Una piccola Toscana

Dal 4 al 22 agosto 2016 (dal 13 al 20 giugno 2014)

di Carlo Camarotto

Pau
Lourdes

Tappa numero 4, (Dal 18 al 19 giugno 2014)

Pau e Lourdes
aquitania_4

Mercoledì 18 giugno 2014 – Pau

Il Pay du Dropt ci ha cullato per cinque giorni con le sue lievi colline, ma è venuto il momento di salutarlo e scorrere verso sud in direzione dei Pirenei. E per arrivare alle famose montagne dobbiamo attraversare tutto di un impeto una delle zone nello stesso tempo più monotone e affascinanti della Francia sud-occidentale. No, non sono impazzito tutto di un colpo, ma quando si parla delle Landes veramente i sentimenti possono essere contrastanti.

Fino alla metà dell'ottocento questa immensa depressione era un dedalo d'insalubri paludi maleodoranti, con pochi paesi isolati, chiamati airial, arroccati su bassi rialzi del terreno. Il suolo, pochissimo fertile, era perlopiù impregnato d'acqua e non permetteva che un'agricoltura di sussistenza e l'allevamento di pecore (intorno alla metà del 19° secolo si stima che sul territorio ci fosse all'incirca un milione di ovini). Ma se delle pecore poco ci interessa, quello che era peculiare e davvero interessante era il modo usato dai pastori per muoversi, e cioè su alti trampoli. I trampoli avevano numerosi vantaggi, tra cui l'aumento del passo, che consentiva di coprire lunghe distanze in poco tempo, l'estensione del campo visivo per vigilare meglio il gregge, ma, soprattutto, permetteva ai pastori di camminare più agevolmente sul terreno paludoso, che alla minima pioggia diventava impraticabile. I tchangues, com'erano chiamati i trampoli, erano lunghi circa un metro e mezzo e nella parte superiore erano piatti, per appoggiare comodamente il retro della coscia, legata con una cinghia. Il pastore portava con sé anche un lungo bastone, che serviva come sostegno durante il cammino e nei momenti di sosta. Le immagini in bianco e nero a cavallo tra la fine del 19° secolo e gli inizi del 20° che ritraggono questa vita rurale sono un colpo all'immaginario comune, rappresentano qualcosa di estraneo, e per questo affascinante. Parlano di un mondo di povera dignità che già a quell'epoca stava scomparendo, di un popolo diverso e unico, plasmato da un territorio inospitale. E che l'uomo moderno tenda a preferire il plasmare il mondo in cui vive piuttosto che farsi plasmare da esso, è nelle Landes più che evidente. Dopo vari tentativi falliti, intorno al 1850 i francesi riuscirono a trovare il modo di sfruttare questa ampia terra paludosa, piantandovi milioni e milioni di pini: nacque così la più grande foresta d'Europa. Ora dei pastori sui trampoli non rimane che un ricordo affettuoso, mantenuto con tenacia nel folklore locale. Se certamente nelle Landes si vive meglio che una volta, una punta di rammarico per quanto è stato perso in un qualche modo permane.

Attraversare adesso le Landes significa vedere scorrere ai lati della strada pareti di alberi verdi, perlopiù allineati in file ordinate che poco odorano di naturale. Ma in alcuni casi la natura non pare così inquadrata nei voleri e necessità dell'uomo e restituisce all'occhio del visitatore qualcosa di più autentico, di meno artificioso, più in sintonia con il mio animo naturalista. Gli airial ora non galleggiano più sulle paludi, ma sorgono in mezzo a questi boschi scuri, distanti l'uno dall'altro com'erano un tempo. In uno di questi decidiamo di fermarci per mangiare qualcosa, Roquefort des Landes, scoprendo che su di esso aleggia ancora una calma fuori dal tempo che porta con sé qualcosa di quel lontano passato di cui vi ho parlato.

La sosta è comunque breve, come anche lo sono le visioni sulle Landes, perché ancora più a sud ci aspetta la città di Pau, che ho scelto come base per la nostra sosta a sud.

Pau è il capoluogo dei Pirenei Atlantici, Dipartimento che comprende due regioni storiche molto diverse fra loro: il Béarn, che occupa tutta la parte orientale del dipartimento, e il Paese Basco francese, a ridosso dell'Oceano Atlantico. Pau è parte della regione storica del Béarn, regione pianeggiante e collinare nella sua parte settentrionale e montuosa verso il confine con la Spagna. È una città che definirei aristocratica, per la linea ricercata dei suoi palazzi e i bei giardini che la abbelliscono. La sua atmosfera è ancora quella d'inizio secolo scorso, quando era una delle più rinomate località vacanziere dell'alta società francese e inglese. Il centro città sorge sulla dorsale di una collina rocciosa che verso sud offre ampi panorami dei Pirenei, lontani poco meno di cinquanta chilometri, mentre nel mezzo è percorsa di una profonda gravina, le ravin du Hédas. Questa volta non ho prenotato nulla prima di arrivare, quindi devo sobbarcarmi una piccola ricerca per le vie della città mentre gli altri trattengono le bimbe in un parco della città. Alla fine trovo da dormire in una chambres d'hôtes non a Pau, ma nella vicina Morlaas (grazie al locale ufficio turistico). A Pau, luogo di grande interesse è sicuramente il castello, dove ci dirigiamo non appena riusciamo a scaricare i bagagli. Le château de Pau è il monumento principale della città, costruito nel XIV secolo su una preesistente fortezza dell'XI secolo e successivamente trasformato in residenza in stile rinascimentale tra il 1529 e il 1533. L'edificio, classificato come monumento storico dal 1840, è il luogo dove il 13 dicembre 1553 nacque Enrico IV di Francia. Non riusciamo a visitarlo perché quando torniamo in centro è giù chiuso, ma la camminata serale nei suoi dintorni e per le vie della città vecchia è, come sempre, rivitalizzante. La cena da le Dauphin, le foto scattate con sfondo le più belle visuali, le chiacchiere leggere alla luce dei lampioni. Tutto rende speciale il viaggiare e lo scoprire nuovi panorami, nuove visioni, nuove sensazioni. Questo è  vivere.

Note
Château de Pau: ingresso 5 €, gratuito bambini, riduzione 3,50 €. In luglio-agosto aperto ogni giorno dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 13,30 alle 18,45; orari diversi in altri periodi dell’anno.
Chambres d’hôtes Le Jardin des Agapanthes (8 Chemin Vieux de Nay, Morlaas): voto 9. Casa privata immersa in un bel giardino ricco di piante, dagli interni lussuosi ben tenuti e molto puliti. Decisamente consigliata.
Restaurant Le Dauphin (Place des Etats, Pau): voto 6,5. Pietanze di pesce in generale buone, anche se lontane dall’essere eccezionali. Rapporto qualità/prezzo non elevato, ma la piazza dove è sito è molto carina.

Giovedì 19 giugno 2014 – Lourdes

Siamo venuti a sud perché mia madre ha espresso il desiderio di visitare Lourdes (se non erro per l'ottava volta), ma proprio non avrei sopportato fermarmi lì per una notte. Per questo avevo deciso, e nello stesso tempo convinto tutti, a pernottare a Pau.

Ma la città di Bernadette è la nostra meta odierna, in cui ci dirigiamo già di primo mattino. Non vi parlerò molto di Lourdes, perché penso che molti di voi abbiano già un'idea più o meno chiara di cosa sia. Per quanto mi riguarda, avrei fatto volentieri a meno di andarci, ma questo solo perché era la terza-quarta volta che succedeva (ho perso il conto esatto). La prima volta può anche andare, perché qualcosa da ammirare c'è sicuramente, ma poi ne vale la pena solo se la tua fede in Dio è molto, molto forte. Insomma, agli occhi di una tripla A come sono io (Agnostico, Ateo e Anticlericale), Lourdes rappresenta un po' tutto quello che si fa fatica a sopportare: la fede cattolica trasformata in un autentico mercato, dal valore di un tanto al chilo. La vista annebbiata dal tanto ciarpame venduto a ogni angolo di strada, quasi si fa fatica a notare il fascino della Santuario di Nostra Signora di Lourdes, arroccata su un promontorio roccioso ai lati del Gave de Pau, il fiume dalle acque cristalline che scorre a lato della grotta dove avvenne la famosa visione della piccola Bernadette. Se in un qualche modo si riuscisse a essere obiettivi, ci si renderebbe conto della bellezza di questo insolito scenario, fatto di chiese che si sormontano l'un l'altro, fino ad averne tre in fila dall'alto al basso, e irte rocche rocciose che incorniciano superbamente il tutto.  Ma l'obiettività alla terza-quarta volta che si giunge in queste lande è già stata persa da tempo, quindi per questa volta passo la mano. Cancello Lourdes dal resoconto e torno di colpo a Pau, dove decidiamo di trascorrere la fresca serata.

Se la sera precedente avevamo vagato nelle zone del centro storico nei pressi del castello, oggi ci godiamo i panorami offerti dal Boulevard des Pyrénées, un passeggio che domina la valle del Gave de Pau e offre una superba vista panoramica sulle vette dei Pirenei. Il viale fu creato su suggerimento di Napoleone I e si affaccia su giardini terrazzati che scendono a valle, correndo per quasi un chilometro dal castello al Parc du Beaumont, delimitando il margine meridionale del centro città. Con il bel tempo la vista spazia dal Pic du Midi de Bigorre al Pic d'Anie, con il Pic du Midi d'Ossau sullo sfondo. Fu il poeta francese Alphonse de Lamartine a dire che "Pau è il più bel panorama sulla terra, come Napoli lo è sul mare".

Note
Relais d'Alsace - Taverne Karlsbrau (5 rue Alfred de Lassence - Place Clemenceau, Pau): voto 7. Il cibo non è nulla di speciale (comunque discreto), ma la birra è davvero buona.