Il Cile in solitaria

Dal 16 gennaio al 9 febbraio 2001

di Carlo Camarotto

Lungofiume a Valdivia
La fortezza di Corral
Forte spagnolo
Museo storico
Lago di ninfee

Tappa numero 4, Dal 28 al 31 gennaio 2001

Valdivia

Domenica 28 gennaio - Viaggio verso Santiago

Alle dieci parto per quello che sarà il viaggio più lungo: ventiquattro ore filate fino a Santiago. In parte a me siede una tranquilla e gentile signora intenta a lavorare a maglia (lo farà per tutto il viaggio). Ad Antofagasta, la prima delle numerose fermate, rincontro le quattro ragazze cilene di San Pedro: mi salutano con un calore inaspettato.

Il viaggio si svolge lento e noioso verso sud. Non me lo godo proprio, anche a causa di una completa asincronia d’azioni e d’intenti con lo steward: a) volume della musica troppo alto (non riesco ad ascoltare il lettore cd); b) musica di merda, compresa della tecno; c) l’unica canzone degna di nota (Stairway to heaven dei Led Zeppelin) troncata a metà senza nessuna motivazione logica; d) luci accese anche di notte… chiuse solo quando mi decido a leggere qualcosa.

Lunedì 29 gennaio - Paula

Arrivo a Santiago alle nove. Riesco finalmente a parlare con Paula: ci vedremo per pranzo, appuntamento all’entrata delle poste. Durante la mattinata mi dedico ad alcuni compiti basilari per il perfetto turista: riconferma del volo di ritorno, cambio dei travellers check e relazioni internet con l’Italia.

Alle due incontro Paula. Viene verso me sorridente e radiosa come i raggi del sole che la illuminano, vestita di una canottiera nera ed una gonna rossa che lasciano nude le spalle e le gambe perfette, disegnate dal migliore degli artisti. La pelle abbronzata è cosparsa di piccole lentiggini brune ed il lungo collo flessuoso è libero dai capelli, portati a crocchia. Su tutto troneggia uno sguardo dolce, sincero, quasi commovente. “Paula è una ragazza di cui potrei innamorarmi”. Parole pronunciate in Italia che trovano un’immediata conferma in Cile.

Il saluto è bello, allegro, atteso. Cerco d’estrarre subito il miglior repertorio di frasi in spagnolo, un po’ per divertirla ma, soprattutto, per sorprenderla. Mi propone un pranzo al Mercado Central, in uno dei ristoranti chic che tanto avevo snobbato alla prima visita. Non posso, ovviamente, rifiutare (non vi preoccupate, mi prendo in giro da solo). Parliamo molto, un po’ in spagnolo ed un po’ in italiano, e ci comprendiamo quasi sempre; nessun silenzio imbarazzante da riempire con frasi stupide o di circostanza, nessuna difficoltà a trasmettere anche i pensieri più complessi. Mi sento veramente a mio agio.

Uno dei camerieri del ristorante parla un italiano (con cadenza napoletana) perfetto, tanto da farmi credere che menta sulle sue origini cilene. Pranziamo a base di pesce e vino bianco (buono) e Paula si impone alla fine di pagare il conto.

Il pomeriggio ci conduce in giro per Santiago senza una meta precisa, fino a che non è l’ora di partire. Per il sette e l’otto febbraio, gli ultimi della vacanza, si offre d’ospitarmi; se sarà fuori per impegni di lavoro, sua madre sarà lieta d’avermi tra i piedi. Spero proprio di rivederla.

Martedì 30 gennaio - Valdivia

Alle sette sono a Valdivia e piove, una vera e sacrosanta precipitazione, non uno scherzo meteorologico come a San Pedro. Il sole, già sorto, è oscurato da nubi plumbee, basse. Un vento non molto forte, ma costante, soffia da est. Aspetto che spiova e poi mi dirigo verso un vicino hotel segnalato dalla guida. Abituato ai prezzi esorbitanti di San Pedro, mi ritrovo felice di spendere meno della metà per un posto lievemente fatiscente, ma ordinato e pulito.

Dopo una breve dormita rigenerante (il viaggio in bus è stato massacrante), inizio a vagare per il lungofiume, diretto verso il centro. I miei occhi possono finalmente gustarsi le tonalità di verde delle rive lussureggianti ed ammirare le increspature del fiume mosso dalla brezza. In cielo, nubi bianche di varia forma giocano a rincorrersi e mi accompagnano alla scoperta della città. Per quanto il deserto mi abbia affascinato, mi accorgo che è questo il mio posto (amo il verde… sono un forestale).

Appena dopo il ponte che collega Valdivia all’Isla Teja, trovo un piccolo mercato di pesce e frutta. Alcune otarie nuotano appena oltre il bordo del marciapiede, in serrata competizione con decine di gabbiani, pellicani e cormorani. Prenoto un posto per un tour lungo il fiume, che mi terrà occupato per tutto il pomeriggio, e poi decido di darmi una bella lavata.

Durante il giro turistico conosco un professore argentino di Buenos Aires, un certo Edoardo Mario Cabrera. Sta seduto fronte a me e per coincidenza ordiniamo lo stesso pranzo: pisco-sour per aperitivo e, a seguire, curanto. Grasso ed impacciato nei movimenti, i capelli corvini riportati per nascondere l’incipiente calvizie, un paio di baffoni ben curati, una parlata intelligente e simpatica, una presenza carismatica e affascinante… che sagoma di personaggio. Il padre era un marinaio che aveva più volte visitato l’Italia: comprende abbastanza la mia lingua. Parliamo a lungo e d’argomenti molto vari… la sua compagnia è squisita. Mi da il suo indirizzo e si dimostra disponibile ad accogliermi qualora voglia visitare il suo paese. Per il resto, il viaggio si dimostra interessante. Percorriamo alcuni rami del delta del fiume che, nelle vicinanze di Valdivia, si getta nell’oceano: le rive sono belle e verdeggianti (la visione di così tanta vegetazione è ancora una piacevole sorpresa). Per un tratto della navigazione rimaniamo esposti alle forti ondate del Pacifico e la barca traballa un po’ (abbastanza da impaurire la signora che siede al mio tavolo). La visita prosegue con due forti spagnoli, di cui uno molto bello, ed una penosa rappresentazione della conquista del forte durante la guerra d’indipendenza (da dimenticare il prima possibile).

Mercoledì 31 gennaio - Isla Teja

Mi sveglio e fuori c’è il sole. Poche ed isolate nuvole calcano il cielo, ma so già che le cose potrebbero cambiare da un momento all’altro. Il giorno precedente si erano intervallati cieli senza una nuvola e scrosci impetuosi di pioggia.

Obiettivo del giorno: visitare Isla Teja, l’isola che sorge dirimpetto al centro di Valdivia, sede dell’Universidad Austral. Al mattino visito il Museo Historico, una bellissima casa di legno dipinta di giallo, d’architettura coloniale tedesca (qui a sud la colonizzazione alemana è stata molto importante). Al piano inferiore del museo sono conservati il mobilio e le suppellettili appartenuti ai coloni proprietari della casa, mentre al piano superiore si trovano varie testimonianze, reperti e fotografie della cultura mapuche, il popolo indio che viveva in queste zone prima dell’arrivo degli spagnoli.

Uscito dal museo cammino su e giù per l’isola alla ricerca del Parque Savaral, percorrendo quartieri residenziali che assomigliano a sobborghi di Boston, ed introducendomi più volte nei viali dell’Università. Verso mezzogiorno (finalmente) trovo l’ingresso del parco e l’adiacente rivendita di latticini (il formaggio è ottimo… il pane compratelo prima, lì non lo vendono).

Nel parco c’è una bella laguna ricoperta da ninfee in fiore, attorniata da numerose panche di legno; più in là un esteso prato verde cinto da vecchi alberi, alti più di trenta metri, ed un colle sul quale s’intrecciano vari sentieri. È un luogo riposante.

Tornato all’hotel, conosco tre inglesi, appassionati, oltreché studenti, di cinema. Hanno iniziato dal Cile un lungo viaggio che li avrebbe portati, nel giro di cinque mesi, a toccare il Perù, la Bolivia, l’Equador ed il Messico. Un bel viaggio alla scoperta del mondo prima d’iniziare l’Università. Beviamo insieme qualche birra in una taverna del centro e rimango molto soddisfatto della loro compagnia.