In bicicletta tra le isole del Quarnero

Dal 18 al 27 agosto 1997

di Paolo Adami e Carlo Camarotto

Inconvenienti
Istria
Baia

Tappa numero 1, 18 agosto 1997

Italia, Slovenia e Croazia

Lunedì 18 agosto

Alle otto di mattina parte il treno che ci condurrà a Trieste. Siamo in quattro, perché Carlo salirà sul treno più avanti, alla stazione di Sacile.

Giunti a Trieste, usciamo dalla stazione ma non sappiamo dove dirigerci. Cosa si fa in questi casi? Si fa una abbondante sosta in un bar (magari sito di fronte allo stadio di calcio della Triestina) e s’incarica Paui di raccogliere le informazioni del caso a qualche passante. Finito lo spuntino, Paui torna raggiante ed esordisce con un: “ho la dritta!”. Ugualmente non riusciamo ad uscire da Trieste e si ha la netta sensazione di tornare sempre al punto di partenza.

Ad un tratto però imbocchiamo una salita che pare finalmente quella giusta. Carlo, dalla pedalata più leggera e veloce, si pone subito in testa, imponendo un ritmo al di sopra delle sue capacità. Dopo poco David gli grida il cambio, lo guarda negli occhi e capisce che per lui è già finita!

Tra un’informazione e l’altra, si prosegue quasi sempre in salita fino al confine dove ci si riposerà per riprendere energie e fiato. Il passaggio della frontiera Italo-Slovena è accompagnato dall’aria menefreghista dei doganieri sloveni, con tanto di battuta da parte di uno dei due: “Afete carta ferde?” La fatica appena compiuta ci permette solo un sorriso tirato (la carta verde è necessaria per le automobili).

Si prosegue in terra slovena tra vari saliscendi mentre all’orizzonte si preannuncia il problema pioggia, che ci impedisce ad un tratto di proseguire. A causa anche di una foratura arriviamo solo alle quattro e mezza alla frontiera sloveno-croata, dove passiamo senza quasi esibire i documenti.

Subito dopo il confine ci aspetta la prima vera grande discesa. La pioggia ci impedisce di sviluppare le massime velocità, ma nonostante questo, i sei chilometri scorrono velocissimi. Pego rischia una fragorosa caduta a causa di una buca (state attenti mi raccomando!) e del suo poncho che sventola all’aria provocandogli paurosi movimenti laterali.

La pedalata prosegue ormai a ritmi più serrati e l’arrivo a Rijeka (Fiume) è imminente. Prima di arrivare sulla costa però ci perdiamo di vista, due da una parte e tre dall’altra. Per fortuna ci ritroviamo poco dopo e possiamo iniziare a cercare insieme un campeggio. La scelta cade obbligatoriamente su un campeggio strapieno e con delle pessime docce, malaugurato modo di terminare la prima faticosa giornata. Inoltre siamo costretti a cenare a base di hot dog, hamburger e birra di pessima qualità.

L’unica cosa degna di nota, per concludere degnamente la fine della giornata, è un’affermazione di Carlo che, svegliatosi da una crisi afasica, all’improvviso esclama: “La foto della baia la facciamo domani, quando il sole la illumina”. Decidiamo infine di andare a dormire nelle nostre tendine, per forza di cose mal picchettate per il fondo roccioso.

Come non bastasse la stanchezza accumulata durante il giorno, la notte va in scena l’opera lirica “Nessun Dorma”, con bufera notturna che provoca vari sventolii di tende e ci tiene tutti svegli.

 

Dati 1a tappa. Trieste - Rijeka: 69 km percorsi alla media di 19 km/h. Velocità massima raggiunta: 46 km/h in discesa dopo il confine sloveno-croato.