Una piccola Toscana

Dal 4 al 22 agosto 2016 (dal 13 al 20 giugno 2014)

di Carlo Camarotto

La gîte
Laghetto
Marché Gourmande
Issigeac

Tappa numero 3, Dall'11 al 14 agosto 2016

Prima settimana II
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Giovedì 11 agosto 2016 – Issigeac

La temperatura ricomincia a salire e il cielo si mantiene di un vivido azzurro. Assaporo la mattina dalla sedia in giardino su cui abitualmente mi accomodo per annotare gli appunti di questo viaggio finora stupendo, osservando nel frattempo la campagna circostante, con le chiome scure dei boschi di querce e carpino a fare da cornice al verde più leggero dei campi coltivati. Celeste trotta avanti e indietro per il prato, perennemente a piedi scalzi, godendosi l’erba fresca, correndo dietro le galline e un gatto bianco, che fuggono rapidi non appena l’avvistano. La mattinata scorre leggera nella pace della gîte.

Nel pomeriggio ci spostiamo nella vicina Roufiac, un piccolissimo insieme di case dove alcuni parenti possiedono una trentina di ettari coltivati a girasoli, sorgo e frutteti (con prugna e albicocca a farla da padrone). Per arrivarci si percorre una quindicina di chilometri verso ovest, passando per molti dei luoghi più cari a mia madre. Lungo queste strade, giovanissima adolescente, correva in bicicletta per raggiungere ora la sala da ballo, ora la sagra del paese, ora quello o l’altro dei sui cugini. Ancor oggi, con settanta e più anni sulle spalle, il rivedere quei luoghi la fa gongolare di gioia come una quindicenne.

Rimaniamo a Roufiac fino a sera, dopo un bucolico pomeriggio passato a osservare i nostri parenti lavorare nei campi. Poi partiamo in direzione nord verso Issigeac, cittadina della Dordogna di cui abbiamo sentito parlare un gran bene.

Qui troviamo un marché gourmande, con le lunghe tavolate allestite nella piazzetta antistante alla chiesa, circondate da banchi gastronomici di ogni tipo e una splendida cornice di pietre secolari. Ceniamo con un piatto di cozze cotte al vapore e una bottiglia di vino bianco di Bergerac, allietati dalla musica dal vivo di un duo di cantori locali, mescolati alla gioia conviviale di numerosi altri avventori. Prima e dopo, una camminata tra le vie di questo piccolo gioiello medievale, con case a graticcio splendidamente conservate che disegnano vicoli stretti e tortuosi, di una bellezza unica, congelata nel tempo. Issigeac è bella, proprio come avevamo sentito dire.

Venerdì 12 agosto 2016 – Cena italiana e stelle cadenti

Giornata di completo riposo. Nessun viaggio fuori porta. Solo l’idea di organizzare una cena italiana per alcuni dei nostri parenti: antipasti con mortadella, salame, prosciutto, melone, bruschette e involtini di coppa e formaggio spalmabile (la bresaola sarebbe stata più appropriata, ma non l’abbiamo trovata), carbonara e due dolci a terminare il tutto.

In attesa della sera, la giornata scorre lenta e piacevole, tra giochi in scatola (di cui sono un appassionato), partite di ping-pong e una camminata nel bosco e intorno al lago, appropriandoci di nuove e inesplorate visuali.

I sapori offerti dalla cena non sono affatto male, ma a essere ottima è l’atmosfera conviviale che ormai si è instaurata tra noi. A un certo punto si aggiunge al gruppo anche il padrone di casa che vive con la moglie dall’altro lato della gîte (ma che non vediamo mai perché è sempre a lavorare nei campi; sono oltre le dieci di sera ed è appena rientrato dal lavoro). Si presenta con un vaso di prugne sotto spirito, assai buone.

Quando giunge l’ora di salutare i nostri ospiti, appena fuori dalla veranda vedo la mia prima stella cadente. Una bellissima scia come poche ne ho viste in passato. Pochi minuti di chiacchiere in parte la macchina e ne vediamo subito un’altra. È una serata da stelle cadenti. Caterina e Matteo si distendono con una coperta sul prato. In poco più di venti minuti ne vedono altre cinque. In cielo sta avvenendo uno “stellicidio”. La volta è luccicante, con solo un minimo inquinamento luminoso, e una mezza luna dona alla campagna la sua luce argentata. Stiamo proprio bene qui dispersi.

Sabato 13 agosto 2016 – Cena a Monbahus

Fine settimana dedicato a pranzi e cene con parenti. Due giorni di viaggio culinario, con qualche sporadica digressione turistica. Le temperature stanno salendo, tanto che già dal primo mattino si può uscire a scrivere all’aria aperta senza la necessità di indossare una felpa. Allo stesso tempo il cielo, sempre privo di nuvole, inizia a virare dal vivido azzurro a un più languido celeste.

Varie incombenze ci conducono al mattino di nuovo a Marmande, dove viviamo piacevolmente l’allegra esuberanza del mercato di Place du Marché, mentre il pomeriggio scorre leggero alla gîte, in attesa di una nuova cena da parenti, questa volta nelle delicate colline che circondano il paesino di Monbahus.

Il piccolo borgo, a una ventina di chilometri da dove alloggiamo, sorge a cavallo di un colle roccioso che s‘innalza sopra campi coltivati e boschi scuri, in un’invidiabile posizione di controllo. Le case grigie si cingono strette intorno alla strada che, provenendo da Miramont, sale fino al centro paese da un versante per poi scendere rapida dall’altro. Sul punto più alto del colle si trova il “Mulino della Vergine”, una torre alta poco più di venti metri dalla cui cima si può ammirare un ampio panorama della regione agricola circostante. Il centro del paese sarebbe molto carino se non fosse per la miriade di case chiuse e sfitte che lo tappezzano. Rispetto a un secolo fa la popolazione si è abbassata di quasi la metà, un tendenza che non sembra sia destinata ad arrestarsi.

Mia cugina vive appena fuori il centro, a lato di una vecchia casa dell’inizio del secolo scorso di tre piani, anch’essa di sua proprietà. Lei e il suo compagno preferiscono vivere nella vecchia stalla ristrutturata, affittando la più grande casa padronale a qualche numerosa famiglia di vacanzieri. La vecchia stalla è stata restaurata con cura e trasformata in una bella dimora molto accogliente, ideale per vivere in due. Davvero una bella sistemazione, anche se lievemente trascurata, soprattutto negli spazi esterni, come un po’ di consuetudine in questo angolo di Francia (c’è una generale minore cura degli spazi abitativi rispetto al nord-est Italia, con le dovute eccezioni).

Dietro la casa c’è un ampio recinto che ospita due cavalli bianchi, davanti invece la vista si perde lontano, fino alle colline abitate di Monclair e della stessa Monbahus, che s’illuminano di lievi luci tremolanti non appena cala la sera.

La cena è a base di piatti freddi, con torte salate, couscous di verdure e fette di carne, il tutto condito con dell’ottimo vino e una chiacchierata sempre frizzante (mia cugina parla un simpatico dialetto veneto imparato dalla nonna materna ed è uno spasso ascoltarla). Il cielo nero sopra di noi è punteggiato di stelle, luci lontane sfavillano sulla campagna, i pipistrelli scorrazzano sulle nostre teste ed è un piacere starsene lì tutti insieme a chiacchierare. Con questo quadretto terminiamo una nuova giornata francese.

Domenica 14 agosto 2016 – Pranzo a Prayssas 

Il consueto tavolo da cui scrivo è avvolto da un piacevole tepore fin dal primo mattino, ma poi, quando è ora di partire per il pranzo, la temperatura si è fatta già fin troppo calda e fa capolino una fastidiosa punta d’afa, inusuale da queste parti.

Pranzeremo a casa di un mio cugino, che vive a Prayssas, un piccolo paesino oltre il fiume Lot in direzione di Agen, a circa cinquanta chilometri verso sud-est. Le colline agricole che da Miramont si spingono in quella direzione sono le più belle tra quelle visitate, specialmente nei dintorni di Tombebœuf. Donano ampie e spettacolari visuali bucoliche, che hanno l’effetto di calmierare gli animi. Continuiamo a salire e scendere lungo questi colli fino ad affrontare dei poggi più alti e scoscesi oltre i quali si apre l’ampia vallata del Lot, un fiume lento e scuro, affluente della Garonna (i due fiumi conferiscono il nome al Dipartimento che stiamo così minuziosamente visitando). Superiamo il Lot a livello di Castelmoron-sur-Lot e procediamo dritti fino all’altra parte della valle, dove ritroviamo nuove colline a sbarrarci la via. Risalendole, si notano alle nostre spalle visuali affascinanti, oserei dire superbe. La valle del Lot, pianeggiante, piuttosto ampia e ricoperta di colture da frutto e da campo, meriterà sicuramente una visita più approfondita in futuro.

Ancora tante curve, un saliscendi continuo, e dopo quarantacinque minuti di macchina alla velocità francese, normalmente molto più sostenuta della nostra, giungiamo a casa di mio cugino. La casa è ampia, tutta su un piano come d’abitudine per le nuove abitazioni, circondata da un vasto giardino inaridito dall’estrema siccità estiva (anche da loro non piove da più di un mese). Nel giardino sono attrezzati un tappeto elastico e un’altalena con annesso scivolo, un canestro attaccato a un lato della casa e un tavolo da ping-pong richiuso a protezione del barbecue per fare un po’ di ombra a chi è intento a cucinare. Nell’ampio garage sotto la casa c’è anche un biliardo, in tutto quindi un set completo di giochi per non far mai annoiare i propri figli. In veranda sono stati sistemati tavoli per i pantagruelici antipasti, che continuano a essere portati fuori dalla cucina da tutta la famiglia. Mi ritrovo già sazio nel giro di pochi minuti, in più accaldato per i gustosi aperitivi alcolici, il Floc de Gascogne, un vino liquoroso rinforzato con acquavite (l’Armagnac), e il Rosé Pamplemousse, un miscuglio tra vino bianco e succo di pompelmo, che scendono giù per la gola con una frequenza davvero troppo elevata. Poi rotoliamo nella grande sala interna per mangiare la grigliata e infine dolce e caffè, in tutto 3-4 ore di pranzo che per tempi e quantità poteva sembrare un matrimonio.

Per smaltire il tutto, cogliamo l’occasione di visitare Prayssas in compagnia della moglie di mio cugino, che lavora in Comune. Prayssas è un piccolo borgo caratteristico (o “di carattere” come recita il cartello che indica il paese) a forma quasi perfettamente circolare, con le case periferiche, in parte costruite sulle mura dell’antico castello, che unite tra loro formano un recinto di tre piani che ingloba in sé tutto il centro del borgo. Solo quattro aperture permettono di accedere all’interno, dove in centro si erge la chiesa medievale e una piazza alberata proprio di fronte al municipio. Case in pietra medioevali abbelliscono le vie strette del borgo, donando un’atmosfera d’altri tempi, che in realtà è cosa comune in queste terre. Sembra spesso che qui il tempo si sia fermato, o che almeno scorra molto più lento che da noi.

Di ritorno a casa di mio cugino, salutiamo tutti per ritornare verso casa. Se questo viaggio aveva lo scopo di riunire i cugini lontani, sembra ci stia riuscendo.

La sera porta finalmente un po’ di fresco, chiudendo così una giornata davvero troppo calda.