Il Cile in solitaria

Dal 16 gennaio al 9 febbraio 2001

di Carlo Camarotto

Mappa del viaggio

Presentazione

Perché sono voluto andare Cile e, soprattutto, perché ho deciso d’andarci da solo? Per vari fattori (prima laurea e poi lavoro) mi sono ritrovato, verso la fine del 2000, ad essere allo stremo delle forze, con i miei unici due neuroni che non facevano altro che litigare tra loro: non viaggiavo da oltre due anni e non ne potevo veramente più di starmene incollato al nord-est Italia. Particolare non trascurabile, lo strano lavoro che avevo intrapreso mi occupava interamente tutta l’estate, lasciandomi spazio solo in inverno.

Mi sono detto: “O parti adesso, o preparati già una bella fossa”. Amo viaggiare... è il mio modo per ricaricare le pile (che, normalmente, non fanno altro che scaricarsi quando lavoro: “Non si può vivere e lavorare nello stesso momento” frase celebre di un mio caro amico).

Ok, parto. Ma dove? Voglio un posto caldo… dove lo trovo a gennaio… tropici o emisfero australe. Da solo… il mio inglese è scadente… meglio provare con lo spagnolo… Centro o Sud America. Conosco una ragazza di Santiago (molti insinuano che questo è l’unico vero motivo)… Cile.


È stato il mio primo viaggio fuori dall’Europa, ed anche il primo viaggio in solitaria. Forse quello che ho da dirvi lo sapete già, ma credo valga ugualmente la pena. Ci sono stati molti attimi in cui avrei voluto avere qualcuno al mio fianco, soprattutto per poter condividere alcune emozioni veramente estasianti. Sono convinto che un viaggio con la persona giusta sia impareggiabile, sotto ogni punto di vista. Ma ho capito anche un’altra cosa… il viaggio in Cile è stato una favola, un’avventura indimenticabile. Se non fossi partito… che spreco.

Consiglio spassionato: piuttosto che non partire, o partire con una compagnia sbagliata (errore che molti commettono), è meglio viaggiare da soli, credeteci.