Tappa numero 3, Dal 13 al 15 agosto 2022
Sabato 13 agosto 2022 – Odense
Il viaggio notturno si è rivelato sorprendentemente piacevole. Forse merito delle pastiglie per il mal d’auto che, con un’insolita dose di saggezza, ho deciso di acquistare, o forse del silenzio che stavolta avvolgeva l’interno della corriera, quasi accarezzandola nella quiete della notte. Certo, i sedili rigidi non perdonano: il fondo schiena si lamenta ancora per la scarsa ergonomia.
Arrivato a Odense poco prima delle sette, vengo accolto da un’alba che sembra un quadro dipinto. Il cielo è tinto di sfumature rosa e arancio, mentre l’aria del mattino sorprende con un tepore inaspettato. Non c’è il fresco pungente tipico di queste latitudini: questa calda estate ha deciso di farsi sentire anche quassù.
Ad attendermi c’è Mauro, con il suo immutato sorriso disarmante. Dopo dodici anni trascorsi a Sheffield, si è trasferito a Odense, non per motivi di lavoro ma per amore. Lavora da remoto per una società di Dublino e, almeno in teoria, potrebbe vivere ovunque. Ma ha scelto Odense a causa del lavoro di Delia, la sua storica compagna. Una scelta che parla di compromessi, di affetto e di quel delicato equilibrio che Mauro sembra ancora inseguire.
Lui, che è rimasto un buon viveur, vive Odense per ora come un vestito troppo stretto. La città ha il suo fascino romantico, con le stradine tranquille e il ricordo costante di Andersen che aleggia nell’aria. Eppure, è anche un luogo provinciale, scandito da ritmi quasi soporiferi. Mauro avrebbe preferito Copenaghen, dinamica e cosmopolita, dove la multiculturalità è vibrante. Qui, invece, è relegata ai margini, una nota appena percepibile.
Mentre passeggiamo per le vie della città , Mauro mi racconta della sua routine quotidiana, divisa tra il lavoro e la scoperta di un luogo che non lo ha ancora conquistato del tutto. Nondimeno, nei suoi racconti scorgo un sottile desiderio di adattarsi, di trovare un senso a questa nuova vita. Mi confida che sta imparando, a modo suo, ad apprezzare la quiete, i dettagli nascosti che Odense sa offrire solo a chi ha la pazienza di osservarla con attenzione.
Intanto la città si svela lentamente ai miei occhi, con i suoi ritmi pacati e le sue vie immerse in una quiete rassicurante. Non è difficile intuire perché Delia abbia scelto di mettere radici proprio qui. La casa che mi accoglie è un rifugio ideale: un elegante appartamento su due piani in perfetto stile nordico, sobrio e accogliente. Al piano superiore, un’ampia mansarda culmina in una terrazza che regala un vasto respiro sulla città . È il tipo di luogo che invita alla tranquillità , all’intimità , a una stabilità cercata a lungo. Ed è proprio questo che probabilmente Delia desiderava. Dopo anni trascorsi tra l’Inghilterra, la Grecia, la Norvegia e ancora l’Inghilterra, ora può finalmente godere di un lavoro stabile e di un posto che può chiamare casa.
Dopo una colazione calda e rinvigorente e un meritato riposo su un letto confortevole, ci incamminiamo tutti e tre alla scoperta della città . Mauro e Delia mi guidano lungo un itinerario che si snoda prima attraverso le zone periferiche, dove condomini in mattoni rossi lasciano gradualmente spazio a case isolate circondate da graziosi giardinetti. Le strade, ampie e luminose, sembrano invitare lo sguardo verso un cielo che qui trova sempre il suo spazio.
Proseguendo, ci addentriamo nei boschi che abbracciano Odense. I sentieri in ghiaia, ben curati, sembrano fatti apposta per passeggiare, correre o perdersi nell'abbraccio silenzioso della natura. Seguendo un piccolo fiume dalle acque scure e placide, ci avviciniamo al cuore della città . Questo percorso, disegnato con cura, svela la dualità di Odense: una città che custodisce con orgoglio le sue radici ma che si proietta con naturalezza verso la modernità e l’innovazione.
Nelle giornate estive di sole, tutto si trasforma in un inno alla vita all’aperto. A lato del nostro passeggiare, ogni angolo racconta storie di armonia e benessere. Lungo il fiume, pedalò e canoe scivolano lente sull'acqua, mentre i prati circostanti brulicano di vita. C’è chi prende il sole, chi legge un libro o si dedica all’attività fisica. È una visione serena, che trasmette una cura innata per la qualità della vita. Mauro, con un sorriso soddisfatto, osserva che questo è uno degli aspetti della Danimarca che adora.
Piccoli dettagli lungo il percorso catturano la mia attenzione. Capitelli con libri, lasciati lì per essere presi in prestito, spuntano lungo i sentieri: un’idea semplice, ma profondamente poetica. Anche la gestione dei rifiuti rivela una cura particolare: i bidoni permettono una rigorosa raccolta differenziata e includono spazi dedicati alla raccolta di lattine e bottiglie di plastica, pensati per agevolare i senzatetto. È una soluzione pratica e rispettosa, che evita loro l’umiliazione di dover rovistare nei rifiuti.
Il centro storico è un gioiello intatto, dove il tempo sembra essersi fermato. Le case, con i loro mattoni d’argilla e le travi di legno, portano i segni di una storia antica: tetti spioventi, finestre bianche incorniciate da coppi bruni, e strade acciottolate che amplificano il suono dei nostri passi. Tra le tante dimore, la più celebre è la casa natale di Hans Christian Andersen. Il quartiere, recentemente riqualificato, sembra respirare l’aria delle fiabe che lo scrittore ha donato al mondo. Un museo futuristico in legno, con tetti verdi e ruscelli che lo attraversano, celebra la sua memoria intrecciando natura e architettura in un equilibrio perfetto. Qui la modernità si fonde con la storia, creando un’atmosfera speciale, dove ogni dettaglio racconta un mondo di sogni e bellezza.
Dopo altri chilometri di cammino, giungiamo infine alla zona del porto, dove l’atmosfera vacanziera è ancora più intensa. Giovani e meno giovani si tuffano dal molo con entusiasmo, tra risate e spruzzi. Un vecchio magazzino portuale, restaurato con cura, ospita un mercato del food & drink, con tavolini all’aperto presi d’assalto da persone che chiacchierano, mangiano e sorseggiano cocktail sotto il sole.
Ci uniamo anche noi alla festa. Seduti a un tavolino, condividiamo un burrito e una caraffa di mojito, lasciandoci avvolgere dal calore del sole e dall’energia contagiosa di chi ci circonda. È impossibile non notare la differenza tra i danesi e gli inglesi, che Mauro, dopo anni vissuti a Sheffield, sottolinea con una punta di ironia. Qui, appena il tempo lo permette, la vita si trasferisce all’aperto, celebrando il contatto con la natura.
Sul cammino di ritorno, un altro dettaglio mi affascina: le case fuori dal centro storico. Qui, molte abitazioni sfoggiano tetti particolari, realizzati con canne di palude intrecciate. Sono splendide, un richiamo alla tradizione che si sposa perfettamente con la semplicità e l’eleganza del paesaggio. Odense riesce a essere contemporanea senza rinunciare alle sue radici, e questa mescolanza è parte del suo fascino.
Concludiamo la giornata soddisfatti, i piedi stanchi ma il cuore leggero. Odense è una città che invita a camminare, a osservare e a vivere con calma, godendo di ogni momento. In fondo, forse è questo il segreto della felicità danese: un equilibrio delicato tra natura, tradizione e modernità , vissuto sempre a cielo aperto.
Domenica 14 agosto 2022 – Ærø
Appena dopo mezzanotte, dovrebbe aggiungersi al gruppo Andrea, un altro Rezzonico, trapiantato a Roma da quasi vent’anni. Ma gli aerei, oltre a costare troppo, sono ormai un’incognita: ritardi, cancellazioni, coincidenze impossibili. Così, Lippifi – come tutti lo abbiamo sempre chiamato – si imbarca in un’odissea in salsa danese per raggiungerci. Nonostante tutto, riesce ad atterrare a Copenaghen intorno alle due e mezza. Con uno scatto fulmineo attraversa l’aeroporto deserto e prende al volo l’ultimo treno per Odense. Alla fine, arriva a destinazione appena dopo le quattro, quando l’alba comincia a rischiarare il cielo.
Noi, dopo aver racimolato qualche briciolo di sonno – ma non abbastanza da considerarci riposati – lo accogliamo con sollievo. È un incontro stanco, quasi eroico, che non richiede parole. Lo adagiamo direttamente sul divano, come a voler sancire una tregua tra lui e il mondo. Tre ore di sonno sono tutto ciò che ci resta, ma per questa notte devono bastare.
Al risveglio, ci accoglie una giornata luminosa, quasi irreale per queste latitudini. Il meteo non lascia dubbi: un’allerta per alte temperature incombe sulla regione. Oggi si toccheranno i 32 gradi, un caldo inconsueto per la Danimarca, che ci strappa un sorriso mentre cerchiamo di adattare i nostri piani alla “canicola daneseâ€.
La meta della giornata è Ærø, un’isola al largo della costa meridionale di Fyn. Raggiungerla non è semplice, ma nemmeno troppo complicato: serve un traghetto, unico collegamento con il resto del mondo. La Danimarca, spesso percepita come una semplice penisola affacciata sul Mare del Nord (lo Jutland), è in realtà un mosaico di isole, ognuna con una propria anima.
Le due principali, Sjælland e Fyn, sono il cuore pulsante del paese. Sjælland ospita Copenaghen, la capitale; Fyn accoglie Odense. Ma attorno si distribuisce un arcipelago di isole più piccole, alcune collegate alla terraferma da imponenti ponti, altre raggiungibili solo via mare. Tra queste c'è Ærø, una gemma sospesa nel tempo, lontana dal frenetico rumore del continente. Un tempo abitata da agricoltori e pescatori, oggi meta di chi cerca paesaggi bucolici e villaggi pittoreschi.
La Danimarca è una terra forgiata dal mare. In tutto il paese, nessun luogo dista più di cinquanta chilometri dalla costa. Qui l’acqua è vita, cultura e identità , in perfetta simbiosi con il territorio. Allo stesso tempo, la Danimarca è una terra agricola, segnata da distese pianeggianti e dolci rilievi, con il suo punto più alto che raggiunge appena 170 metri. L’isola di Ærø racchiude questa essenza: un angolo di mondo dove mare, campagna e storia si intrecciano in perfetta armonia.
Mentre ci imbarchiamo, il sole è già alto e un calore poco nordico avvolge ogni cosa. Ærø ci attende, promessa di tranquillità e scoperta in questa giornata dal sapore mediterraneo. Appena scesi dal traghetto, ci ritroviamo a Ærøskøbing, un villaggio fiabesco: stradine acciottolate, case basse e colorate, ognuna ricca di dettagli che catturano lo sguardo. Ogni angolo del piccolo centro sembra disegnato per stupire, un invito costante alla fotografia.
Passeggiando, noto una casa interamente adibita a negozio. Gli interni, già piccoli di per sé, sono stipati di oggetti di ogni genere. Camminare lì dentro richiede attenzione per non urtare nulla, ma l’unicità del posto è irresistibile. Fuori, molti abitanti espongono piccoli tesori in vendita davanti alle loro case: oggetti, souvenir, piccole opere artigianali. Nessun venditore: solo una cassettina dove lasciare il denaro.
Parlando con Mauro e Delia, chiedo cosa apprezzino di più della Danimarca e dei suoi abitanti. Entrambi rispondono senza esitazione: “L’onestà e la fiducia.†I danesi si fidano l’uno dell’altro, anche nei gesti più piccoli. Una lezione di civiltà .
Ripartiamo in macchina verso il nord-ovest dell’isola. Ærø si sviluppa in direzione nord-ovest-sud-est e dalle sue coste meridionali si scorge sorprendentemente la Germania, al di là del mare. Il paesaggio è un susseguirsi di dolci colline, campi agricoli e piccoli boschi, costantemente accarezzati dal vento. Il mare non è mai lontano: basta alzare lo sguardo per trovarlo a incorniciare l’orizzonte.
Giunti alla punta occidentale, troviamo un faro e un campo da golf. Oltre, una lunga spiaggia di ciottoli levigati dal tempo ci chiama. Decidiamo di concederci un bagno, ma l’ingresso in acqua si rivela più difficile del previsto: i sassi sono scivolosi e ogni passo richiede attenzione. Superato l’ostacolo, scopro con sorpresa che l’acqua non è così fredda come temevo. Il Mar Baltico, con la sua trasparenza e la sua bassa salinità , mi regala un’esperienza sorprendentemente tiepida e piacevole.
Dopo qualche minuto di nuoto, risaliamo in macchina alla ricerca di una spiaggia più accessibile. Lungo il percorso, facciamo una breve sosta nei pressi del castello di Søbygård e saliamo su una piccola collina, da cui possiamo ammirare un antico mulino a vento. Il soffio del vento tra le sue pale sembra portare con sé storie di un tempo lontano.
Infine, arriviamo alla spiaggia di Vesterstrand, vicino a Ærøskøbing, una sottile lingua di sabbia che delimita a nord-ovest il porto del villaggio. Qui il paesaggio cambia: il fondale sabbioso, l’acqua limpida e poco profonda creano le condizioni ideali per un bagno rilassante. La spiaggia è stretta, ma a renderla davvero speciale sono le piccole casette di legno colorate – i caratteristici badehuse – che la costeggiano, donandole un fascino unico e senza tempo.
Tra un bagno e un breve riposo al sole, ci ricarichiamo. L’atmosfera è perfetta: abbastanza persone da non farci sentire soli, ma non troppe da disturbare la quiete. Prima di tornare, ci concediamo un drink. Peccato che si riveli la scelta peggiore della giornata: un cocktail pessimo, tanto da rovinarci il palato fino al traghetto. Per cena, pizza. Risultato? Acidità di stomaco assicurata.
Per fortuna, il pranzo era stato un’altra storia: un ottimo fish and chips a Ærøskøbing. Un piccolo promemoria che anche nei viaggi più belli ci sono alti e bassi… e cocktail da evitare a tutti i costi.
Lunedì 15 agosto 2022 – Copenaghen
L’obiettivo di oggi è chiaro: Copenaghen. Io e Lippifi abbiamo in programma di partire proprio dalla capitale l’indomani: io alle prime luci dell’alba, lui nel tardo pomeriggio. Questa sarà dunque la nostra ultima notte in Danimarca, da trascorrere in un albergo nella grande città .
Delia deve lavorare, quindi a metterci in macchina verso est siamo solo noi tre Rezzonici. Il viaggio scorre veloce tra chiacchiere e racconti, mentre il consueto paesaggio agricolo pianeggiante si srotola fuori dal finestrino quasi senza che ce ne accorgiamo. L’unico momento in cui ci fermiamo davvero a osservare l’esterno è quando attraversiamo il maestoso ponte sul Grande Belt, che collega l’isola di Fyn a quella di Sjælland. Un’imponente infrastruttura che in realtà è l’unione di due ponti, con un’isoletta nel mezzo a fare da punto d’appoggio.
Arrivati a Copenaghen, il problema del parcheggio si risolve più in fretta del previsto e in pochi minuti siamo pronti a immergerci nella città . Io e Lippifi abbiamo già assaporato in passato la capitale danese, quindi Mauro prende l’iniziativa e decide la meta: una zona di festa, sole e tuffi in acqua, lontana dalla frenesia del centro.
La nostra destinazione è un angolo vibrante e creativo: vecchi container riconvertiti in appartamenti colorati per studenti, costruiti direttamente sull’acqua. Da ogni finestra, così come dalla grande terrazza sul tetto, è possibile tuffarsi per un bagno rinfrescante.
Per arrivarci, però, il nostro percorso è tutt’altro che lineare. Facciamo deviazioni alla ricerca di qualcosa da mangiare, attraversiamo il centro e ci perdiamo tra le strade di Christiania, il quartiere libero e ribelle della città .
Copenaghen ci scorre accanto, tra dettagli affascinanti e scorci indimenticabili, ma il tempo è poco e non possiamo approfondire. È una città viva, in continua trasformazione, e oggi noi siamo solo di passaggio.
Mentre camminiamo, la città si mostra in tutta la sua varietà architettonica. Qua e là emergono palazzi e chiese dalle mura di mattoni rosso cupo, con tetti di rame ossidato che brillano di un verde intenso sotto il sole. Il resto del paesaggio urbano è un continuo alternarsi tra edifici moderni e costruzioni più storiche, un equilibrio che racconta bene l’anima della capitale danese.
L’impressione generale è chiara: Copenaghen guarda più al futuro che al passato. Un’eccezione è Nyhavn, la famosa via del Vecchio Porto, con le sue case coloratissime che si riflettono nel canale. Sarebbe un angolo meraviglioso della città , se solo non fosse talmente invaso dai turisti da renderne impossibile la piena godibilità .
Se c’è un luogo che incarna alla perfezione questa proiezione verso il futuro, è il termovalorizzatore di Amager Bakke, che incontriamo subito dopo aver attraversato Christiania. Non si tratta di un semplice impianto industriale, ma di un’icona dell'ingegnosità danese: un edificio monumentale che integra un’alta ciminiera e che, anziché limitarsi alla funzione di inceneritore, si trasforma in un centro di svago.
Uno dei suoi lati inclinati ospita una pista da sci in inverno e un percorso per downhill in estate, mentre sulla parete verticale sono state installate strutture per l’arrampicata. I danesi hanno preso una costruzione solitamente associata a un impatto negativo e l’hanno convertita in un’attrazione turistica e sportiva, un’idea brillante che simboleggia una mentalità capace di trasformare i problemi in opportunità .
In netto contrasto, la vecchia Christiania trasmette una sensazione di decadenza inevitabile. Quello che un tempo era un esperimento sociale e una comunità alternativa appare oggi come un luogo in cerca di una nuova identità . Copenaghen è tutto questo: storia e futuro, contrasti netti e spazi fluidi, innovazione e memoria. La attraversiamo senza soffermarci troppo, ma con la consapevolezza che il cambiamento qui non è mai statico.
Arrivati nei pressi della nostra meta, mi rendo conto che il luogo scelto per il nostro bagno di sole non è esattamente idilliaco: un prato rinsecchito e disseminato di spazzatura. Eppure, molte persone si sono accampate qui, distese sull’erba secca, mentre un flusso continuo di corpi si tuffa in mare dal molo.
Non mi unisco a loro. Preferisco cercare un po’ di tranquillità in un bar nelle vicinanze, sorseggiando una birra mentre tento di ridurre la distanza tra il momento vissuto e quello raccontato. Le distrazioni non mancano – tra tutte, un buon numero di ragazze in topless – ma riesco comunque a scrivere con una certa concentrazione, fino a quando decido di raggiungere gli altri sul prato. Ad accogliermi c’è un’atmosfera tipicamente vacanziera: rilassata, festosa, aperta alla socializzazione. La gente si gode il sole, che anche oggi ha un’intensità quasi mediterranea.
Dopo un po’, ci raggiunge anche Delia. Con lei riprendiamo la strada verso il centro, adottando un approccio diverso alla città : ci fa da cicerone, raccontandoci aneddoti storici e indicandoci gli edifici più importanti. Ma il nostro vagabondare dura poco, perché Mauro riprende subito le redini del tour e ci conduce verso Kodbyen, la vecchia area portuale dei macelli, un tempo mercato della carne, oggi trasformata in un vivace distretto di ristoranti e cocktail bar. Mauro, da sempre amante della folla e dei long drinks (visto che non beve né vino né birra), non poteva scegliere posto a lui più congeniale.
Un aperitivo, poi un altro locale poco più in là per la cena, mentre il sole tramonta lentamente sulla nostra ultima serata in Danimarca. Quando arriva il momento di salutare Mauro e Delia, sento una strana malinconia. Sono le persone con cui mi trovo più a mio agio tra i Rezzonici, ma non solo: sono anche quelle che vivono più distanti. Il loro saluto segna una svolta nel viaggio, indicando che è giunto il momento di prendere la via di casa.
Una nota finale: anche qui, come ovunque in Danimarca, le biciclette dominano la scena. Copenaghen è una città che scorre su due ruote, veloce e leggera, proprio come questi giorni che stanno per concludersi.




















