Una piccola Toscana

Dal 4 al 22 agosto 2016 (dal 13 al 20 giugno 2014)

di Carlo Camarotto

Bergerac
Dordogna
Cyrano

Tappa numero 6, Dal 18 al 19 agosto 2016

Seconda settimana II
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Giovedì 18 agosto 2016 – Bergerac

Bergerac è posta circa trenta chilometri a nord di Miramont. Per la bellezza della città e del paesaggio che la abbraccia, non è possibile non dedicare almeno un giorno a una sua visita. È adagiata sulle rive della Dordogna (fiume che dà il nome anche alla regione di Bergerac), in mezzo a una vallata ampia e distesa. Arrivandoci da sud, Bergerac appare in lontananza non appena si giunge sul bordo delle colline di Montbazillac, che delimitano il lato meridionale della valle. Appena la strada inizia a scendere verso il fondovalle, s'impone alla vista la sua cattedrale, incombente su tutto l'agglomerato urbano e sui vasti campi coltivati di un verde intenso. I vigneti la fanno da padrone, essendo la zona una delle più rinomate per la produzione di vini (i bianchi di Montbazillac sono tra i più celebri).

Le vie di Bergerac sono sempre invase dai turisti, molti con i volti all'insù ad ammirare le case medioevali a graticcio splendidamente conservate oppure la statua di Cyrano che campeggia a lato della vecchia chiesa di St Jacques. Anche a noi piace perderci per le sue vie e riposare a tratti sulle panchine delle sue piazzette. Ma oggi, per fare qualcosa di diverso, decidiamo di salire su una gabarre, un'imbarcazione storica a fondo piatto di medie dimensioni, e farci un giretto sulla Dordogna. Le imbarcazioni, che partono dal molo del vecchio porto proprio a ridosso de Le Vieux Pont, sono di legno, con numerose panche messe in fila divise solo da un piccolo corridoio centrale. Un albero con le vele raccolte caratterizza a prua il barcone, ma è lì solo per bellezza, visto che la barca è spinta da un motore. Una rossa dallo sguardo glaciale, mitigato per fortuna da un bel sorriso, ci fa da guida, camminando avanti e indietro lungo il corridoio centrale e raccontando la storia prima del molo di Bergerac, un tempo occupato dal vecchio castello di cui rimangono oggi sono labili tracce, poi quella del fiume, importante via di trasporto delle merci lungo i suoi oltre 400 km. La Dordogna è ampia, calma e limpida, con acque pochissimo inquinate. Spazi verdi e belle ville si affacciano lungo le sue rive rialzate, mentre aironi e martin pescatori se ne stanno appollaiati sulle fronde che si protendono sul fiume. L'aria ci sferza leggera il volto, cullandoci, donandoci in tutto cinquanta minuti d'intensa pace (l'esperienza è carina, ma comunque costosa. Come ho già detto, in Francia tutto quello che riguarda il turismo è caro).

Tornati a terra, risaliamo tranquilli le vie che conducono alla cattedrale e ci fermiamo in Place Louis de la Bardonnie, una tranquilla piazzetta alberata in cui siamo soliti fermarci quando veniamo in visita a Bergerac. A lato dei tavoli del bar, un'associazione ludica locale ha allestito un piccolo tendone con dentro una bella quantità di giochi di legno, simili a quelli visti il giorno prima a Bridoire. È bello trovare in ogni dove giochi per far divertire le nostre bimbe.

È con il ricordo delle bimbe che giocano felici che salutiamo Bergerac nel tardo pomeriggio, diretti all'ultima cena a casa dei cugini di mia madre, cena con sorpresa. Ad attenderci troviamo l'intera famiglia di un altro dei miei cugini, che non vedevo da oltre venti anni. La serata si trasforma quindi in un nuovo momento per riallacciare rapporti e crearne di nuovi, con la famosa quinta generazione, i nostri figli, che giocherà insieme per tutta la serata. Poi la nostra presenza fornisce un pretesto ai parenti francesi di rivedersi tra loro, cosa che, come sono anche loro presi da una vita spesso frenetica e in parte ripetitiva, normalmente non avviene.

Il salutarli a notte fonda ha un sapore agrodolce, con quasi la certezza che non sarà semplice rivedersi tutti in futuro. La generazione di mia madre ha superato i settant'anni e il passare del tempo è chiaro sui loro volti e sui loro corpi. Spero comunque di poterli riabbracciare... à bientôt.

Venerdì 19 agosto 2016 – L'ultimo marché gourmande

Penultima mattina alla gîte, ma in realtà l'ultima in cui non siamo ancora indaffarati con i preparativi della partenza. L'imminente addio è un piccolo sassolino nell'animo e gli sguardi al bel paesaggio rurale che ci abbraccia portano con sé un lieve carico di malinconia.

Cominciano i preparativi e le pulizie, senza troppa frenesia, si pranza per l'ultima volta sotto il noce, un gesto che piace a tutti, pregno di senso di libertà, si continua a giocare, camminare verso e intorno al laghetto, si continua a farsi avvolgere dall'atmosfera serena della campagna, mentre il sole continua il suo incedere verso ovest. A metà pomeriggio ci facciamo accogliere dai padroni di casa per un aperitivo di saluto, con le immancabili prugne avvolte nella pancetta a stuzzicare l'appetito.

Per cena puntiamo a Sainte-Livrade-sur-Lot, un piccolo paesino sul fiume Lot a circa trenta chilometri da Miramont verso sud-est. A detta della brochure presa all'ufficio turistico dovrebbe esserci un marché gourmande, l'unico nei dintorni. Al nostro arrivo nella piccola cittadina, però, non troviamo inizialmente nessun parcheggio intasato di macchine, nessuna musica che echeggia nell'aria e poche persone per strada, tanto che pensiamo di aver sbagliato a leggere la brochure, poi però nel cercare di tornare verso casa, ci imbattiamo per caso in quello che andavamo cercando, che se ne stava placido e tranquillo nella piazzetta a lato della chiesa. Tanti tavoli sono disposti sotto e intorno al padiglione di un mercato coperto (halle), circondati da bancarelle piene di prodotti locali. Su un palco tre ragazze e un signore suonano e cantano, allietando la serata di festa. Le bimbe si gettano sulla pedana da ballo mentre noi cerchiamo qualcosa da mangiare, da gustarsi sotto la bella halle di legno. L'atmosfera è quella tipica di tutte le altre serate francesi vissute nei giorni precedenti, fatta di leggera spensieratezza che rende piacevole l'esistenza.

Il ritorno a casa è un viaggio nel buio, visti i pochi lampioni presenti nelle strade del Lot et Garonne. Riusciamo a vedere un cinghiale, un riccio, un gufo a volo radente e un allocco fermo su un filo elettrico, tutti forse vogliosi di porci l'ultimo saluto.

Sabato 20 agosto 2016 – Tanti saluti cara gîte

Mi spingo fino al laghetto da solo, quando i preparativi per la partenza sono ormai conclusi. È una passeggiata leggera, anche se un pizzico di malinconia c'è. Siamo stati davvero bene a Toupinerie Bas, avvolti dalla sua pace e tranquillità così sconosciuta dove viviamo. Le verdi chiome del boschetto, il fruscio del vento sul mais, il cinguettio dei numerosi uccelli, la totale assenza di rumori molesti, i profumi bucolici della terra. Ci mancherà questo luogo e il più lento battito del cuore che ci ha donato. La camminata è il mio saluto a questa terra. Mi porterò via per sempre un suo ricordo, in cambio però di un pezzo di me stesso. Un nuovo pezzetto di cuore lasciato in giro per il mondo.

(segue nella prossima tappa)