontani della grande duna, lunga quasi quattro chilometri. La duna di Pilat sorge all’imbocco del Bacino di Arcachon, dirimpetto lo stretto braccio di terra di Cape Ferret. Il braccio di mare che le divide sarà largo appena mezzo chilometro ed è occluso in alcune sue parti da banchi di sabbia su cui si è già insediata una prima vegetazione. Trent’anni fa, la prima volta che visitai la duna, quei banchi non c’erano. Tutto il Bacino si sta lentamente insabbiando.

Lo sguardo che si può godere dalla cima è spettacolare, da un lato l’oceano Atlantico percorso da barche a vela e riccamente decorato di onde spumose, dall’altro un mare verde scuro che gradualmente sta lasciando il posto alla sabbia gialla della duna, che s’impossessa di nuovo spazio nell’entroterra (la duna sta crescendo e i suoi bordi interni ricoprono lentamente gli alberi, che a mano a mano muoiono sotto il suo incedere). Non c’è una nuvola in cielo, che è di un vivido azzurro. L’esplosione di colori è totale.

Lasciamo nonna Piera in cima alla duna a guardia degli zaini e scendiamo giù verso l’oceano, una lunga discesa che termina con i piedi in un’acqua gelida. Abituati al brodo calmo dell’Adriatico, queste acque fredde non appaiono davvero idonee per un bagno. Bastano pochi secondi per sentire ghiacciate le caviglie. Una breve passeggiata per il bagnasciuga, poi una nuova scalata su per la duna in un punto ormai privo di persone, quasi in totale solitudine, come fossimo dei viandanti dispersi nel deserto. È qui che si riscopre la bellezza del luogo, un insieme di colori da contemplare in isolato silenzio. Le bambine arrancano, chiedendo un passaggio sulle spalle, il vento soffia impietoso e smuove la superficie della duna rendendo evanescenti i suoi contorni, la sabbia continua a colpirci i polpacci in quella che sembra una perpetua seduta di peeling. E noi siamo finalmente contenti di aver intrapreso questo viaggio fuori porta. Quando il nostro girovagare ramingo ci riconduce da nonna Piera, la ritroviamo coperta di sabbia e indumenti, infreddolita dal vento nonostante il caldo abbraccio del sole. Immagine quanto mai divertente.

La giornata sta ormai per terminare, con il sole che inesorabilmente scende verso l’oceano. Per cena rimaniamo in zona, dirigendoci lungo la costa in direzione di Arcachon. Ci fermiamo a Le Moulleau, una sua frazione, un rinomato centro turistico con una breve via pedonale assiepata di gitanti. La via parte dal basso colle su cui sorge la chiesa di Notre Dame des Passes per terminare nei pressi del mare, in prossimità di un molo. Il sole cade oltre lo stretto braccio di mare e la sagoma scura di Cape Ferret, inondandoci di una calda luce dorata. Anche se i ristoranti della zona hanno prezzi piuttosto elevati, il momento merita di essere goduto fino in fondo dalla terrazza del ristorante proprio a ridosso del molo.

Note

Restaurant Le Cap (1 Avenue Notre Dame des Passes, Arcachon) voto 6,5: non si mangia male, anche se niente di eccezionale. Come quasi tutti i ristoranti di Le Moulleau, è piuttosto caro. Rapporto qualità/prezzo basso.

Sabato 14 e lunedì 16 giugno 2014 – Peyriere e Castello di Duras

La Peyriere è un piccolissimo comune che sorge su una bassa collina a lato della strada che collega Miramont-de-Guyenne a Marmande. Una chiesa con annesso campanile, un centro comunale, qualche casa. Poi solo campi. Tra le case più belle c’è la chambres d’hôtes La Roseraie, dove alloggiamo. Dall’ampia vetrata della sua veranda si aprono allo sguardo i dolci colli del Pais du Dropt, con campi verdi di mais e girasole che s’intervallano a quelli gialli del frumento pronto per la raccolta.

Le case dei due cugini più intimi di mia madre sorgono neanche a un chilometro di distanza. Dai loro giardini si possono ammirare scenografici tramonti sulla Peyriere, con splendidi cieli arancio su cui si stagliano le sagome scure delle sue poche case e del più alto campanile. Immagini dalla bellezza indelebile.

 

Il castello di Duras si erge su uno sperone roccioso che domina la valle del Dropt. Costruito fra il XII e il XIII secolo, per tutto il medioevo fu una fortezza inespugnabile, anche se durante la guerra dei cent’anni prima fu sotto controllo inglese e poi francese. Nel XVII secolo la fortezza perse il suo aspetto difensivo e, grazie alla costruzione di nuovi edifici e giardini, diventò una residenza di campagna dei duchi di Duras. Parzialmente distrutto e saccheggiato durante la Rivoluzione francese, negli anni ‘60 le sue rovine furono acquistate all’asta dagli abitanti della città, diventando in seguito proprietà della Municipalità di Duras.

Oggi il castello, accuratamente restaurato in quasi ogni sua parte, è una delle maggiori attrattive turistiche della regione. Una visita al suo interno permette di essere catapultati in un passato che è un misto di medioevo ed età dei lumi, con la sala dei Tre Marescialli, un ampio salone dedicato alle feste e alle cerimonie, a mostrare eloquentemente i fasti dell’epoca. Ma sono davvero tante le cose da ammirare: il bianco cortile interno in stile italiano, la sala da pranzo con annessa balconata da cui godere di una magnifica vista sulla valle ai piedi del castello, le cucine accuratamente ricostruite ai piani più bassi dell’edificio centrale, la stanza dei segreti con la possibilità di percorrere un passaggio nascosto nel muro, il panorama offerto dalla sommità dell’alta torre che sovrasta il castello e una vastissima sala appena sotto il tetto del corpo centrale dove sono posizionati molti giocattoli in legno per il piacere dei più piccoli. Poco più di un’ora e mezza spesa nei migliori dei modi, capace di affascinare sia noi grandi, sia la piccola Cecilia.

Note

Chateau de Duras: ingresso 8 €, gratuito sotto i 5 anni, ragazzi (da 5 a 12 anni) 4 €, teenagers (da 13 a 18 anni) 5,50 €, altre riduzioni 6 €. Audioguida 2,5 €. In luglio-agosto aperto ogni giorno dalle 10.00 alle 19.00; orari diversi in altri periodi dell’anno.