Camminando per la Corsica, il GR20

Dal 26 agosto al 7 settembre 2006

di Roberto Modolo

Mappa del viaggio

Presentazione, Mappa del percorso

corsica

Sto scrivendo queste righe con quattro mesi di ritardo: il ricordo è ancora vivo, è stata una delle più belle vacanze che abbia mai fatto. La consiglio a tutti quelli che non si spaventano all'idea di dormire in tenda e camminare con un bello zaino sulle spalle.
Ho letto tutto quello che ho trovato sul GR20, e adesso finalmente posso dire la mia: è bellissimo, non per tutti però. Non è una passeggiata, diciamo che è simile alle alte vie delle dolomiti.
Un po' di dati: dislivello totale percorso 3740 in salita e 3687 in discesa...più o meno.

Doccia corsa
Passerella
Punta Culaghia e Monte Cinto
Autoscatto al laghetto d'Altore
Cirque Solitude
Il torrente Golo
Larici sul Colle di San Pietro
La valle di Tavignanu
Campeggio nel lariceto
Calvi
Casa con edera
Tramonto dalle Calache

Inizio del racconto

Corsica

Sabato 26  e domenica 27 agosto

Ci siamo. Abbiamo il treno alle undici e mezza.
Da Padova a Savona, dove ci aspettano Nicola e Cinzia, dormita in campeggio e domenica mattina traghetto per la Corsica!
Come tutti i viaggi di andata si rivela breve, (almeno fino a Savona) coronato dalla sontuosa cena alla "Taverna del camionista".
La traversata in traghetto è lunga. Sei ore. Mangio poco perché ho paura che il mare mi faccia male. Unico risultato: divento pessimista e mi infastidisco per un nonnulla!
Ma alla fine arriviamo a Lle Rousse, saliamo in macchina pigiati tra zaini scarponi e cibarie varie e usciamo dalla pancia del traghetto.
Non so cosa mi aspettassi dalla Corsica, ma resto sorpreso: è una miscela di pochi ingredienti in apparente contrasto.
Il terreno sembra secco, ma la vegetazione è rigogliosa: tutto ha un sapore di selvaggio, ma non proprio di abbandono totale, a volte ho la sensazione che i corsi vivano in una strana simbiosi con la loro terra: non capisco mai chi dei due ha modellato l'altro.
Per quelle che ritenevo stradine (erano statali, le stradine vere le avrei viste molto dopo) arriviamo a Calvi, sarà il nostro campo base per il GR20.
Ci rechiamo all'ufficio informazioni turistiche: un signora cortese fa del buon terrorismo sulla difficoltà del GR20; lei dice che è la via più difficile dell'Europa. Noi che abbiamo visto le alte vie delle dolomiti abbiamo qualche perplessità... alla fine ci convince a portare una tenda per sicurezza (5kg... sulle mie spalle!), perché non si sa se troveremo posto nei rifugi.
Te lo dico subito: non sarebbe stata necessaria, ma un paio di notti ci abbiamo dormito lo stesso, io e Anna.
Mi faccio anche convincere a comprare la guida del GR20, in francese, che doveva contenere tutte le informazioni necessarie... 14 euro mal spesi, sarebbe stato meglio prendere le cartine!
In me sale la curiosità: davvero il GR20 è 'sto mostro mangia-escursionisti?

Lunedì 28 agosto

Ci alziamo di buon ora, smontiamo le tende, io metto la mia nello zaino, distribuiamo acqua e viveri, parcheggiamo la macchina nel parcheggio in prossimità della stazione di Calvi. Entriamo in un centro commerciale per fare le ultime spesette, e ci concediamo il cappuccino in un bar... sbagliato! Era caldissimo, annacquato e senza schiumetta! 8 euro buttati, pazienza!
Un taxi, per "soli" 40 euro ci accompagna a Cirque du Bonifatu, dove inizia la nostra avventura.
Prima tappa: da Cirque du Bonifatu a rif. Carrozzu
E' un avvicinamento ma in ogni caso abbastanza spettacolare. Ma soprattutto spazza via tutte le incertezze accumulate nelle settimane precedenti, capisco i racconti di viaggio quando dicono "finalmente si parte"; basta seghe mentali su cosa portare, adesso si fa tutto con quello che si ha. Stranamente questo mi mette serenità.
Il Carrozzu è gestito da due ragazzi giovani. Anna è stata eletta PR sul campo (è l'unica che sa il francese, ha un bel sorriso, i corsi sono galantuomini...) ed in effetti, nonostante ci fosse un cartello con scritto "L'ufficio informazioni è a Calvi" riesce ad ottenere alcune informazioni.
Qua inizia il vero GR20, la doccia del rifugio è all'esterno con l'acqua che sembra sfidare la fisica (a zero gradi non diventa solida?).
Mi faccio convincere da Anna a piantare la tenda, dato che l'ho portata, "godiamocela". Per questioni di peso e volume ho portato un sacco a pelo leggero, e per lo stesso motivo non abbiamo portato i materassini, dormire sul duro non sarà un problema.
Durante la cena facciamo le prime conoscenze: tutte persone che rivedremo alla sera in ogni rifugio, spesso anche durante il cammino, inizia a farsi largo la sensazione di fare parte di una specie di club. Conosciamo Kirsten e il suo compagno (del quale non siamo riusciti a capire il nome), tedeschi, Joe scozzese che è riuscito ad attaccare bottone con tutti, e varie altre persone  che sono rimaste senza nome, come una tedesca che viaggiava da sola, un paio di personaggi nordici che di sera per rilassarsi costruivano palline antistress di cuoio cucito col filo interdentale.
La notte trascorre abbastanza veloce, se non fosse che mi sveglio perché il freddo da sotto mi sta penetrando nelle ossa: per un attimo penso di prendere i miei stracci e andare all'interno del rifugio, ma resisto. Sento anche strani calpestii nelle vicinanze: non mi spavento, ma davvero non voglio chiedermi cosa fossero... il dormiveglia accende la fantasia!
Ci si mette pure la pioggia, la nostra tenda non è nuovissima, e penso che sarebbe fastidioso scoprire che non è più impermeabile!
E' ancora impermeabile!
Anna dorme bene, nel suo sacco a pelo pesante!

Martedì 29 agosto

La mattina sono felice di alzarmi e rimettermi in moto, ci impiego poco a riscaldarmi.
La colazione è servita secondo il metodo del quasi fai da te: stai davanti alla cucina finché non ti danno qualcosa!
Seconda tappa: dal rif. Carrozzu ad Haut Asco
E allora partiamo, con un misto di curiosità e ottimismo.
La prima parte del sentiero è all'interno di un bosco abbastanza fitto, ma già dopo poco incontriamo la passerella più fotografata del GR20, in effetti è piuttosto spettacolare ed emozionante camminare a 15 m di altezza. Si prosegue poi lungo il torrente per placche di granito abbastanza liscio: col bagnato sarebbe veramente fastidioso! Si continua a salire, per un sentiero non difficile, ma che costringe sempre ad essere concentrati sui piedi; facciamo frequenti pause per gustarci il panorama.
Il lago della Muvrella ci delude un po': sembra più una pozzanghera che un laghetto alpino! Dopo una breve pausa imbocchiamo la forcella che ci porterà al cospetto della Muvrella. Appena arriviamo in cima come per magia le nuvole abbandonano il campo, spinte da un vento incessante, e ci rivelano Punta Culaghia e, dietro, il monte Cinto.
Iniziamo a cercare un posto per mangiare qualcosa in tranquillità, ma il vento non dà tregua: dovremmo per forza puntare verso bocca di Stagnu.
Breve pausa per mangiare un panino e un po' di frutta secca, ci sorpassano sorridendo Kirsten e il suo ragazzo (che non capiremo mai come si chiama!) divertiti dal fatto che ogni volta che ci incontriamo noi stiamo mangiando.
La discesa verso Haut Asco è molto bella, ma molto impegnativa: al solito niente di particolarmente tecnico, solo pietre instabili e spesso coperte di ghiaino. La ricompensa giunge a poca distanza dalla meta: una foresta di larici molto spettacolare. Questi alberi ci accompagneranno per quasi tutto il giro.
Haut Asco è una vecchia stazione sciistica, sembra anni 70-80. La gite d'etape è gestita da una signora simpatica e cortese: facciamo un po' di spesa e decidiamo di prepararci per cena una bella pasta tonno e pomodoro! Cuciniamo nell'ambiente comune, sotto gli sguardi a metà tra la curiosità e l'invidia dei francesi e dei tedeschi. La cena ci soddisfa e ci concediamo anche un dolcetto per dessert. Questo, insieme alla doccia calda (tiepida, in effetti, ma tanto basta) ci porta in alto l'umore.

Mercoledì 30 Agosto

Per la colazione avevamo pensato a tutto... ma non allo zucchero! Andiamo al bar di fronte, ci prendiamo quattro caffè (niente male, per essere fuori dall'Italia!) e portiamo via quattro bustine di zucchero.
Colazione veloce e zaino in spalla, procediamo in direzione del "Cirque de la Solitude", chiedendoci come sarà. Strada facendo veniamo superati dalle solite facce, scherziamo con Kirsten (stavolta non stiamo mangiando), e ci sorpassano due personaggi strani; fanno il GR con i sandali! Tra me penso che non vorrei essere al posto di quei piedi.
Dopo il laghetto d'Altore, in cui ho rischiato la vita per la fotografia di gruppo con autoscatto, il sentiero si impenna su rocce di granito, i colori vanno dal rosso-viola al verde scuro: davvero strana sta Corsica.
Saliamo fino a raggiungere la Bocca Tumasginesca dove ci si presenta il famigerato cirque. Alla prima occhiata penso "Ah, peeeerò!", poi penso anche che le cose fan più paura a vedersi che a farsi.
Alla fine della storia si tratta di sentiero attrezzato su parete che ha una pendenza di 60 gradi, con ottima aderenza. La discesa richiede cautela, anche perché lo zaino pesante non giova. Pausetta in basso e poi puntiamo verso bocca Minuta. Bella, la salita. Roccia solida, basta avere gambe per salire: il panorama poi spazia fino al mare, dalla bocca si vedono entrambe le coste.
Siamo stanchi, dopo la pausa pranzo iniziamo a scendere verso gli "Ovili di Ballone", ma quando arriviamo al Tighiettu decidiamo che per oggi ne abbiamo abbastanza: se c'è posto ci fermiamo.
Appena Anna mette la testa dentro la cucina, il guardien le fa assaggiare il sugo della pasta, la nostra PR decide che dormiamo (ma soprattutto mangiamo) lì. Al solito il bagno è spartano, e le docce sono fredde e con uno spiffero killer, ma si sopravvive. La cena ci dà soddisfazione: mangiamo una quantità di pasta spaventosa, mi aspetto di passare almeno metà notte con un blocco in pancia... in realtà mi sento come se avessi mangiato un cracker. Il gestore ci offre anche un biscotto: a metà tra cortesia e marketing.

Giovedì 31 agosto

Dimenticata la pasta, divoriamo la colazione, portiamo con noi il pane rimasto. Prima di salutarci il guardien ci offre una caramella alla castagna che, scopriremo, andrà mangiata con attenzione, perché tende ad attaccarsi al lavoro del dentista e a tutto quello che trova in bocca.
Stamattina siamo particolarmente lenti, ma il paesaggio è spettacolare, gli ovili di Ballone sono molto carini (molti dei nostri compagni di viaggio si sono fermati lì, stanotte). Proseguiamo puntando la Bocca di Fuciale, che si fa desiderare. Durante la salita ci sorpassano i due tizi “sandaluti”, chissà se hanno fatto il cirque coi sandali... mi fermo a guardare come camminano questi due: in effetti appoggiano il piede evitando le punte e le asperità, esattamente il contrario di quello che si fa con gli scarponi.
Chiaramente sulla bocca tira un fastidioso vento: l'unico riparo (un muretto a secco) è già occupato, proseguiamo vero il "ciottulu di i mori" al cospetto del Paglia Orba e di Capo Tafunatu. Per pranzo mangiamo un po' del "Lonzu" acquistato a Haut Asco, una delizia!
Da qua in poi si scende verso Castello di Vergio, lungo il Golo: un torrente bellissimo. Ci concediamo una pausa "pucciapiedi" per dare sollievo ai piedi: funziona! Rinvigoriti riprendiamo il cammino scendendo per un comodo (non comodissimo!) sentiero. Ricompaiono gli alti larici (a me sembrano piuttosto un incrocio tra pino marittimo e larice) che crescono nei luoghi più improbabili (come se si nutrissero di roccia).
La tappa si fa lunga...la guida indica un'ora e 20 alle bergerie du Radule: noi non siamo campioni, ma ci è sembrata una stima piuttosto ottimistica! Compaiono le prime betulle, la foresta diventa più fitta e a tratti inquietante.
Ad un certo punto perdo il sentiero, dobbiamo fermarci per cercare le tracce, è il primo posto in cui i segni sono difficili da scovare, per fortuna degli ometti ci guidano, sostituendosi ai segni sbiaditi. e via, si va, che è tardi, cammina cammina mi dispiace non potermi gustare con tranquillità un luogo cosi affascinante.
Una indicazione "Castello di Vergiu - 40 min" più che gettarci nello sconforto ci carica di adrenalina: faremo quel tratto in 17 minuti!
Castello di Vergio è un luogo squallido: l'albergo è trasandato ma alla fin fine una doccia calda ed un letto "normale" non si disprezzano. La cena è francese, ma tutto sommato buona.
Ci rimane un po' di fastidio nel constatare che i locali del dormitorio sono volutamente trasandati per indurre la gente a stare in albergo.

Venerdì 1 settembre

Partiamo verso il colle di S. Pietro, attraverso una bella e fitta foresta di larici, piuttosto simile alle nostre, solo un po' più arida.
Il colle di S. Pietro è certamente un luogo ventoso, a giudicare dagli alberi: uno è praticamente orizzontale! Da qua inizia un sentiero in costa che ci porterà al lago di Nino: incontriamo una coppia di pensionati di Bassano del Grappa, li vediamo un po' stanchi, ci dicono che sono 10 giorno che camminano, ho la sensazione che ne abbiano davvero abbastanza!
Il lago di Nino è un posto bucolico, con cavalli e mucche che scorrazzano liberi su un prato che sembra un tappeto. Spettacolare.
Seguiamo il Tavignanu verso il Manganu, il "solito" torrente con cascatelle e pozze per il sollievo dei nostri piedi.
La valle del Tavignanu è meravigliosa: ci manca solo la colonna sonora di Morricone e saremmo nel far west!
Il Manganu si guadagna con una salitina di mezz'ora abbondante (il solito rifugio che si sposta...non sono solo sulle Alpi!).
Ci godiamo un po' le fresche acque del torrente ma prima che il sole tramonti ci decidiamo a fare la doccia. L'acqua era persino più fredda di quella del Carrozzu, condita dal solito venticello gelido: io contavo su qualche raggio di sole, ma una nuvoletta dispettosa mi ha impedito di goderne. Ad ogni modo una doccia (se sopravvivi) è sempre rigenerante.
Il percorso che avevamo in mente per il giorno successivo era di vedere i laghi di Capitello e di Melo, per poi uscire dal GR20 scendendo per le bergerie de Grottelle dove avremmo preso un autobus per Corte, questo comportava parecchi metri di dislivello, sia in salita che in discesa.
C'era anche una alternativa: scendere a Corte per la Valle del Tavignanu, si trattava però di una "passeggiatona" di quasi otto ore.
Alla fine prevale la seconda ipotesi.
Ci dedichiamo alla cena, una pasta con prosciutto crudo e una passata di pomodoro francese. Sarà che la fame non mancava ma non è stata niente male! Al solito per me la notte è stata veloce: sono svenuto nel sacco a pelo.

Sabato 2 settembre

Al mattino una colazione con caffè in polvere e canestrelli corsi pagati a peso d'oro ci dà un po' di energia per affrontare la discesa.
Prima di partire andiamo a salutare Kirsten e il suo compagno (con quel nome impronunciabile...).
Torniamo sui nostri passi e scendiamo verso la valle.
Molto bella, ricca di faggi, qualche betulla e gli immancabili larici: alcuni molto vecchi.
Seguendo il torrente scendiamo verso il rifugio La Sega, tappa del "Mare a Mare nord", ci arriviamo attraversando un fantastico bosco di larici: finalmente col fusto dritto. Nelle vicinanze del rifugio scoviamo una pozza di acqua cristallina (ma fredda!) che fa barcollare i nostri piani di giungere in giornata a Corte.
Pranziamo facendoci un po' di cremette rimaste, e finendo il pane acquistato al Manganu.
Alla fine decidiamo di fermarci lì per la notte, visto che il posto è molto bello e i gestori del rifugio molto cortesi. Io e Anna dormiremo in tenda: il posto meriterebbe una dormita sotto le stelle filtrate dalle fronde dei larici (in effetti dei tedeschi lo fanno).
Passiamo il pomeriggio sul torrente, con timidi tentativi di bagno: l'acqua non coopera!
La cena del rifugio è molto sostanziosa: zuppa corsa, pasta col pomodoro e con un sugo di cinghiale, e per continuare spezzatino di cinghiale! Se decidi di fermarti a cena in questo posto sappi che il gestore -un Corso doc- non gradisce che avanzi cibo a tavola: mangiare tutto! L'ambiente in realtà è molto cordiale e scherzoso. Alla fine della cena i due gestori ci offrono una performance canora in francese e corso di sicuro effetto: erano in due ma sembravano in 10!
Al solito, si va a letto presto, noi in tenda e Cinzia e Nicola in rifugio, ci diamo appuntamento alle 7.30 di domani.

Domenica 3 settembre

Per la colazione spacchiamo il minuto: alle 7 e 31 abbiamo il caffè in tavola.
Zaino in spalla e iniziamo la discesa verso Corte, uno dei cani del rifugio ci accompagna lungo il bosco, in verità con ampie deviazioni. La valle del Tavignanu diventa a tratti molto stretta, tuttavia il sentiero rimane sempre molto confortevole.
Notiamo che ci stiamo avvicinando alla civiltà guardando i personaggi che incontriamo lungo la strada: l'abbigliamento tecnico lascia spazio ai golfini e alle clark, compaiono famigliole e la dimensione degli zaini diminuisce decisamente!
Mi fa un effetto strano, arrivare nella "civiltà". Siamo piuttosto stanchi, e molto accaldati: la temperatura è decisamente diversa!
Ci ritroviamo a passeggiare per le vie centrali di Corte con scarponi e zaino, mentre personaggi decisamente "tirati" sono seduti ai bar.
Decidiamo che il nostro pranzo sarà un gelato che tutto sommato non ci dispiace.
Per il pomeriggio ci dividiamo: io e Anna cerchiamo un parchetto per stare tranquilli, mentre Cinzia e Nicola voglio approfittare per vedere un po' di città, ci diamo appuntamento in stazione per prendere il treno che ci riporterà a Calvi.
Saliamo nei famosi trenini corsi.
La velocità non è mai elevata, anche perché la ferrovia è spesso frequentata dalle vacche, capita che a volte il treno faccia brusche frenate per far passare l'animale più frequente della Corsica.
A Ponte Leccia cambiamo treno, il controllore sale per essere sicuro che tutti vadano a Calvi e non ci sia nessuno che chiede fermate intermedie. Il treno parte lentamente: rimango perplesso nel vedere che il controllore scende dalla nostra carrozza, corre in avanti per salire nell'altra. Peccato che avesse dimenticato di chiudere la porta!
Alla fine arriviamo a Calvi con solo 10 minuti di ritardo (vacche comprese!). Riprediamo la macchina e andiamo al campeggio montiamo la tenda velocemente, doccia e a nanna.
Per il giorno dopo ci diamo appuntamento a mezzogiorno, ciascuno deciderà in autonomia.
Durante la notte mi sveglio, forse perché i rumori sono diversi, o forse perché qualche coppia di vicini si dedica ad attività... notturne.

Lunedì 4 settembre

Mi lascio convincere da Anna di andare a correre la mattina lungo la spiaggia di Calvi: devo dire che mezz'ora di corsa e relativo bagno son veramente un portento! Alle undici facciamo ritorno al campeggio affamati come lupi: ci concediamo una colazione al bar del centro commerciale. Sembrerà strano ma il caffè col latte non era niente male, e nemmeno le brioches: probabilmente la fame ha fatto la sua parte. Ci tratteniamo, perché a mezzogiorno abbiamo appuntamento con Cinzia e Nicola: per pranzo pollo arrosto. Ben, un buco nell'acqua anche qua! Il pollo sembrava lesso: e la pelle non era nemmeno arrosta, ma tutto sommato si faceva mangiare.
In preda allo svacco totale ci concediamo una pennica, il pomeriggio faremo un giretto nell'entroterra corso, al di fuori degli itinerari turistici.
Devo dire che il ricordo che ho di questi paesetti non è molto positivo, e in effetti mi ha fatto un effetto strano: il solito sentimento agrodolce della terra corsa. I paesi non sono belli, anzi sono piuttosto trasandati, ma hai sempre la sensazione che quella trasandata sia l'unica forma di vita possibile in un posto come quello.
Come se ci fosse un tacito accordo tra terra e abitanti: come se la terra avesse imposto un limite ai suoi abitanti e loro lo avessero accettato, per quieto vivere.
Insomma, alla fine della storia ne è valsa la pena andare a fare quel giretto, però se mi chiedi come sono quei paesi ti rispondo che sono brutti!
Al ritorno ci siamo concessi una cenona: pizza e grigliata.

Martedì 5 settembre

Sveglia presto, colazione, smontiamo la tenda e via verso Porto. La strada mette a dura prova lo stomaco, ma le pause frequenti permettono di ammirare il panorama.
Alla fine arriviamo a Porto a metà giornata, cerchiamo un campeggio e ci sistemiamo. Il camping è quasi vuoto, noi prendiamo una delle prime piazzole; ci lascia perplessi la scelta di due toscani che si piazzano attaccati a noi, avendo tutto il campeggio a disposizione.
Il pomeriggio scorre tra pennica e giretto per Porto, ci troviamo alle 18 con Cinzia e Nicola per gustarci il tramonto dalle "Calache". Splendido.
Molto suggestivo il fatto che le persone presenti parlassero sottovoce, come per non disturbare lo spettacolo.

Mercoledì 6 settembre

Questa mattina facciamo un giro organizzato in barca nel parco della Scandola, girando tra scogli di incredibile bellezza! Immancabili i natanti aristocratici che passano la notte nelle piccole baie.
L'acqua è limpidissima, se non ci sono onde fa impressione vedere il fondo del mare parecchi metri sotto. Se posso darti un consiglio, fai questo giro di pomeriggio, la luce del sole arriva da dietro e le fotografie riescono meglio.
Il pomeriggio lo passiamo in una delle pochissime spiagge: la raggiungiamo dopo aver percorso una tortuosa stradina: l'acqua è veramente bellissima.

Giovedì 7 settembre

Smontiamo le tende: oggi attraverseremo la Corsica per la terza volta, andiamo infatti verso Bastia. Inizialmente la strada è stretta e tortuosa, poi migliora e diventa persino più caratteristica! Oltre alle onnipresenti vacche, compaiono anche le capre, ma soprattutto maiali e maialini che attraversano impuniti la strada. Sembra davvero che queste bestie siano sorde: puoi suonare accelerare fare i fari... tutto perfettamente inutile, loro non modificheranno l'andatura!
All'una e mezza decidiamo di fermarci per un panino in un paese non meglio definito a 40 km da Bastia, nell'interno.
Ci fermiamo in un locale piuttosto anonimo e chiediamo se fanno panini. La risposta è no, oggi cous-cous! Ci adeguiamo, e non ce ne pentiamo! Mangiamo come maialini. E paghiamo pure poco.
A panza piena ripartiamo per Bastia...lo stato d'animo inizia a cambiare: ci rendiamo conto che questa vacanza sta davvero per finire.