A zonzo con i Rezzonici

Dal 7 al 21 agosto 2022

di Carlo Camarotto

Laurinská brána
Hlavné nàmestie
Bratislavský hrad
Nový most
Modrý kostol
Cumil

Tappa numero 5, Dal 19 al 20 agosto 2022

Bratislava

Venerdì 19 agosto 2022 – Bratislava

Bratislava mi accoglie con un susseguirsi di grattacieli moderni, intervallati da alte gru perennemente al lavoro. Che la città sia una delle più in crescita d’Europa mi appare subito evidente.

È mattino presto e il cielo non è limpido come nei giorni precedenti. L’aria, tuttavia, rimane piacevolmente tiepida, e la quasi totale assenza di persone per strada rende la mia camminata d’approccio alla città incredibilmente rasserenante.

Il mio albergo, l’Elizabeth Old Town, si trova a meno di dieci minuti dalla fermata della corriera, ospitata nel piano interrato di un grande centro commerciale. Quest’ultimo si trova nella parte più nuova della città, in un edificio di recente costruzione, mentre il mio albergo è situato ai bordi del centro storico, in un edificio del periodo imperiale.

Nei suoi dintorni si possono già incontrare alcune delle attrazioni più note di Bratislava, come la Chiesa Blu, un gioiello in stile Art Nouveau dipinto di un celeste pastello e decorato con curve morbide ed eleganti. Sembra fatta di zucchero, tanto che viene voglia di darle un morso. Accanto alla chiesa c’è una scuola progettata nello stesso stile, ma dipinta di giallo. Insieme formano una coppia pittoresca. Tuttavia, non siamo ancora nel cuore del centro storico, e tra edifici secolari si alternano strutture più moderne.

Dopo aver lasciato lo zaino in albergo, mi incammino verso il vero centro medievale, che dista solo pochi passi. Mi fermo per colazione in un piccolo locale carino, gestito da due ragazze molto giovani. Questa giovinezza sembra traspirare da tutta Bratislava: è una città viva, dinamica, con un’energia fresca e moderna.

Dopo una buona fetta di torta, riparto e mi ritrovo presto tra le vie medievali della vecchia Bratislava, che si sviluppa sulla riva settentrionale del Danubio, ai piedi di un colle su cui si erge un bianco castello (Bratislavský hrad). La città vecchia ha la forma di un semicerchio, con il fiume da un lato e le prime alture della riva dall’altro. Le strade che salgono dal lungofiume sono per lo più in dolce salita.

Delle antiche mura che un tempo circondavano la città rimangono poche tracce, visibili principalmente nei pressi del castello. Negli anni ‘50, la costruzione di una larga strada lungo il perimetro delle vecchie mura ha portato alla loro riscoperta e parziale restaurazione. Un tempo Bratislava contava quattro grandi porte d’accesso, ma oggi ne resta solo una: la Porta di San Michele. Delle altre rimane solo il ricordo. Entro nel centro storico attraverso il punto in cui sorgeva un’altra porta, la Porta Laurenziana (Laurinská brána), oggi segnalata soltanto da una grata sospesa sopra la strada.

Il centro storico di Bratislava è completamente pedonale. Le sue strade sono fiancheggiate da palazzi in stile imperiale, ben tenuti e colorati in tonalità pastello. L’impressione generale è di un luogo ordinato e pulito, anche nelle viuzze più nascoste. Proprio queste stradine secondarie donano alla città un’atmosfera fiabesca, con scorci pittoreschi dietro ogni angolo.

Ho due giorni per esplorare la città, quindi decido di lasciare il castello per il giorno successivo e dedicare questa giornata a una passeggiata senza meta. Sono però ancora stanco dal viaggio notturno, quindi alterno il cammino a soste sulle panchine o ai tavolini di qualche bar.

Bratislava è piena di caffè all’aperto, soprattutto nelle piazze e nelle vie principali, perfetti per osservare il viavai di turisti e giovani. Con l’avvicinarsi del fine settimana, la città inizia a riempirsi e a entrare nel vivo. Alle due del pomeriggio riesco finalmente a prendere possesso della mia stanza e la prima cosa che faccio è gettarmi sul letto per una dormita ristoratrice.

Quando esco di nuovo, Bratislava è ancora più animata, con giovani locali in cerca di svago serale. Mi concedo un cocktail in un bar con vista sulla piazza principale, prima di decidere dove cenare. Scelgo un ristorantino con vista sul castello, appena oltre la Porta di San Michele, e ordino il piatto nazionale della Slovacchia: Bryndzové halušky, composto da piccoli gnocchetti di patate (halušky), conditi con bryndza, un formaggio di pecora dal sapore intenso e leggermente acidulo. È servito con pancetta croccante (slanina) e una spolverata di erba cipollina. Davvero gustoso, con un sapore solo in parte esotico. La Mitteleuropa, dopotutto, non è poi così lontana dalla nostra cucina.

È la mia prima cena in solitaria da giorni e avverto un leggero senso di malinconia per la mancanza di compagnia. Ma appena uscito dal ristorante, la brezza serale cancella ogni tristezza e mi restituisce la voglia di scoprire Bratislava di notte.

La città storica, illuminata dalle luci soffuse, è ancora più affascinante. L’attrazione che più mi richiama è il castello, che brilla sulla collina, circondato da stradine silenziose che si arrampicano sul pendio. Dall’alto, la vista su Bratislava e sul Danubio è da cartolina. Ci sono poche persone in giro: qualche coppia e piccoli gruppi di amici. L’unico rumore che arriva è il traffico lontano, ovattato dalla distanza.

Tornando in centro, trovo una città vivace, con dj che suonano nei vicoli e gruppi di ragazzi intenti a bere cocktail all’aperto. Attraverso tutto questo per raggiungere la piazza principale, dove faccio una videochiamata con le mie figlie per mostrare loro una delle curiosità di Bratislava: le statue ironiche sparse per la città. Le più famose sono il lavoratore che sbuca da un tombino (Čumil, chiamato anche il Guardone) e il soldato napoleonico francese appoggiato a una panchina. Alcune statue, però, compaiono solo in determinati momenti, rendendo la loro ricerca un piccolo gioco.

E così si conclude il mio primo giorno in terra slovacca. Quando mi addormento, fuori inizia a piovere.


Sabato 20 agosto 2022 – Bratislavský hrad

Quando esco dall’albergo, la strada è ancora bagnata dalla pioggia notturna, ma il cielo si sta schiarendo a poco a poco. L’aria è fresca, con un odore leggermente terroso che sembra mescolarsi al silenzio delle prime ore del mattino. Le strade di Bratislava sono quasi deserte e molti bar hanno ancora le serrande abbassate.

Cammino senza fretta fino alla porta con la grata, e poi oltre, per le vie silenziose del centro. Bratislava, ancora sonnolenta, mi accoglie con le sue case dai colori pastello e le stradine acciottolate, perfettamente ordinate. È la stessa impressione che trasmette il castello: bianco, immacolato, senza nulla fuori posto. Sorge sulla collina che chiude a ovest il semicerchio del centro storico, subito oltre la grande arteria stradale di Staromestská ulica, che taglia in due la città vecchia proprio accanto alle antiche mura.

Per attraversare la strada e raggiungere la base della collina ci sono due possibilità: un ponte nella parte alta e un sottopasso in quella bassa. Giunto dall’altra parte, mi ritrovo tra i resti del vecchio quartiere scomparso, cancellato per far spazio alla strada. Rimangono poche case aggrappate al versante, collegate da vicoli stretti e scalinate ripide. La sera prima quelle strade erano immerse nel silenzio, se non per un locale all’aperto dove un gruppo di persone sorseggiava aperitivi sotto le note di un dj. Ora, invece, sono percorse da un continuo andirivieni di turisti diretti al castello.

Salendo, il panorama si apre sempre di più: il Danubio si allunga ai miei piedi, il centro medievale si dispiega con i suoi tetti rossi e, oltre il fiume, la moderna Bratislava cresce con i suoi grattacieli. Il cielo è ancora grigio, ma la vista rimane incantevole.

L’ampio cortile del castello è aperto al pubblico e proprio lì, quando arrivo, stanno provando un musical. Mi siedo su una delle sedie sistemate per la serata e resto a guardare. La scenografia è completa, manca solo il pubblico ufficiale. Il musical è in slovacco, lingua che non comprendo, ma il suono delle voci e il ritmo delle canzoni mi cullano quasi fino ad addormentarmi.

Dopo oltre un’ora di spettacolo improvvisato, decido di visitare l’interno del castello. Le scalinate di marmo bianco conducono ai piani superiori, ornate da gessi dorati e tappeti rossi. L’edificio ha origini medievali, ma di quel periodo è rimasto poco. Dopo secoli di rimaneggiamenti e un attento restauro, oggi ospita ampie sale espositive: dalle fondamenta con i reperti romani fino alle stanze dedicate alla Guerra Fredda.

Salendo e scendendo le scale, vagando tra le sale quasi come in un labirinto, raggiungo infine la torre sud. Da lì, il panorama è il più bello di tutta la città: il Danubio scorre lento sotto il Ponte SNP, il centro storico si estende con la chiesa di San Martino ben visibile e tutto sembra perfettamente incastrato tra presente e passato.

Ma la scoperta più affascinante la faccio quasi per caso, mentre visito i resti di antiche costruzioni scoperte durante i restauri. Un’intera sezione sotterranea racconta storie nascoste, di epoche in cui questa parte della città era ancora viva e pulsante. Immaginare chi camminava qui secoli fa dà una strana sensazione: è come se Bratislava si svelasse un po’ di più, proprio all’ultimo momento.

Quando esco dal castello è già metà pomeriggio. Il cielo si sta chiudendo di nuovo e un vento freddo inizia a soffiare dal fiume. Decido di rifugiarmi in un locale e finisco in una pizzeria, dove mi sorprendo a gustare una pizza davvero buona.

Poi, non resta che chiudere la mia esperienza a Bratislava. Riprendo lo zaino e mi dirigo alla fermata del FlixBus, pronto a ritornare in Italia. Aspettando la partenza, mi rendo conto di un’unica cosa: due settimane di viaggio sono davvero troppo poche.