Tappa numero 2, Dal 7 al 10 agosto 2016
Domenica 7 agosto 2016 - Eymet
Dopo tre faticosi giorni di
macchina, un po’ tutti hanno l’esigenza di starsene
tranquilli e assaporare l’aria
serena della gîte. Il
prato ben
tagliato conduce alla florida parete di un campo di mais e, oltre a
questo, la
visuale si spezza sul verde cupo di un bosco di querce. In mezzo, non
visto, c’è
il laghetto dalle acque increspate dal vento. È possibile
giungere sulle sue
rive con una brevissima passeggiata su un sentiero che scorre tra il
campo di
mais e un pruneto. Una barchetta è appoggiata sulla riva, di
legno verniciato
di verde, e ogni tanto si scorce qualche piccolo capriolo scorrazzare
nelle
vicinanze. Alla gîte
aleggia quella
pace che stavo cercando.
Il mattino è piuttosto fresco,
ma la giornata si fa più calda e piacevole con il passare
delle ore. A crescere
con il tempo è anche la mia voglia di scoprire la regione,
così, dopo un
gradevole pranzo all’aperto e la visita a due cugini di mia
madre (attività che
di per sé porta via l’intero pomeriggio),
decidiamo di passare la serata a
Eymet, un piccolo paesino della Dordogna a pochi chilometri a nord da
dove
alloggiamo.
Il centro di Eymet è una bastide
ben conservata, con la piazza
centrale in cui si affacciano case medioevali di legno, mattoni crudi,
argilla
e laterizi cotti. Nelle bastides
normalmente la piazza principale ospitava il mercato, costruito in
legno e a
pianta quadrata, con talvolta al piano superiore la sede del consiglio
comunale,
mentre tutt’intorno si costruivano dei couverts,
cioè dei portici. A Eymet questi sono rimasti intatti,
mentre l’antico mercato
è stato sostituito da una fontana.
Vari ristoranti invadono con i
tavoli gli ampi couverts, e su uno
di
questi, la Maison d’Amour,
decidiamo
di sederci per cenare. Da lì seduti, e poi con una leggera
camminata
postprandiale, ci godiamo questo piccolo gioiellino medioevale
piacevolissimo
da visitare, immersi totalmente in una pace antica come le sue case. Ci
torneremo, ne ho proprio voglia.
La Maison d’Amour (37 Place Gambetta, Eymet): voto 8. Creperia che prepara crepes salate e dolci, buone e sostanziose, anche se piuttosto semplici. Posizione magnifica sotto i portici della piazza centrale. Ho assaggiato la andouillette, pietanza locale a base di frattaglie di porco: buona al primo assaggio, poi però nausea velocemente per il gusto decisamente troppo forte.
Lunedì 8 agosto 2016 – Duras
Per due settimane la gîte
sarà la nostra base e concederemo
alla voglia di scoprire l’Aquitania solo incursioni
giornaliere più o meno
lunghe. Vien da sé che le mattine cominciano a susseguirsi
tutte uguali. La
prima a svegliarsi è sempre la mattiniera Celeste,
accompagnata dal
sottoscritto che non può permettersi di lasciare una bimba
di due anni in giro
da sola per casa. Anche se sottratto al letto controvoglia, affrontare
presto la
giornata mi permette d’assaporare la leggera frescura del
mattino trasformarsi
in dolce tepore e di farmi cullare indisturbato dal canto degli uccelli
e dal
fruscio del vento tra le foglie degli alberi. Non ci sono altri suoni
nell’aria
tersa.
Alcune galline razzolano nel
prato e Celeste cerca sempre di catturarle. Le mie piccole si stanno
divertendo
un mondo.
Con tutta la calma che l’ambiente
infonde, ci prepariamo e partiamo per la vicina Duras, cittadina a una
ventina
di minuti di macchina verso nord-ovest, che il lunedì
mattina ospita un
fervente mercato. La città sorge lungo la cresta di una
bassa collina, con uno
splendido castello medievale a una delle due estremità.
Dobbiamo faticare non
poco per trovare un parcheggio perché il luogo è
una nota meta turistica,
soprattutto tra gli inglesi. Parcheggiamo a lato della strada sotto il
castello
e già da lì possiamo aprire lo sguardo sulla
campagna circostante, che si
domina ampiamente vista la posizione rialzata del paese. Lo sguardo si
perde
lontano su boschi, campi di girasole, stoppie di grano e vigneti (i
vini di Duras
dicono essere molto buoni). Come sempre il tutto è una verde
visione che
concilia l’animo.
Il mercato è molto vivo, con le
bancarelle disposte dal piazzale antistante al castello lungo la strada
principale fino all’altra estremità del colle: non
molto grande, ma d’indubbia
vitalità. Ci sono bancarelle di prodotti alimentari tipici
locali, altre di
vestiti e borse, altri ancora di normale frutta e verdura. Lo
percorriamo
avanti e indietro per tutto il mattino, sempre sotto un cocente sole
estivo a
bruciare il capo. Ripararsi sotto la chioma degli alberi di Place
Marguerite
Duras è un vero sollievo. È lì che
pranziamo, al ristorante Don Camillo,
aspettando chi invece del mercato ha voluto visitare il castello (del
quale
parlerò più avanti).
Il pomeriggio e la sera la
dedichiamo invece ai vari parenti sparsi nella regione, che ha come
centro nevralgico
Miramont-de-Guyenne. Tutt’intorno a questo centro cittadino
di poco più di tre
mila abitanti, in un raggio in qualche decina di chilometri, vive la
maggior
parte dei parenti di mia madre. Tutti reclamano la nostra presenza, con
quell’accoglienza
che mi piacerebbe definire più tipica italiana che francese,
ma che sarebbe più
corretto affermare che è una equilibrata miscela tra le due.
Per questi giorni
ci aspettano pantagrueliche cene, tutti seduti attorno a tavolate
riccamente
bandite a chiacchierare in dialetto veneto, in francese, in uno strano
miscuglio tra i due idiomi e a gesti. Generazioni di parenti cresciute
lontane,
ancora una volta unite sotto un unico tetto. L’animo di mia
madre portato fino
al settimo cielo per la felicità.
Don Camillo (Rue Paul Persil, Duras): voto 8. Al Don Camillo si può mangiare un’ottima pizza, solo lievemente abbondante in formaggio, ma dalla pasta dal sapore autenticamente italiano, buona e abbondante. Ottima posizione, con svariati tavoli in una piacevolissima piazzetta alberata.
Martedì 9 agosto 2016 – Marmande
La mattina è più fresca delle
precedenti e basse nuvole grigie ricoprono interamente il cielo.
Meta della giornata è Marmande,
città sulle rive della Garonna a circa venti chilometri
verso sud, l’unica a possedere
pompe dl gpl nella zona (che non sono poi così diffuse al di
fuori delle
autostrade). Marmande non può ritenersi un centro turistico,
tantomeno se
confrontato con splendide città medievali come la non
lontana Bergerac, ma una
camminata tra le sue vie è comunque piacevole, partendo da
Place Henri Birac,
un piazzale di ghiaino alberato dove alcuni signori passano il tempo
giocando a
bocce (immagine quanto mai francese), fino a Place Georges Clemenceau,
la
piazza del municipio, abbellita da un’ampia fontana e qualche
imponente albero,
passando per Place du Marché occupata da un vivido mercato
di prodotti
alimentari (l’annesso mercato coperto, con pescherie,
macellerie e quant’altro,
è un piccolo gioiellino).
L’emozione più bella la dona
però la vecchia chiesa di Notre Dame, dalle gotiche pareti
di pietra
quattrocentesche, e l’annesso giardino, accuratamente gestito
e con splendide
cornici di siepi di carpino. Un bel balzo nel passato medievale
francese che
non mi sarei aspettato di fare a Marmande. Molto piacevole da visitare,
perché
ben organizzato e ospitato all’interno di un
bell’edificio, è anche il centro
d’informazione
turistica, in Rue Toupinerie. Al suo interno appare chiaro come il Lot et Garonne offre per lo
più un
turismo di tipo agricolo, con numerose fiere estive a tema che toccano
quasi
tutti i paesini della regione. Tra i vari eventi, quelli che ci
attraggono
maggiormente sono i marchés
gourmandes,
una sorta di sagra paesana in cui la municipalità mette a
disposizione delle
tavolate cui tutt’intorno si dispongono vari banchi di
prodotti tipici della
zona. Leggiamo attentamente i dépliant
informativi per organizzare una buona serie di cene
all’aperto.
La cena odierna è invece a casa
di un altro cugino di mia madre, la cui casa è a soli sei
chilometri in linea d’aria
dalla gîte, quasi il
doppio invece
per strade asfaltate. È anche per questo che Caterina ed io
decidiamo di
andarci camminando, tagliando per campi e per strade secondarie.
È troppo bello
e rilassante camminare in questa campagna ondulata, ai bordi di boschi
di
querce e carpino, tra campi di girasoli e stoppie di frumento. In
alcuni di
questi hanno appena spanto il letame, ma gli odori normalmente non
piacevoli
rendono solo la nostra camminata più vivida e vera,
aumentandone il godimento.
Scopriamo così angoli ancora più nascosti, con
case incassate tra boschi, quasi
inaccessibili, e nuove verdissime visuali che ci ammaliano. Poco
più di un’ora
di piacevole cammino, fino ad arrivare in tempo per la cena.
Che dire smisurata è poco:
antipasti francesi a base di crostini di fois
gras, prugne di Agen (il prodotto agricolo più
importante della regione)
avvolte in fette di pancetta e champagne,
piatto principale italiano con un degnissimo pasticcio di lasagne. Con
un
bicchiere davanti sempre pieno di vino nonostante i miei sforzi di
svuotarlo,
la serata non può che concludersi nei migliori dei modi.
Mercoledì 10 agosto 2016 – Duna di Pilat
Il sole splende nuovamente, ma
non è sufficiente a scaldare un’aria che si
mantiene piuttosto fresca. L’ideale
per partire alla volta dell’oceano Atlantico, verso la duna
di Pilat, un’immensa
montagna di sabbia all’imbocco del Bacino di Arcachon
(distante poco più di 150
chilometri dalla calma e pacifica campagna del Lot
et Garonne).
Il Bacino di Arcachon è una
delle zone più turistiche del sud-ovest francese e ce ne
accorgiamo, nostro
malgrado, non appena superiamo Bordeaux e puntiamo verso la costa. Pur
scegliendo di visitare la duna di mercoledì, siamo
inesorabilmente coinvolti in
un traffico pazzesco che ci inchioda in code lunghe e snervanti, a
volte
costretti a stare completamente fermi per decine di minuti. Dopo
quattro ore e mezzo
di viaggio, ormai nei pressi della duna, parcheggiamo a lato della
strada (come
stanno facendo tutti) e proseguiamo a piedi, di gran lunga
più veloci del lento
incedere della coda di macchine.
A lato dell’unica strada di
accesso alla duna, scorre un’ampia pista pedonale e
ciclabile. Il paesaggio che
la circonda è un insieme di paleodune di sabbia chiara, su
cui si è insediato
un bosco di pini e querce. I sali e scendi lasciano intravedere scorci
della
grande duna di sabbia verso cui siamo diretti, che con i suoi 117 m
è la più
alta d’Europa. Alla sua base, oltre a un ampio parcheggio tra
i pini (non
abbastanza ampio però da contenere la grande affluenza di
turisti), c’è tutta
una serie di bancarelle di souvenir, bar e l’immancabile
ufficio del turismo (la
minuziosa promozione turistica in Francia è presente
ovunque).
Oltre le bancarelle, una
stradina sabbiosa conduce alla base della duna, che dalla parte
dell’entroterra
ha una pendenza di oltre il 40%. La salita ripida si può
scalare direttamente
sulla sabbia, con uno sforzo non indifferente, oppure con
l’uso di scalini che
hanno accortamente costruito dalla fine del sentiero fino alla cima. La
massa
di persone che sale e scende è enorme, ma già
giunti in cima, e poi giù dall’altro
lato, molto meno pendente, la folla si diluisce, rarefacendosi quasi
del tutto
nei punti più lontani della grande duna, lunga quasi quattro
chilometri. La duna
di Pilat sorge all’imbocco del Bacino di Arcachon, dirimpetto
lo stretto
braccio di terra di Cape Ferret. Il braccio di mare che le divide
sarà largo appena
mezzo chilometro ed è occluso in alcune sue parti da banchi
di sabbia su cui si
è già insediata una prima vegetazione.
Trent’anni fa, la prima volta che visitai
la duna, quei banchi non c’erano. Tutto il Bacino si sta
lentamente
insabbiando.
Lo sguardo che si può godere
dalla cima è spettacolare, da un lato l’oceano
Atlantico percorso da barche a
vela e riccamente decorato di onde spumose, dall’altro un
mare verde scuro che gradualmente
sta lasciando il posto alla sabbia gialla della duna, che
s’impossessa di nuovo
spazio nell’entroterra (la duna sta crescendo e i suoi bordi
interni ricoprono
lentamente gli alberi, che a mano a mano muoiono sotto il suo
incedere). Non c’è
una nuvola in cielo, che è di un vivido azzurro.
L’esplosione di colori è
totale.
Lasciamo nonna Piera in cima alla
duna a guardia degli zaini e scendiamo giù verso
l’oceano, una lunga discesa che
termina con i piedi in un’acqua gelida. Abituati al brodo
calmo dell’Adriatico,
queste acque fredde non appaiono davvero idonee per un bagno. Bastano
pochi
secondi per sentire ghiacciate le caviglie. Una breve passeggiata per
il
bagnasciuga, poi una nuova scalata su per la duna in un punto ormai
privo di
persone, quasi in totale solitudine, come fossimo dei viandanti
dispersi nel
deserto. È qui che si riscopre la bellezza del luogo, un
insieme di colori da
contemplare in isolato silenzio. Le bambine arrancano, chiedendo un
passaggio
sulle spalle, il vento soffia impietoso e smuove la superficie della
duna
rendendo evanescenti i suoi contorni, la sabbia continua a colpirci i
polpacci
in quella che sembra una perpetua seduta di peeling.
E noi siamo finalmente contenti di aver intrapreso questo viaggio fuori
porta.
Quando il nostro girovagare ramingo ci riconduce da nonna Piera, la
ritroviamo coperta
di sabbia e indumenti, infreddolita dal vento nonostante il caldo
abbraccio del
sole. Immagine quanto mai divertente.
La giornata sta ormai per
terminare, con il sole che inesorabilmente scende verso
l’oceano. Per cena
rimaniamo in zona, dirigendoci lungo la costa in direzione di Arcachon.
Ci
fermiamo a Le Moulleau, una sua frazione, un rinomato centro turistico
con una breve
via pedonale assiepata di gitanti. La via parte dal basso colle su cui
sorge la
chiesa di Notre Dame des Passes per
terminare nei pressi del mare, in prossimità di un molo. Il
sole cade oltre lo
stretto braccio di mare e la sagoma scura di Cape Ferret, inondandoci
di una
calda luce dorata. Anche se i ristoranti della zona hanno prezzi
piuttosto
elevati, il momento merita di essere goduto fino in fondo dalla
terrazza del
ristorante proprio a ridosso del molo.
Restaurant
Le Cap (1
Avenue Notre Dame des Passes, Arcachon) voto 6,5: non si mangia male,
anche se niente
di eccezionale. Come quasi tutti i ristoranti di Le Moulleau,
è piuttosto caro.
Rapporto qualità/prezzo basso.
Sabato
14 e lunedì 16 giugno 2014 – Peyriere e Castello
di Duras
La Peyriere è un piccolissimo
comune che sorge su una bassa collina a lato della strada che collega
Miramont-de-Guyenne
a Marmande. Una chiesa con annesso campanile, un centro comunale,
qualche casa.
Poi solo campi. Tra le case più belle
c’è la chambres
d’hôtes La
Roseraie,
dove alloggiamo. Dall’ampia vetrata della sua veranda si
aprono allo sguardo i
dolci colli del Pais du Dropt, con
campi
verdi di mais e girasole che s’intervallano a quelli gialli
del frumento pronto
per la raccolta.
Le case dei due cugini più intimi
di mia madre sorgono neanche a un chilometro di distanza. Dai loro
giardini si
possono ammirare scenografici tramonti sulla Peyriere, con splendidi
cieli
arancio su cui si stagliano le sagome scure delle sue poche case e del
più alto
campanile. Immagini dalla bellezza indelebile.
Il castello di Duras si erge su
uno sperone roccioso che domina la valle del Dropt. Costruito fra il
XII e il
XIII secolo, per tutto il medioevo fu una fortezza inespugnabile, anche
se
durante la guerra dei cent’anni prima fu sotto controllo
inglese e poi
francese. Nel XVII secolo la fortezza perse il suo aspetto difensivo e,
grazie
alla costruzione di nuovi edifici e giardini, diventò una
residenza di campagna
dei duchi di Duras. Parzialmente distrutto e saccheggiato durante la
Rivoluzione francese, negli anni ‘60 le sue rovine furono
acquistate all’asta dagli
abitanti della città, diventando in seguito
proprietà della Municipalità di
Duras.
Oggi il castello, accuratamente
restaurato in quasi ogni sua parte, è una delle maggiori
attrattive turistiche
della regione. Una visita al suo interno permette di essere catapultati
in un
passato che è un misto di medioevo ed età dei
lumi, con la sala dei Tre
Marescialli, un ampio salone dedicato alle feste e alle cerimonie, a
mostrare
eloquentemente i fasti dell’epoca. Ma sono davvero tante le
cose da ammirare: il
bianco cortile interno in stile italiano, la sala da pranzo con annessa
balconata da cui godere di una magnifica vista sulla valle ai piedi del
castello, le cucine accuratamente ricostruite ai piani più
bassi dell’edificio
centrale, la stanza dei segreti con la possibilità di
percorrere un passaggio nascosto
nel muro, il panorama offerto dalla sommità
dell’alta torre che sovrasta il
castello e una vastissima sala appena sotto il tetto del corpo centrale
dove
sono posizionati molti giocattoli in legno per il piacere dei
più piccoli. Poco
più di un’ora e mezza spesa nei migliori dei modi,
capace di affascinare sia
noi grandi, sia la piccola Cecilia.
Chateau
de Duras:
ingresso 8 €, gratuito sotto i 5 anni, ragazzi (da 5 a 12
anni) 4 €, teenagers
(da 13 a 18 anni) 5,50 €, altre riduzioni 6 €.
Audioguida 2,5 €. In
luglio-agosto aperto ogni giorno dalle 10.00 alle 19.00; orari diversi
in altri
periodi dell’anno.




















