L'ultima frontiera

Dal 16 ottobre 2008 al 10 febbraio 2009

di Carlo Camarotto

Mappa del viaggio

Presentazione

WA

Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Se vuoi avere di più dalla vita, Ron, devi liberarti della tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile più movimentato che al principio ti sembrerà folle, ma non appena ti ci sarai abituato, ne assaporerai il pieno significato e l’incredibile bellezza.

Christopher Johnson McCandless


Non ci vuole quasi mai molto a rilevare le analogie tra se stessi ed il comportamento, il pensiero ed il carattere di un personaggio di un film. È una sensazione spesso di pelle, immediata. È più una conferma che una novità. Il tutto è così semplice e spontaneo che i punti d’unione rendono eteree le differenze e ti ritrovi a dire: “Beh, anch’io sono fatto così, caspita”.

È quello che mi è successo guardando il film Into the Wild. Le affinità con il giovane McCandless sono tante, tantissime. Non ci è voluto nulla per immedesimarmi totalmente in lui. Ero con lui quando si commuoveva per la bellezza del mondo, ero con lui su quel bus in Alaska ed una parte di me se n’è andata via con lui alla fine.

All’uscita del cinema, passo dopo passo verso la macchina, sono tornato lentamente in me, scoprendo di essermi arricchito di qualcosa di unico. Ho cominciato a razionalizzare le comunanze ed a marcare le differenze con il protagonista, ma soprattutto ho delineato i confini di qualcosa che mi aveva turbato durante la visione del film. Ancora prima di entrare in macchina sapevo già cos’era.

Per tutto il film Alex Supertramp mi ha urlato una verità che conoscevo già prima di entrare in sala, ma che avevo in parte dimenticato: “Cerca di essere quello che sei, sempre. Realizza i tuoi sogni.” Spendersi in modo completo per la realizzazione di un proprio sogno, questa capacità ho invidiato con tutto il cuore a  Christopher J. McCandless.

Da anni coltivavo il desiderio di partire da solo per un lungo viaggio, uno zaino leggerissimo sulle spalle, una leggerezza ancor più grande nella mente, pronto ad assaporare la bellezza del mondo ed il piacere dell’avventura. Un viaggio lungo, non il solito mese all’anno che, pur arricchendomi di vita più di qualsiasi altra cosa sia abituato a fare, mi lascia ormai con quella sensazione di non aver completato qualcosa, di dover abbandonare la via quando questa non è ancora conclusa. Ed ora il mio sogno era proprio lì, sulle spalle di quel giovane che con così grande sapienza Sean Penn ha ritratto. Dopo aver visto Into the Wild non potevo più far finta di nulla, non potevo più ammansire il mio animo, costringendolo in una gabbia di quotidianità soporifera. Dovevo partire.

E così ho rivolto lo sguardo verso la mia compagna e le ho sussurrato poche e semplici parole: “Devo partire”. Lei, da grande persona qual è, mi ha risposto: “Se partire è il tuo più grande desiderio, allora vai”.

Per la scelta del luogo e del periodo di viaggio sono poi entrate in gioco molte delle differenze con McCandless. Sono un tipo fin troppo prudente e sempre propenso a ricercare un compromesso. Per poter ottenere un periodo di congedo dal lavoro ho fatto leva sulla necessità di imparare l’inglese (esigenza comunque reale) e quindi ho dovuto limitare la scelta ai paesi anglofoni e seguire un corso di inglese in una scuola riconosciuta (qui il compromesso è stato forte perché il mio sogno ha sempre previsto il Sud America come teatro del viaggio). Avrei voluto non avere date di rientro, permettermi una libertà totale svincolandomi da qualsiasi obbligo. Ma non era ovviamente possibile. Ho delimitato il viaggio alla durata di quattro mesi, ben sapendo che a casa c’era ad aspettarmi una cosa ben più importante del mio stesso sogno.

Dopo le scelte, il resto è viaggio.