Il Cile in solitaria

Dal 16 gennaio al 9 febbraio 2001

di Carlo Camarotto

San Pedro de Atacama 1
San Pedro de Atacama 2
San Pedro de Atacama 3
Deserto e sale
Valle della morte
Valle della luna 1
Valle della luna 2
Valle di Catarpe
Tres amigos
El Tatio
Altopiani andini

Tappa numero 3, Dal 23 al 27 gennaio 2001

San Pedro de Atacama

Martedì 23 gennaio - San Pedro de Atacama

L’addio a Cristian è mesto. Ci salutiamo attraverso il finestrino facendoci segno di mantenerci in contatto. La corriera parte che il sole è appena sorto ed affronta subito la cordigliera. La strada si fa scoscesa ai primi roccaforti e continua a salire tra canyon di pietra e sole, senza nemmeno la presenza di una piccola e misera piantina. In parte alla strada corrono parallele le lunghe tubature che consentono ad Antofagasta d’esistere, portandole l’acqua dalle Ande. Il paesaggio che si svolge ai miei occhi è troppo arido e monotono per farmi dimenticare che ho dormito poco: mi addormento e riprendo conoscenza che siamo già alla periferia di Calama.

Ci rimango davvero poco, il tempo di cambiare stazione delle corriere e partire con destinazione San Pedro de Atacama, un piccolo pueblo di poco più di mille abitanti all’estremità nord del Salar de Atacama. Pare un perfetto villaggio messicano, con i raggi del sole che riverberano accecanti sulle case bianchissime e la polvere che s’insegue nell’aria lungo le strade, rigorosamente in terra battuta. Ci sono turisti ovunque, stranieri e cileni, ma tutti con il loro bello zaino sulle spalle e con gli scarponi consunti dal tanto viaggiare (gente che arriva e riparte dopo pochi giorni… un ricambio continuo): qui è il turista che si adegua al paese, non il contrario (almeno non completamente). L’elettricità è garantita da un gruppo elettrogeno che è spento all’una di notte e fatto ripartire alle otto di mattina; senza elettricità, ci si sposta con le candele (parte integrante di qualsiasi arredamento) o con le torce elettriche. Ci sono posti da dormire ovunque (ma se arrivi nel pomeriggio avanzato rischi di non trovare posto… ed i prezzi sono più alti che in altre parti del Cile) ed una trentina di piccoli tour operator a conduzione famigliare che organizzano visite nei punti più caratteristici della zona: San Pedro si trova a quota 2500 metri ai piedi delle Ande.

Trovo da dormire al Residencial Rayco, un po’ caro per i miei standard (ma d’altronde mi pago anche questa volta una doppia) ma con un bel cortile interno attrezzato di panche riparate da ombrelloni. Qui faccio la conoscenza di un inglese (Dan), uno statunitense ed un canadese. Gli ultimi due sono in procinto di partire per il Perù e da lì a poco ci salutiamo; Dan rimane invece ancora per una notte, poi partirà per la Bolivia (il confine è a pochi chilometri). Rimaniamo a parlare per un buon paio d’ore cercando di comunicare in uno “spagnolo-inglese-italiano” inventato per l’occasione. Scopro che si è laureato da poco e che, non sapendo bene ancora cosa fare a Sheffield, aveva deciso di cercare lavoro a Santiago come insegnate d’inglese (dicono che sia facile per un madrelingua). Doveva però prima imparare lo spagnolo.

Verso le nove usciamo a bere una birra in un pub a pochi passi dal Residencial. Continuiamo a comunicare abbastanza bene (entrambi con l’inseparabile dizionario tascabile) scoprendoci molto simili. Non dimenticherò facilmente questo ragazzo alto e robusto, con i capelli biondi scompigliati… spero che ci si possa rivedere un giorno.

Sul finire della serata, dopo tanta birra e allegria, conosciamo una ragazza di Parigi. Introducendo nel nostro idioma anche il francese, la facciamo partecipe della nostra complicità, almeno finché riesco a rimanere lucido (un inglese mica lo batti a bere birra). Arranchiamo a casa poco dopo la mezzanotte e quando mi corico il mondo inizia a girare violentemente (caspita che terremoto!).

Mercoledì 24 gennaio - Valle de la Luna

Mi sveglia Dan. Sta partendo per la Bolivia e tiene in mano la sveglia che gli ho imprestato. Qualche scarna parola e poi un abbraccio fraterno, istintivo. Quel semplice gesto è come bere un bicchiere d’acqua fresca, rigenerante, curativo: nemmeno milioni di parole possono trasmettere tanto. Rimasto solo, continuo a dormicchiare fino alle dieci e poi esco per le strade di San Pedro. I negozi sono ancora tutti chiusi ed il paese ha appena iniziato a stiracchiarsi dopo una profonda dormita.

I tour operator sono veramente tantissimi, uno ad ogni angolo di strada, e tutti propongono gli stessi giri: Valle della Luna, Geyser de el Tatio, Puna andina, Toconao, ecc… I prezzi sono praticamente gli stessi, solo qualche lieve differenza qua e là, e, visto l’alto numero di turisti, la concorrenza è praticamente inesistente; può succedere che se un operatore è già al completo per un tour, si interessi personalmente a trovarti un posto dall’operatore vicino. Prenoto una visita alla Valle della Luna per il pomeriggio e visito il museo archeologico Gustavo La Paige, pieno zeppo di mummie di indios del paleolitico. Per pranzo opto per una empanada e godo la sonnolenza del villaggio nelle ore più calde del giorno.

Alle quattro parto con il tour verso la Cordigliera del Sal: in mia compagnia, su un furgoncino tenuto discretamente bene, ci sono due ragazze tedesche (con spalle da lottatrici più grandi delle mie), una coppia di sloveni, un’australiana e il suo ragazzo cileno; la guida è un giovanotto tarchiato sui trent’anni, vivace e sorridente, con uno spagnolo sorprendentemente chiaro. Prima vera attrazione è la “Valle della Muerte”, una piccola valle a cui si può accedere solo attraverso due canyons, in cui regna il silenzio più assoluto; il nome derivava dalla completa mancanza di esseri viventi (a parte il turista). Rimontati sul furgoncino ci dirigiamo alla “Caverna”, uno stretto camminamento creato dalle acque su rocce di solfato di calcio e salgemma; in alcuni tratti le pareti del canyon, larghe al massimo come una persona, si chiudono su se stesse dando vita a tortuosi cunicoli bui (le tedesche cominciano a maledire i loro sandali leggeri). Terza tappa: “le Tre Marie”, una conformazione rocciosa che, con molta immaginazione (i cileni ne hanno parecchia), ritrae tre donne intente a pregare; tutto intorno si estendono colli di roccia e bianco salgemma che appaiono come lunghe praterie altimontane picchiettate di neve. La meta finale è la “Valle della Luna”, un’ampia piana cinta da rosse rocce aguzze e da una duna di sabbia alta cinquanta metri. Ai lati della duna, abbarbicati su uno spuntone di roccia, ci godiamo un panorama che comprende il Salar de Atacama, la Cordillera de Domeyko e i primi roccaforti delle Ande; tra questi spicca il vulcano Licancabur (splendido). Sono le nove quando ritorniamo al villaggio.

Alcuni tour operator sono ancora aperti, colgo quindi l’occasione per prenotare un giro ai Geyser de el Tatio: pur al completo, un operatore accetta la mia richiesta, convinto in un modo o nell’altra di trovarmi un posto. Partenza ben prima dell’alba.

Giovedì 25 gennaio - Andrea e Lorenzo

La partenza è fissata per le quattro in modo da poter arrivare ai geyser poco prima dell’alba (il momento definito più bello). Il paese è immerso in un’oscurità stellata ed un maglione è quello che ci vuole per difendersi dal freddo. Molte figure assonnate vagano per le strade, con in mano torce o candele, aspettando il pulmino che li porterà sugli altopiani andini (i geyser di El Tatio si trovano ad una quota di oltre 4300 metri). Sono tra loro. Sapevo che dare retta alla guida poteva essere un azzardo… così è: nonostante molti sforzi, non riescono a trovare un pulmino con un buco libero. Mesto me ne torno al Residencial.

Qui però devo scontrarmi con un particolare di cui non avevo tenuto conto: è chiuso. Rimango più di due ore disteso sulle panchine della piazza, infreddolito e annebbiato dal sonno. Una cagna randagia mi fa compagnia nella lunga attesa, riposando sotto la panchina e camminandomi a fianco quando sgambetto per scaldarmi; deve scappare poco prima dell’alba quando un piccolo cagnetto nero la fa bersaglio dei suoi approcci amorosi. Il cielo, comunque, è incantevole ed il luccichio delle stelle mi rende più leggero il passare del tempo. Verso le sette riesco a riappropriarmi della stanza e tiro un dritto fino a mezzogiorno, cercando di recuperare il sonno perduto.

Nel pomeriggio, dopo essere riuscito a fotografare il vulcano Licancabur, incontro i primi italiani del mio viaggio, Andrea e Lorenzo, due giovani neolaureati milanesi in giro per il sud del sud America. Sono alla fine del loro viaggio e si sono spostati da Buenos Aires a Punta Arenas, e da lì verso nord fino a San Pedro. Hanno viaggiato tanto e ne hanno di cose da raccontare. Decido che vale la pena stare un po’ in loro compagnia… che bella cosa parlare italiano.

Alle due ci separiamo, visto che loro devono partire per il tour alla Valle della Luna (il più gettonato insieme ai geyser). Ci diamo comunque appuntamento per la sera. Cammino a piedi verso nord lungo una strada sterrata che corre parallela, ed alle volte lo guada, al Rio San Pedro. Dopo circa tre chilometri mi trovo ai piedi di un cerro roccioso dove sono state ricostruite le mura di un pueblo indio del XII secolo. Con un po’ di fatica arrivo fino alla cima, da dove si può gustare un ampio panorama dell’oasi di San Pedro, del Salar de Atacama e di una splendida valle verdeggiante che s’insinua verso nord tra ripidi bastioni di rocce rosse. Purtroppo le Ande sono nascoste da una fitta coltre di nubi temporalesche e non posso ammirare il Licancabur.

La sera passo al Residencial Chiloé, dove alloggiano Lorenzo ed Andrea. All’unanimità decidiamo di farci una birra prima d’andare in piazza, dove ci aspettano un tedesco dallo sguardo penetrante, di nome Philip, ed una cilena dal naso aquilino, di nome Erica. Mentre sorseggiamo le nostre birre, conosciamo quattro ventenni santiaghine in vacanza nel nord: in breve ci accordiamo di passare la serata insieme all’Estaka, uno dei locali più frequentati di San Pedro. Li ci aspetta anche una simpaticissima andalusa di nome Arancia che ha la peculiare caratteristica di accompagnare le parole con una mimica facciale accattivante. Cinque cilene, tre italiani, un tedesco ed una spagnola, tutti seduti allo stesso tavolo e accomunati dalla stessa voglia di conoscere il mondo e le persone che lo abitano. Più tardi, purtroppo, si aggiungono all’allegra combriccola anche tre francesi di Parigi; i tre calzano a pennello con la figura supponente e scialba con cui l’immaginario collettivo (almeno quello mio e dei miei amici) identifica i francesi della capitale (ma dimentichiamoceli, che è meglio).

La nottata ci porta dall’Estaka, che chiude poco dopo l’una, ad una buia casetta di periferia dove si sono dati probabilmente appuntamento tutti gli “sbandati” di San Pedro. Il posto, illuminato solo da candele (l’elettricità a quell’ora è già scomparsa da un pezzo), è spoglio ed arredato con un materasso, un piccolo tavolino, su cui è appoggiato un candelabro, ed un poster di Jim Morrison: canne, alcol e clandestinità, un cocktail da farmi andare via di testa. Da lì partiamo verso la Valle de la Muerte per vedere le stelle e continuare a fumare la roba scadente portata dai francesi. Sono ormai le cinque quando torniamo a San Pedro. Ovviamente il mio Residencial è chiuso: vengo ospitato dai milanesi, che si dimostrano nell’occasione fraterni amici. Dormo davvero bene.

Nota per il turista: in Cile è vietatissimo bere alcol per strada.

Venerdì 26 gennaio - Valle de Catarpe

Al risveglio, Andrea, smaltita la sbornia, è di pessimo umore a causa dei francesi.

“Basta, d’ora in poi boicottaggio totale a tutti i prodotti francesi. Iniziamo a non fumare più le Galouise”.

L’antipatia verso i parigini è pienamente condivisa sia da me sia da Lorenzo. La mattinata si trascina stanca seguendo alla perfezione il ritmo lento di San Pedro, e ci porta alle prime ore del pomeriggio che siamo ancora seduti nella veranda del Residencial Chiloè.

Alle tre decidiamo di noleggiare delle biciclette per andare a Toconao, un paese ad una trentina di chilometri da San Pedro. Al momento del noleggio ci consigliano, però, di fare un altro giro: quello che abbiamo in mente è troppo impegnativo. Ci consigliano la Valle di Catarpe, quella che avevo iniziato a percorrere il giorno precedente. Sono le quattro quando ci dirigiamo, sotto un sole infuocato, verso nord. Prende così vita uno dei pomeriggi più belli e divertenti trascorsi in viaggio.

Pedaliamo tranquilli lungo la valle verdeggiante racchiusa tra roccaforti di terra arida e roccia rossa. Guadiamo impavidi il rio San Pedro, obbligati a scendere dalla bicicletta con l’acqua fino alle ginocchia. Ci fermiamo a parlare con un anziano cileno che coltiva mais ed alcuni alberi da frutto in un’area della valle delimitata da muretti di terra rossa, fango e canne di bambù; si dimostra di una cordialità unica ed il suo sorriso, fatto di labbra incartapecorite e denti storti, è contagioso. Visitiamo le rovine di un centro amministrativo inca, su, nell’alto delle montagne che dominano la valle; ci arriviamo scalando erti sentieri quasi impraticabili: fino a 500 anni fa quella strada era percorsa quotidianamente da non so quanti indios… sensazione incredibile. Nel villaggio, ora solo rovine spazzate dal vento, mi sembra di essere in cima al mondo, completamente staccato dai problemi e dalle ansie terrene. Vorrei stare lì di più, ma il sole sta tramontando e comincia a fare freddo.

Torniamo a San Pedro che sono le nove di sera, stanchi, sporchi, e con l’animo ormai per sempre conquistato da un paesaggio superbo. Dormo finalmente nel mio letto.

Sabato 27 gennaio - Geyser de el Tatio

Sveglia alle tre e mezza. Partenza con il pulmino alle quattro. Arrivo ai geyser poco prima delle sette.

Scendiamo dal pulmino che il cielo inizia a schiarirsi. Fa freddo, quasi sicuramente siamo sotto lo zero. Qua e là fuoriescono dal terreno spirali di fumo che emanano un forte odore di zolfo; pozze d’acqua ribollono un po’ ovunque, come incattivite dalla nostra presenza, e riscaldano un poco l’ambiente. Siamo più di cento a vagare imperterriti per la piana, forse troppi per gustarsi a pieno lo spettacolo naturale di El Tatio.

Ci fermiamo per circa un’ora e mezza, compresa una spartana colazione con nescafé e biscotti. Da lì ripartiamo per un tour sull’altopiano dove riesco ad intravedere la vigogna (una coppia) e la viscaccia (un animale simile ad un coniglio che vive nello stesso ambiente dell’arvicola delle nevi). Facciamo sosta anche in una pozza termale dove è possibile fare il bagno (da non perdere… portatevi appresso un costume ed un asciugamano).

All’una siamo di nuovo a San Pedro. Pranziamo con Conzalo, un giovane topografo che deve triangolare alcuni punti della zona, e poi montiamo sulla corriera per Calama. La sera arriva il momento di separarci: Andrea e Lorenzo devono partire subito per Santiago, e da lì a due giorni tornare in Italia. Lo facciamo frettolosamente, una veloce stretta di mano ed un bel sorriso, però con quel pizzico di tristezza che normalmente condisce l’accettazione dell’inevitabile (via e-mail, ci sentiamo abbastanza spesso ancor oggi… è da un pezzo che mi riprometto di andarli a trovare).