Presentazione
Spartan, l’amministratore del forum Barrio de Cuba, prima di partire per questo splendido viaggio mi avvertì che per conoscere veramente i cubani, ed instaurare con loro un rapporto veritiero, bisogna scegliere un luogo e fermarsi lì per oltre tre settimane. Bisogna dar loro la possibilità di notare che non sei come gli altri turisti "mordi e fuggi", concedergli il tempo per abituarsi alla tua presenza. Solo allora saranno le persone più autentiche ad avvicinarti, a cercare di conoscerti. Purtroppo per questo primo viaggio nell’Isola della Rivoluzione non avevo né la voglia né la possibilità di fare quello che Spartan mi suggeriva, pur con la consapevolezza che ciò che diceva era vero.
Ho
incontrato infatti numerose barriere che un viaggiatore itinerante non può
pensare di superare al primo tentativo, e forse neanche in tanti tentativi
successivi. Esiste una sorta di “realtà della calle” (callejero) in cui
lo straniero viene immerso, fatta di gente che cerca in tutti i modi di sfruttare
la sua presenza per ricavare qualche soldo. Ciò che c’è al di là di questa
realtà-finzione non può praticamente essere scoperto se il viaggio è
itinerante. C’è bisogno di tempo e tanta pazienza, quello che io non avevo per
questo viaggio.
Ugualmente
le quattro settimane di viaggio a Cuba sono letteralmente volate, come sempre
quando si sta bene, pienamente consapevoli del piacere che il fluire della vita
può trasmettere.
Anche se la mancanza di un contatto da definire autentico con un cubano mi ha
trasmesso a volte profonda tristezza, il piacere di viaggiare è rimasto
inalterato. Ciò che ho visto mi ha affascinato, partendo
dalle tante città coloniali che tappezzano l'Isola, veri gioielli
architettonici. Passando poi alle montagne ammantate di vegetazione della
Sierra di Escambray o della Sierra Maestra, o alle spiagge caraibiche quasi
intatte, come quella di Cayo Jutias. Per non parlare dei paesaggi bucolici
dell'interno, con i carri trainati da buoi o cavalli ed i campesinos con la pelle bruciata dal sole ed il tipico cappello di
paglia in testa. E la musica, vera linfa vitale del popolo cubano, che scorre
pressoché ovunque. I ritmi della salsa, della conga e del reggaeton mi hanno
accompagnato per tutto il viaggio, continua fonte di piacere e forti sensazioni.
Cuba è un
mondo caleidoscopico che non posso dire di aver conosciuto, ma ho potuto
osservarlo il tempo sufficiente per rimanerne sorpreso e per apprezzarne i mille
lati positivi. Ma devo ringraziare Cuba soprattutto perché mi ha concesso nuovamente
la possibilità di sentirmi libero, di vivere la vita a modo mio.





















