Salisburgo, Praga e Cesky Krumlov

Dal 27 luglio al 1 agosto 2010

di Carlo Camarotto

Mappa del viaggio

Presentazione, Mappa del percorso

SPCK

Un breve viaggio in macchina da Padova a Praga, con tappe a Salisburgo e Cesky Krumlov. La bellissima città austriaca ci conquisterà con la sua ricercata raffinatezza, la capitale boema ci ammalierà con un'atmosfera romantica d'altri tempi ed il piccolo paesino della Boemia meridionale sarà la ciliegina sulla torta di questo intenso viaggio, la sua autentica sorpresa.

Montagne intorno Salisburgo
Salisburgo
La Getreidegasse
Festung Hohensalzburg
Piazza della Città Vecchia
Ponte Carlo
Castello di Praga 1
Castello di Praga 2
Fantasmi
Pension u kaplicky
Torre del castello
Ceský Krumlov
Castello di Ceský Krumlov 1
Castello di Ceský Krumlov 2

Inizio del racconto

SPCK

Martedì 27 luglio

Quanto verde, quanta dolce pace montana. L’Austria che si svolge a lato dell’autostrada che dal confine italiano procede in direzione di Salisburgo è un continuo susseguirsi di lieti e verdeggianti paesaggi di montagna, di un’intensa e pura bellezza. A dispetto della veloce corsa in macchina verso nord, abbiamo modo di goderci la beltà di questo territorio che ci appare così armonico e profondamente legato al popolo che lo abita.
La nostra prima tappa è la città di Mozart, in cui giungiamo dopo circa cinque ore dalla partenza da Padova. L’hotel che abbiamo prenotato direttamente dall’Italia si trova a pochi passi dal centro, appena ad est del Mönchsberg, una delle due colline alla cui base si è sviluppata la città di Salisburgo. È un luogo caratteristico, con arredi vecchi e consunti che sembrano provenire da un convento dismesso e rendono l’atmosfera d’altri tempi. Non può che piacerci, sempre come siamo alla ricerca d’emozioni uniche, non omologate.
La città ci attende per una breve perlustrazione serale con un’aria resa frizzante da qualche goccia di pioggia caduta nel pomeriggio. Le vie che ci avvicinano al centro, come quelle del centro stesso, sono quasi deserte, fatto che ci permette di godere in assoluta pace della bellezza di questa città fuori dal tempo. Ceniamo in un localino in una corte all’interno di un palazzo, gustando qualche piatto tipico della cucina austriaca, e poi vaghiamo senza una meta precisa tra le stradine debolmente illuminate che s’intersecano all’ombra del castello. Cominciamo ad incontrare un numero crescente di persone solo avvicinandoci all’auditorium. È appena finito quello che sembra essere stato un concerto di musica classica e le strade si stanno riempiendo di signori e signore vestiti con abiti da sera eleganti e ricercati (tra loro anche alcune giapponesi con i loro coloratissimi vestiti tradizionali). Immersi in tale folla compita, si fa forte l’impressione che Salisburgo sia una città sofisticata e culturalmente viva. È con questa impressione che torniamo all’albergo per un meritato riposo.

Mercoledì 28 luglio

Un mattino assolato ci accoglie al risveglio, anche se durante la notte abbiamo sentito un forte scrosciare d’acqua sul tetto. Per le strade di Salisburgo c’è un intenso andirivieni di turisti, che si concentrano principalmente lungo la via principale della città vecchia, dove si affaccia anche la casa natale di Mozart. Alcune bancarelle di prodotti tipici, tra cui i famosi wurstel, occupano una delle piazze più belle della città. Salisburgo ci appare viva e vitale, pienamente vissuta, sia dai turisti sia dai suoi abitanti. L’architettura barocca della maggior parte delle case è semplice, ma lineare e pulita. Trasmette una sensazione di freschezza e leggerezza. Un vero piacere.
Caterina, che si dimostra più interessata di me ai tanti negozi che si affacciano sulle strade del centro, nota la grande quantità di negozi di vestiti. Tra le tante catene alla moda, spiccano piccoli atelier che offrono abiti ricercati dall’indubbio fascino. Lo spirito italiano, che ha così tanto caratterizzato l’architettura della città, è ancora ben presente in tanti altri aspetti del vissuto quotidiano (tra i quali anche i numerosi caffé all’aperto).
Verso mezzogiorno volgiamo la nostra attenzione al castello, posto sulla sommità meridionale del Mönchsberg. Dal basso la sua enorme sagoma bianca è catalizzatrice d’attenzione, quasi sempre ben visibile dagli stretti vicoli della città vecchia. Le strette stradine che salgono dalle pendici del colle sono sempre più caratteristiche ed offrono una vista via via più intensa sulle cupole verdi delle chiese ed i tetti marroni delle case. Per salire al castello c’è anche una cabinovia, ma noi preferiamo un lento procedere verso l’alto, attraverso un’irta salita che si avvale talvolta di lunghe scalinate. Le mura difensive sono imponenti, ma è tutta la struttura del castello ad impressionare per robustezza. Non per nulla nella sua storia è stato varie volte l’ultimo baluardo difensivo dei vescovi reggenti della città, che al suo interno si proteggevano quando ne avevano bisogno. Il castello non è mai stato espugnato.
Quelle antiche mura hanno tanto da offrire, dalle superbe visuali della città agli antichi mobili, dalla storia in parte raccontata da utili audioguide alle mostre permanenti sulla prima guerra mondiale. Vaghiamo per il castello fino a metà pomeriggio, godendocelo veramente un mondo.
Ridiscesi ci concediamo una birra avvolti nella calma di una corte verde e rilassante, poi superiamo le fredde acque lattiginose del Salzach, il fiume che attraversa il centro città, per visitare i giardini del palazzo Mirabell, un universo colorato di fiori accuditi con passione e competenza. Il cielo si è rannuvolato e minaccia pioggia, ma la temperatura è ancora piuttosto piacevole. La visione del castello è lo sfondo che ci accompagna in questa camminata tra aiuole fiorite e giochi d’acqua delle numerose fontane. Entrambi pensiamo che sarebbe bello vivere un’esperienza di vita a Salisburgo, anche solo per un anno. Senza ombra di dubbio è una città affascinante.

Giovedì 29 luglio

Ancora una volta il mattino ci accoglie con il sole. Ho qualche problema all’albergo per farmi fare un conto corretto di quanto devo pagare (la ragazza alla reception ha fatto la notte e non connette più) e poi siamo pronti per partire. Riprendere la macchina per continuare questo lungo viaggio verso nord ha un sapore d’avventura autentico, che ci inebria. L’autostrada che da Salisburgo conduce a Linz scorre inizialmente tra montagne verdi, poi la valle s’allarga e alla nostra destra notiamo il luccichio di un lago piuttosto vasto (lago Attersee). Il paesaggio è veramente stupendo.
A Linz abbandoniamo l’autostrada e ci dirigiamo a nord verso il confine con la Repubblica Ceca. Anche se ora il confine si passa senza dover affrontare alcuna barriera, le differenze tra Austria e Repubblica Ceca appaiano ugualmente visibili. Il paesaggio offerto dalla seconda perde quell’impronta umana ordinata ed efficiente che così tanto caratterizza l’Austria. I villaggi appaiano più grigi e logori, i campi più incolti, i boschi più selvatici. Ai lati della strada si notano venditori ambulanti occasionali che offrono tutti lo stesso prodotto, vasi pieni di un frutto violaceo che pare mirtillo. Il passaggio dalla ricca e prospera Austria alla più povera Repubblica Ceca non è così eclatante, ma è sufficiente uno sguardo un po’ più approfondito per notarlo.
Con le soste determinate dalle esigenze fisiologiche di Caterina, ci fermiamo in un locale poco scostato dalla strada che offre, oltre a qualche piatto tradizionale ceco ed all’immancabile birra, anche un po’ di tranquillità, grazie all’ampia veranda ed un verde prato accudito con cura. Le cameriere, tutte molto giovani, non parlano una parola d’inglese, ma riusciamo comunque a farci capire.
Continuando verso Praga lungo la strada statale, l’unica che dalla Boemia meridionale conduce a nord verso la capitale, superiamo il centro di parecchi paesini, nessuno dei quali sembra offrire granché. La strada va su e giù per le colline che caratterizzano la zona, alle volte assumendo pendenze davvero considerevoli. Poco prima di raggiungere la capitale capitiamo nel bel mezzo di un forte temporale, con l’acqua che cadde giù dal cielo con violenza e l’andatura che si fa piuttosto lenta. Quando però entriamo in città il temporale lo abbiamo ormai lasciato alle spalle e qualche sprazzo di cielo sereno già appare sopra le nostre teste.
Le strade della capitale sono trafficate ed il nostro ingresso nel centro cittadino, che avviene attraverso il Nuselský most, un lungo viadotto che, mastodontico, s’impone alla vista poco a sud del centro città, è praticamente a passo d’uomo. Giungiamo comunque all’albergo senza alcun problema. Lo troviamo eccessivamente elegante per noi, quell’eleganza completamente impersonale tipica delle grandi catene d’alberghi di lusso. L’ostentazione della ricchezza degli arredi, che è comunque solo apparente, e l’eccessivo parvenza di professionalità del personale sono quasi nauseanti, come l’aria claustrofobica della stanza che, pur negli ampi spazi e nei suoi arredi ricercati, appare buia e opprimente. Non amo questo tipo di alberghi, che normalmente salvo solo per le colazioni varie e piuttosto abbondanti.
Il tempo di lavarsi e riposare un po’ e siamo già pronti ad incamminarci verso il centro storico della città. L’albergo è situato a Nové Město (Città Nuova), a pochi passi da Piazza San Venceslao, che più che una vera e propria piazza è un ampio stradone in lieve pendenza. Da qui entrare nella Città Vecchia (Staré Město) è una questione di pochi passi.
Le bellezze architettoniche di Praga c’investono con il loro fascino d’altri tempi, fatto di palazzi dalle facciate barocche, da chiese gotiche e da sprazzi di neoclassicismo. A Staré Město tutto è perfettamente restaurato, ridonato agli antichi splendori, quasi luccicante. Non si può fare altro che vagare con il viso rivoltò all’insù, godendo di ogni piccolo cambio di prospettiva, di ogni svolta in una nuova stradina. La calca di turisti che riempiono ogni più piccolo spazio tra le vie non è sufficiente ad indispettirmi, scomparendo di fronte al piacere di muovermi nella Piazza della Città Vecchia osservando le guglie gotiche della Chiesa di Santa Maria di Týn e quella del Municipio, oppure fotografando con passione la facciata del Palazzo Kinský e le particolari decorazione dell’orologio astronomico. Se c’è qualcosa che non quadra in tutto questo incanto è altro. A mio avviso fa da contraltare a questa pura bellezza la forte sensazione che la Città Vecchia sia diventata un luogo da mostrare ai turisti e non più un luogo vissuto dai praghesi. È una sensazione che provo all’istante e che sentirò rafforzarsi nei due giorni passati a vagare per le strade della città. Per quanto l’atmosfera offerta dal centro di Praga sia quasi unica per bellezza e per il suo intimo sapore romantico, una patina di falsità, di poco vero, la ricopre, raffreddando un’estasi che altrimenti sarebbe totale. A tal riguardo ripenso alle molte rappresentazioni musicali o teatrali che sembrano aver luogo nel centro storico, spesso ospitate in splendide sale normalmente chiuse al pubblico, che appaiono più rivolte al turista che ad un normale cittadino. A confronto con la ricercata raffinatezza di Salisburgo, Praga pare essersi svilita, svenduta al mero profitto. Rimane ferma la sensazione di visitare un bellissimo “giocattolo”, non una città (sia ben chiaro, in due giorni ho visitato solo Staré Město e Mala Strana, le due parti storiche della città… so da me che Praga è altro oltre a questo. Vedere la Praga più vera e vitale sarà l’obiettivo di una futura visita).
Dopo la Piazza della Città Vecchia ci perdiamo nelle stradine meno frequentate per raggiungere la riva della Moldava e con essa ammirare il Ponte Carlo. A stupirmi è però la visione del castello, che s’innalza su un piccolo colle sulla riva sinistra del fiume. Le guglie gotiche della Cattedrale di San Vito, ospitata all’interno del castello, si stagliano con imponenza sulle case colorate di Malá Strana e sulle grigie acque del fiume, conferendo un tocco magico al paesaggio. Il Ponte Carlo è affollato fino all’inverosimile, con venditori ambulanti e artisti disposti in due lunghe file vicino ai parapetti ed in mezzo l’andirivieni continuo di persone di tutte le nazionalità. Le sue famose trenta statue sovrastano la folla di turisti e venditori e aggiungono la loro storia alle incantevoli visuali che possono essere godute dal ponte, sia che si guardi a valle o a monte, sia che ci si soffermi su Malá Strana a sinistra del corso del fiume o su Staré Město alla sua destra. Il vecchio ponte di pietra è senz’altro un’opera di per se stessa favolosa, ma è ciò che lo circonda a renderlo unico.
Superati gli oltre cinquecento metri di ponte, e giunti così sulla sponda sinistra del fiume, scegliamo un locale dove cenare che ci offra una bella vista sul ponte. Quello c’importa, più che la qualità e la quantità del cibo. Il sole, che fino a quel momento se n’era rimasto nascosto dietro un folto strato di nubi, decide di allietare la nostra cena uscendo allo scoperto poco prima del tramonto, incendiando per qualche minuto le torri e le case di Staré Město. Da lì sotto, in basso sulla riva sinistra del fiume, il Ponte Carlo appare in tutta la sua bellezza.
Quando il buio cala, la vecchia Praga s’illumina. La nera mole della Cattedrale di San Vito viene impreziosita da luci arancio che, proiettate dal basso, ne slanciano ancora di più le forme già audaci. Ai suoi piedi, luci bianche danzano sulle facciate degli edifici del castello, creando la base di una brillante cornice, completata da un cielo crepuscolare con tinte violacee.
Abbandoniamo le rive del fiume solo con l’intento di camminare nuovamente per i vicoli di Staré Město e per vedere il funzionamento dell’orologio astronomico. Mancano poco alle undici e siamo in molti ad attendere in Piazza della Città Vecchia lo scoccare dell’ora, tutti ignari che a quell’ora non succederà un bel nulla. Più che deluso, il folto pubblico pare divertito dall’assenza dello spettacolo. Riproveremo tutti l’indomani.

Venerdì 30 luglio

Non mi sono sbagliato. La colazione offerta dall’albergo è un’autentica goduria per il palato. Amo follemente mangiare uova, pancetta, prosciutto e formaggio appena svegliato, per poi lanciarmi sul dolce e sui succhi di frutta. Tanta abbondanza mi riappacifica con la struttura che ci ospita.
La giornata odierna, che appare ancora velata di nubi, abbiamo intenzione di dedicarla al castello e a Malá Strana, il vecchio quartiere che nasce ai suoi piedi. Per giungere al Ponte Carlo procediamo lungo vie non ancora conosciute, seguendo solo vagamente il nostro senso dell’orientamento. Ciò ci porta parzialmente fuori dagli itinerari più turistici, concedendoci una relativa solitudine. Quando però arriviamo al Ponte, lo troviamo assiepato di persone come la sera precedente, una calca continua ed indissolubile che si sfilaccia e dirada solo penetrando in profondità in Malá Strana. Il vecchio quartiere del castello è una tavolozza di colori pastello che, anche senza un raggio di sole, risaltano vividi e piacevoli allo sguardo. La ricercatezza delle facciate barocche dei palazzi che adornano le strade in salita è affascinante, rapitrice. Lo stendersi dei suoi tetti rosso-mattone, che si può godere da alcune terrazze nei pressi del castello, toglie il fiato.
L’ingresso principale del castello è intasato da una folla che attende il cambio della guardia di mezzogiorno, il principale della giornata. Riusciamo a vedere poco o niente, se non i cinque musicisti fermi alle finestre che danno sul primo cortile che intonano una piccola marcia all’ora del cambio. Finché non arriva il loro turno di suonare se ne rimangono talmente fermi da farmi credere di essere di fronte a cinque strane statue di cera.
Ad attirarci all’interno del castello è l’enorme cattedrale di San Vito che così tanto ho ammirato dal ponte, un centinaio di metri più in basso. Quanto è scura e cupa all’esterno, tanto la cattedrale risulta chiara e vivace all’interno, con splendide vetrate multicolori che infiammano gli anditi nascosti delle navate. Il resto dei vari cortili che caratterizzano la parte più interna dell’area del castello offrono invece belle visuali medioevali, ma nulla più. Per sfuggire un po’ dall’enorme ammasso di persone, alla ricerca di una minima tranquillità, usciamo dal lato nord del castello e scendiamo nella fossa dei cervi, la base dell’antico fossato che circondava il castello, ora un profondo canyon verde ricoperto di fronde alberate. Risaliti dall’altro lato del fossato, i giardini rinascimentali del palazzo d’estate ci offrono quella piacevole tranquillità che andavamo cercando, che si materializza con una comodo panchina solo lievemente baciata dai raggi di un sole che finalmente ha deciso di mostrarsi. La cattedrale di San Vito ed il Castello appaiono appena oltre le fronde degli alberi, mentre un vasto panorama della città di Praga s’osserva da un vicino belvedere. Tutto così piacevole che ci addormentiamo entrambi al suono del gorgoglio dell’acqua di una fontana ed al cinguettio degli uccelli. Quando ci risvegliamo sentiamo che è giunta l’ora di abbandonare la collina del castello per ridiscendere tra le viuzze di Malá Strana e poi, oltre il Ponte, nuovamente ad ammirare la splendida Piazza della Città Vecchia, il cui fascino appare immortale. È l’ora di vedere l’orologio astronomico in funzione.
Per cena scegliamo d’abbandonare il centro e gustare la calorosa accoglienza di un vero pub ceco nelle vicinanze dell’albergo. Il locale che scegliamo risponde perfettamente alle nostre esigenze e l’italiano abbozzato con discreto successo da uno dei due camerieri ci facilita nella scelta dei cibi. Mangiamo ottimamente ed ad un prezzo nettamente inferiore a quanto speso il giorno precedente. Ormai con le tenebre scese sulla città, torniamo nei pressi del fiume e del Ponte Carlo, per ammirarne le fattezze sapientemente illuminate. Starei ore a rimirare le guglie della Cattedrale di San Vito che appaiono oltre il ponte, appollaiate sulla collina a mettersi in bella mostra. Un autentico spettacolo che cerchiamo d’imprimere nella mente per non lasciarcelo più sfuggire, l’ultima vera immagine di questa superba città.

Sabato 31 luglio

La giornata si presenta al mattino con un’aria ancora fresca, ma il cielo è per lo più sereno, privo di quella coltre di nubi grigiastre che l’hanno caratterizzato nelle giornate scorse. Ci facciamo riconsegnare la macchina, rimasta prigioniera per due giorni all’interno dei sotterranei dell’albergo, e ci accingiamo ad uscire dalla città dalla stessa direzione da cui eravamo entrati. Il traffico, essendo sabato mattina, è meno congestionato del previsto e, a parte un pazzo che ci taglia la strada all’improvviso, tutto scorre liscio e senza problemi.
Non sappiamo esattamente cosa fare, avendo solo una generica idea di base alla quale aggrapparci: la notte la vogliamo passare in qualche posto vicino al confine austriaco. All’andata, sulla strada che dal confine conduce fino a České Budějovice, avevamo visto alcune pensioncine dall’aspetto curato, più un paio di borghi appollaiati sulle cime di soffici colline con un certo fascino medioevale. Decidiamo così di dirigerci verso quella zona, lasciando la scelta dell’esatto luogo in cui sostare al momento opportuno (oppure al caso, come poi è successo).
Superata České Budějovice, in un momento in cui non presto più di tanta attenzione alla strada, la macchina decide da sè di abbandonare la statale numero tre per una via mai presa in considerazione. Un bel salto nel verde e nel giallo dei boschi e dei campi agricoli della Boemia meridionale. Siamo lì lì per tornare indietro, ma poi ci facciamo affascinare dal paesaggio bucolico e decidiamo di proseguire, giungendo dopo qualche chilometro nei pressi di una piccola cittadina dal nome sconosciuto: Český Krumlov. Non è nostra intenzione fermarci, anche perché la strada che costeggia il paese sembra essere un po’ troppo trafficata, ma i necessari bisogni fisiologici di Caterina c’impongono di trovare a breve un parcheggio ed un bar con annessa toilette. Grazie alla sosta forzata abbiamo modo di notare che il paesino è davvero bello, con un centro dalla raffinata architettura medioevale. Český Krumlov nasce sulle rive della Moldava, lo stesso fiume che qualche centinaio di chilometri più a valle allieterà le visioni romantiche dei praghesi, appropriandosi di una sua ansa molto accentuata. Sul lato interno dell’ansa si trova il nucleo principale del centro storico, su cui campeggia la mole della chiesa cinquecentesca di San Vito, sul lato esterno settentrionale si erge invece il castello, posizionato su una rupe a strapiombo sulle acque rapide del fiume. Il castello di Krumlov è insolitamente grande se confrontato con le piccole dimensioni del paese che lo ospita (per dimensioni è secondo soltanto al complesso del castello di Praga). La maggior parte dell’architettura del centro storico è da datare dal XIV al XVII secolo, con strutture in stile gotico, rinascimentale e barocco. È un autentico mondo incantato, giustamente eletto Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Se non avessimo sbagliato strada, e se Caterina non avesse avuto un bisogno così impellente di andare in bagno, non avremmo mai scoperto questo autentico gioiello boemo. Guarda te il caso.
È sufficiente un’occhiata per decidere all’istante di cercare da dormire in paese, cosa a dire il vero non proprio facile, visto l’elevato numero di turisti che camminano tra le strette vie del centro storico e quelle che scendono il fiume a bordo di canoe e gommoni. Český Krumlov è una città turistica molto rinomata della Boemia meridionale, una fama consolidata però solo all’interno della Repubblica Ceca. Poco di lei si conosce all’estero. I turisti che notiamo passeggiare sono quasi tutti cechi, giovani ed anziani in egual misura, mentre pochissimi sembrano provenire dall’Europa occidentale. A dimostrazione di ciò, ben pochi sono i gestori di pensioni che parlano inglese, anche se non ci sono troppi problemi per farsi capire. Solo al sesto tentativo riusciamo a trovare una camera doppia libera. Una casa bellissima dal tetto a due falde molto spioventi, con le pareti colorate di un azzurro pastello e le cornici delle finestre di un bianco candito. C’è da rimanere estasiati dalla cura dei particolari della camera da letto, un’autentica alcova romantica che sembra uscita da un libro di fiabe. Siamo entrambi felicissimi di cosa la sorte ha avuto in serbo per noi quest’oggi e con questo sollievo nell’animo ci apprestiamo a scoprire la piccola cittadina e tutte le sue bellezze: tra quelli non ancora nominati, l’alta torre del castello, visibile da quasi ogni angolo del paese, colorata con tinte di verde e rosa, ed i suoi curati giardini, un universo di siepi, aiuole e zampilli d’acqua. Ma è forse la visione dell’intera cittadina che si gode dalle alte mura del castello, un insieme di rossi tetti circondati dal grigio scintillante dell’acqua del fiume e dal verde profondo dei boschi di conifere, ad estasiare più di ogni altra cosa.
Calata la notte Český Krumlov appare poi, se possibile, ancor più bella, così sapientemente illuminata da far risaltare tutte le sue bellezze. Le strade e le piazze si svuotano, mentre si riempiono i piccoli ristoranti sulle rive del fiume, con i tavoli illuminati dalle tremolanti luci delle candele. Una bruma umida si alza dalle acque ed avvolge tutto e tutti, rendendo ancora più forte la sensazione di essere parte di una fiaba, di un mondo medioevale uscito dalle nebbie della fantasia. Non può essere che questo l’ultimo ricordo di Český Krumlov.

Domenica 01 agosto

La nostra camera è circondata su tre lati da finestre, incorniciate con tendine bianche finemente ricamate. Il sorgere lento del sole, un’alba lattiginosa che cerca con difficoltà di farsi spazio tra l’immota bruma ereditata dalla notte, ci accoglie in questo ultimo giorno di viaggio quando siamo ancora avvolti nel caldo tepore del piumino. Le ore antelucane sono particolarmente fresche a Český Krumlov, anche in piena estate.
L’abbondante colazione ci viene servita su un carrellino direttamente in camera, anch’esso addobbato con centrini dalle ricamature ricercate. Alla Pension u kapliĉky è un po’ tutto così, da fiaba romantica.
Quando usciamo dal paese sono poche le persone già uscite in strada ed è un po’ come avere Český Krumlov tutta per noi. I pochi chilometri che ci separano dal confine con l’Austria sono un susseguirsi di gialle colline coltivate ad orzo, cinte da pareti di conifere verde scuro che lasciano nell’aria un salutare odore di resina e di bosco bagnato. Questo è veramente un buon modo di salutare la Repubblica Ceca.
Per sera dobbiamo arrivare in Italia, quindi il ritorno attraverso l’Austria è solo una lunga corsa in autostrada, con un paio di fermate agli autogrill per bere alcune tazzine di caffè dal costo esorbitante. Oltre seicento chilometri passati tra musica, chiacchiere e freschi ricordi, sognando Salisburgo, Praga e Český Krumlov.