Tappa numero 5, Dal 9 al 10 agosto 1998
Domenica 9 agosto – L’Oceano
Abbiamo deciso di partire con uno dei primi treni della giornata,
quindi sveglia presto e corsa rapida fino alla stazione. Rimaniamo tutti un po’
stupiti nel non trovare sul treno una carrozza adibita al trasporto delle
biciclette. Da quello che capiamo, anche se il treno permette il trasporto
delle bicicletta (come il nostro), le stesse devono essere smontate o lasciate
tutt’al più in corridoio.
Arriviamo comunque a Nantes in poco più di un’ora senza particolari
problemi, viste anche le poche persone sul treno. Di Nantes non abbiamo modo di
vedere molto, anche perché l’intenzione è quella di raggiungere l’Oceano prima
di sera. La meta pensata da Paui, ed accettata dal gruppo, è la piccola
località balneare di Pornichet, a quasi ottanta chilomentri verso ovest.
Per uscire da Nantes seguiamo le indicazioni per Couëron, correndo sul
lato destro della Loira che, dopo Nantes, comincia ad allargarsi in un ampio
estuario. In realtà la strada che decidiamo di seguire si allontana dal fiume
appena superato Couëron, puntando verso l’interno in direzione di Saint-Étienne-de-Montluc,
permettendoci così di correre nuovamente tra verdi campi coltivati e non più
tra grige strade di periferia o incolori zone industriali.
Pedaliamo di buona lena verso nord-ovest per oltre quaranta chilometri,
fino a raggiungere il piccolo paese di Savenay, con le case dai tetti color
ardesia le une appressate alle altre e la piazza centrale pavimentata con grigi
blocchi di pietra. Il sole batte davvero forte e siamo tutti e quattro
parecchio stanchi. Qui prima mangiamo, facendoci derubare da un bar a causa di
bottiglie d’acqua dal prezzo stratosferico, poi ci riposiamo al riparo dal sole
sui gradini che circondano la piazza. Il paese ci appare deserto, cosa che
trasmette un’appena percettibile inquietudine.
Nonostante il caldo, ripartiamo verso le quattro del pomeriggio in direzione sud-ovest, ritornando quindi verso la Loira, che incontriamo nuovamente nei pressi di Donges. Da qui il paesaggio comincia a cambiare in modo quasi radicale. Aumentano le raffinerie e gli inceneritori ai lati della strada, aumenta il calore per la totale scomparsa del verde, peggiora la qualità dell’aria. Ci ritroviamo così a correre in un paesaggio degradato che ci infonde molta tristezza. È così che la pedalata, a dispetto della stanchezza, si fa sempre più veloce, in modo da raggiungere la meta il prima possibile. Raggiungiamo così rapidi la città portuale di Saint-Nazaire (circa venticinque chilometri da Savenay), sorta proprio sulla bocca dell’estuario della Loira. Un immenso ponte campeggia sopra il fiume e la città, con delle alte torri bianche e rosse che abbiamo iniziato ad intravedere da lontanissimo. La guida di Paui indica che in centro alla città dovrebbe esserci un sito archeologico celtico. Due pietre verticali sormontate orizzontalmente da un’altra sono davvero lì, nel bel mezzo delle case di oggi, da millenni. Ma forse siamo troppo stanchi per comprendere l’enormità di un tale fatto, o forse ci aspettavamo qualcosa di più grande. Un po’ di delusione per l’esiguità del reperto archeologico c’è.
Ripartiamo subito per Pornichet,
a soli dieci chilometri da Saint-Nazaire,
dove giungiamo che il sole sta tramontando. La voglia di vedere il mare è
enorme e battiamo tutti i record di montaggio delle tende (record fissato in
sette minuti) per correre poi veloci verso la spiaggia, a quell’ora deserta. La
striscia di sabbia grigia è larga al massimo una trentina di metri, scossa
perennemente dalle onde dell’oceano Atlantico che ci appare in tutta la sua
imponenza.
Passiamo tutta la serata sulla spiaggia, seduti a chiacchierare,
cullati dal suono cadenzato della risacca, pensando alle ragazze che abbiamo
lasciato a casa.
Lunedì 10 agosto – Pornichet
Le piazzole nel campeggio, che sorge a poche centinaia di metri dalla
spiaggia, sono protette solo da qualche pino isolato, la cui ombra è del tutto
insufficiente per difenderci dai raggi del sole. Mi sveglio bocheggiando per il
calore che sale all’interno della tenda, accorgendomi così che la mattinata si
è già fatta matura.
Ci dedichiamo alla prima giornata di mare con un certo lassismo, il
normale approccio ad una vacanza balneare. Ma che questo modo di intendere una
vacanza non sia il nostro lo capiamo dopo poche ore di noia tra i bagnanti
chiassosi che frequentano la piccola spiaggia di Pornichet, un’autentica Jesolo
francese. Da annottare in questa mattinata c’è solo la meraviglia di vedere al
nostro arrivo alla spiaggia un paesaggio completamente differente da quello
della sera precedente. L’oceano non è più vicino, ma lontanissimo, oltre cento
metri dal luogo dove avevamo chiacchierato bagnati dai raggi della luna; non
c’è più solo sabbia a trattenere le acque, ma scogli neri tappezzati di alghe
verdi e di lucide cozze. Oltre dieci metri di variazione del livello del mare
in seguito alla marea hanno stravolto tutto, facendoci credere di essere giunti
in un nuovo punto della costa.
Poco dopo mezzogiorno siamo ormai stanchi di questa trappola turistica e decidiamo, dopo una rapida consultazione, di ripartire verso nuove e più interessanti mete. Poco a nord della costa si estende La Brière, una vasta area paludosa ricca di biodiversità animale e vegetale. Smontiamo velocemente le tende, resi impazienti dalla voglia di ammirarla.




















