Scotland by train

Dal 2 al 18 agosto 1996

di Carlo Camarotto

A Stirling
Dal Castello
Wallace Monument
Robert the Bruce
Bannockburn
Castello di Edimburgo
Scott Monument

Tappa numero 7, Dal 14 al 18 agosto 1996

Stirling e Edimburgo
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Sabato 14 agosto – Stirling Castle

Si riparte verso sud, meta Stirling, capoluogo amministrativo della regione del Central. Vi giungiamo dopo tre ore e mezza di treno, passati a correre lungo verdi valli pianeggianti, immersi nei colori accoglienti della campagna scozzese.

Stirling è un luogo di tale importanza strategica che la sua prima fortezza risale ai tempi preistorici. Si diceva che chi teneva Stirling controllava l’intera regione ed infatti in questa città si sono combattute numerose battaglie, alcune delle quali hanno avuto come protagonisti personaggi del calibro di William Wallace (Stirling Bridge, 1297) e Robert the Bruce (Bannockburn, 1314). La città e l’ampia vallata che la circonda sono dominate da uno splendido castello che se ne sta appollaiato su una rocca scura, la sommità di un antichissimo vulcano estinto. Da lassù lo sguardo può spaziare libero fino alle lontane colline che a nord preannunciano i Grampiani, o verso sud lungo i prati ondulati di Bannockburn, un vastissimo sguardo d’insieme che testimonia senza alcun dubbio l’importanza strategica del sito.

Sotto il castello si estende la città vecchia, racchiusa in una cinta muraria tra le meglio conservate di Scozia. Gli edifici di valore sono innumerevoli ed il fatto che la maggior parte del centro è un’area pedonale permette di godere ancor di più una passeggiata tra le sue vie.

Anche se il pomeriggio è già iniziato, riusciamo a trovare un buon B&B nelle vicinanze del centro. La camera è spaziosa e ben arredata ed i padroni di casa sono molto cordiali. Scambio qualche chiacchiera con il marito, parlando per lo più di golf, il suo sport preferito. Non ho il coraggio di dirgli che faccio difficoltà a considerare il golf uno sport.

Risistemati un attimo, usciamo pieni di curiosità per le strade di Stirling, meta il castello che tanto ha attratto la nostra attenzione appena usciti dalla stazione. La posizione, l’architettura e il significato storico sono fattori che, se combinati insieme, rendono questo castello uno dei più importanti del paese. L’attuale edificio fu eretto tra la fine del XIV e il XVI secolo ed è uno dei più eleganti esempi di stile rinascimentale scozzese. La storia ci dice che ha visto avvicendarsi la maggior parte dei re scozzesi: vi nacquero Giacomo II, Giacomo III e Giacomo V; fu anche la residenza di Maria Stuart, qui incoronata regina di Scozia. All’interno rivestono particolare valore storico-artistico le Stirling Heads, i trentuno medaglioni di legno di quercia che ritraggono i sovrani scozzesi, la Great Hall, una sala gotica con soffitto ligneo a botte e diversi affreschi e drappi, e la Royal Chapel, dove fu incoronata la “regina degli scozzesi”. Da non sottovalutare poi la bellezza scenografica offerta dai camminamenti esterni, bellezza ancora più accentuata dalla leggera luce crepuscolare che ci accoglie quando usciamo dalle stanze scure del castello e saliamo sulle mura.

Quando usciamo dalla porta del castello e scendiamo verso la città è già ora dell’usuale pinta di birra, che consumiamo con estremo piacere osservando il variegato universo umano che anima il pub di turno. La lunga visita al castello ci ha riempito di gioia, ma ci ha anche affaticato, così decidiamo di andare a dormire piuttosto presto. 

Domenica 15 agosto – William Wallace e Robert the Bruce

Il 24 giugno 1314 è ricordato nella storia della Scozia come il giorno della battaglia di Bannockburn, la più grande vittoria riportata dagli scozzesi nella lotta per rimanere indipendenti dall’Inghilterra. Il vecchio campo di battaglia è ora un ampio prato verde in cui spiccano una statua equestre di Robert the Bruce ed un muro circolare di mattoni grigi che protegge il memoriale della battaglia, un’altissima asta bianca ancorata a terra da numerosi tiranti ed una piccola costruzione di pietra (Borestone) che indica il punto dove Robert the Bruce ha posto la tenda del comando prima della battaglia.

È proprio verso il sito della battaglia che ci dirigiamo non appena usciamo dal B&B, colti dalla voglia di camminare lungo le vie tranquille di Stirling, desiderio invogliato dal sole, che ancora splende indisturbato in cielo, e da una temperatura ideale, non eccessivamente calda. Bannockburn si trova solo qualche chilometro a sud del centro ed è facilmente raggiungibile a piedi.

Di per sé il sito non offre nulla di speciale, ma a piacermi è la cura con cui gli scozzesi custodiscono la loro storia. Non è mi difficile pensare che quell’immacolato campo verde in Italia sarebbe stato già da tempo lottizzato per costruirci sopra delle case. Qui invece si cerca di mantenerlo immutato, come una bella eredità da preservare per le generazioni future. La sensazione di essere immerso in uno spazio volutamente tenuto lontano dallo scorrere del tempo l’avevo provata anche a Culloden (lì era ancora più forte), ma è solo qui a Bannockburn che riesco a decifrarla nella sua completezza. Non posso che rimanerne affascinato, propenso a far scorrere la fantasia: nel verde silenzio delle dolci colline ondulate mi è facile immaginare i due grandi eserciti l’uno di fronte all’altro, udire il clangore delle spade che cozzano le une contro le altre, percepire l’affanno degli sconfitti e la gioia incontenibili dei superstiti vittoriosi. La fantasia è libera di volare qui a Bannockburn e questo lo rende un posto veramente speciale.

Due miglia a nord di Stirling si trova invece il monumento vittoriano dedicato a William Wallace. Essendo dall’altra parte della città, ci mettiamo quasi un’ora di passeggio per raggiungerlo. Ma la camminata è quanto mai invitante, con il monumento quasi sempre ben visibile, posto su una collina coperta da un denso bosco di sempreverdi che si erge improvvisamente sopra la piana. Il monumento è una torre alta parecchi metri (67 metri, per l’esattezza), che in appena tre piani racchiude una mostra sulla vita di William Wallace, una galleria degli eroi e una mostra su come la torre è stata costruita (oltre a questo si trovano un caffè ed un negozio di articoli da regalo). Visto che soffro di vertigini, la tanto decantata vista dalla terrazza posta in cima alla torre non ha il potere di entusiasmarmi, ma garantisco che per chi non ha il mio stesso problema è la cosa più bella che il monumento possa offrire. Io devo accontentarmi della spada di William Wallace (enorme) e delle strettissime scale a chiocciola che salgono fino alla cima, talmente strette da impedire quasi il passaggio contemporaneo di due persone: questi spazi angusti e bui hanno quel sapore di medioevale che tanto mi piace… anche qui la mia fantasia è libera di vagabondare.

Tornati verso il centro di Stirling, abbiamo ancora un po’ di tempo prima dell’usuale rito della birra al pub e lo dedichiamo alla visita dell’Old Town Jail, la vecchia prigione cittadina ora trasformata in un museo sulla dura vita carceraria di centocinquanta anni fa. Molto coinvolgente la presenza di attori in carne ed ossa che incarnano personaggi dell’epoca, dal secondino al carcerato, inscenando attimi di vera vita vissuta. La stessa scura costruzione, molto compatta e squadrata nelle forme, risulta essere molto bella (beh, forse bella è un po’ troppo, diciamo molto interessante).

Usciti da lì, non ci rimane che concludere la giornata con una birra, una pizza oleosa da Pizza Hut ed una sana dormita. Non serve altro per renderla indimenticabile. 

Lunedì 16 agosto – Edinburgh

I soldi in tasca non sono più molti, ma soprattutto entrambi sentiamo forte la voglia di tornare a casa. Il viaggio è stato finora stupendo, ma è la prima volta che ci lanciamo in un’avventura itinerante, “costretti” a vivere giorno per giorno, sempre a confronto con le preoccupazioni che immancabilmente accompagnano un tale tipo di viaggio. La tranquillità della vita di provincia italiana ci appare ora quanto mai invitante, il giusto e meritato riposo dopo le tante emozioni scozzesi.

Per concludere il viaggio non possiamo che orientare la nostra attenzione ad Edimburgo, che ci aspetta ad una cinquantina di chilometri in direzione sud-est. Sapendo che ad agosto trovare un posto da dormire nella capitale è un’impresa ardua, decidiamo di visitarla in giornata, con un passaggio in treno da Stirling.

Partiamo presto al mattino, in modo da sfruttare tutto il tempo a nostra disposizione, e in poco più di un’ora giungiamo a Waverley Station, giusto nel cuore della città.

Il centro storico di Edimburgo è diviso a metà da Princes Street e dagli omonimi giardini, un avvallamento verdeggiante dominato dal castello sul lato meridionale, posto sopra una scura rocca vulcanica che si eleva per una ottantina di metri dal piano della città, e sul lato nord dalle facciate dei palazzi georgiani della New Town.

Il castello presenta un’unica via naturale d’accesso, il lato orientale, mentre sugli altri tre lati le falesie basaltiche precipitano ripide fornendo una naturale difesa al maniero. Lungo il lento digradare della rocca verso est si è sviluppata la Old Town, che tutt’oggi conserva una struttura medievale ed ospita svariati palazzi di rilievo storico ed artistico. La via principale della città vecchia è chiamata Royal Mile (in verità è l’insieme di quattro differenti vie: Castlehill, Lawnmarket, High-street e Canongate), un affascinante percorso di circa un miglio che, scorrendo da ovest ad est, collega il castello a Holyrood Palace, una delle residenze dell’attuale famiglia regnante. Dal Royal Mile dipartono molte vie secondarie che scendono lungo i fianchi della collina. Alcune di queste viuzze secondarie, dette close, sono piccoli vicoli angusti, spesso ricoperti da volte, che possono terminare in misteriosi cortili interni. Vagare nella Old Town può rivelarsi un bel viaggio di fantasia.

Sia io sia Luca non chiediamo di meglio che sfruttare una simile opportunità, ed è proprio verso il cuore più antico di Edimburgo a cui puntiamo appena usciti dalla stazione. Lungo tutto il Royal Mile ci imbattiamo in numerosi artisti di strada che si cimentano con le loro performance per la gioia dei passanti. È agosto, il mese dell’Edinburgh International Festival, una delle più grandi manifestazioni teatrali al mondo, forse la più importante tra quelle che coinvolgono gli artisti di strada. È un universo di colori e forme che ci strabiglia, arricchendo il nostro vagare senza meta.

Alla fine, però, è naturale giungere alla base delle mura del castello, su un ampio piazzale chiamato Esplanade. Su questa piazza ha luogo tutti gli anni l’Edinburgh Military Tattoo, più uno spettacolo artistico poliedrico che una vera parata militare.

Oltre la prima serie di mura del castello si staglia il tozzo Half Moon Battery, un enorme bastione difensivo costruito alle fine del ‘600 sulle rovine di un’alta torre del ‘300 (David's Tower), abbattuta durante uno dei tanti assedi al castello. Oltre questo si stende un percorso acciottolato che, salendo lungo la collina, giunge fino ad un cortile (Crown Square) racchiuso tra rudi palazzi in pietra. Tra questi la piccola St. Margaret's Chapel, fatta ricostruire direttamente da Robert the Bruce, è quello che attira maggiormente la mia attenzione: piccolo edificio in pietra scura, fine esempio di architettura normanna, è la costruzione più antica del castello e dell’intera Edimburgo.

A dispetto della gran quantità di visitatori, talmente tanti che è praticamente impossibili rimanere soli, le due ore di permanenza all’interno del castello scorrono davvero liete, anche grazie all’uso di valide guide multimediali che ci introducono, in fluente italiano, nell’avvincente storia di Edimburgo e della sua imponente fortezza.

Lo sguardo d’insieme della città che si può ammirare dalle mura è affascinante. Dall’altra parte della ferrovia interrata e dei giardini di Princes St, nei quali è stato innalzato il Monumento a Sir Walter Scott, in stile inconfondibilmente gotico, si estende la New Town, costruita verso dalla fine del XVIII secolo. Per decidere il miglior design per il nuovo quartiere, a quel tempo fu indetto un concorso, vinto da un certo James Craig. Il vincitore propose un progetto molto razionale, con poche ed ampie vie perpendicolari, tra cui la principale, posta nel centro, chiusa alle due estremità da due piazze quadrate. La via principale fu chiamata George Street, in onore del re Giorgio III, e fu racchiusa tra le piazze di St Andrew Square ad est e Charlotte Square ad ovest. La New Town è un mirabile esempio d’architettura ed urbanistica dell’epoca georgiana.

Quando usciamo dal castello è proprio lì che ci dirigiamo. Qui troviamo, oltre al piacere d’osservare tanti palazzi dalle splendide fattezze, anche quella vitalità scozzese fatta di pub e musica. Quando la stanchezza per il tanto camminare inizia a farsi sentire, decidiamo di concederci la solita birra. È con questo ultimo sorso che salutiamo Edimburgo e torniamo a Stirling. 

Martedì 17 e Mercoledì 18 agosto – Ritorno a casa

È l’ora di lasciare la Scozia ed intraprendere il lungo viaggio verso sud. Al momento di scrivere un messaggio sul book degli ospiti del B&B, scopriamo che tra gli occupanti della stanza adiacente alla nostra, che non avevamo mai visto di persona, c’è una ragazza di Sacile che vive nella stessa via mia e di Luca. Che coincidenza pazzesca.

Le cinque ore che ci dividono da Londra scorrono davvero veloci, perlopiù sonnecchiando. Nella capitale inglese dobbiamo solo trascorrere mezza giornata, aspettando il passaggio verso Dover nel tardo pomeriggio. I pesanti zaini sono sempre con noi, pronti a spezzarci le spalle se commettiamo l’errore di sottovalutarli. Così ci piazziamo sul prato davanti a Buckingham Palace e ci diamo il turno per vagare nei dintorni, godendoci la giornata assolata e briosa.

Il giorno successivo siamo invece a Parigi, dopo aver perso, ancora a causa dell’oscurità, la visione delle bianche scogliere di Dover, e qui la voglia di ammirare la città letteralmente svanisce. Rimaniamo ad aspettare il treno per l’Italia direttamente in stazione, quasi dieci ore d’attesa del tutto infruttuose. Ma in realtà, mentre il corpo è lì fermo appoggiato allo zaino, la mente è ancora libera di vagare nelle Highlands scozzesi. Una parte di lei non tornerà mai a casa.