Con Cecilia

Dal 10 al 24 febbraio 2026

di Carlo Camarotto

Mappa del viaggio

Presentazione

Una mattina mi sveglio e trovo mia moglie a pochi centimetri dal mio viso che mi fissa. Silenzio. Il cervello parte in automatico con la rassegna delle possibili colpe. Poi lei apre bocca: “dobbiamo parlareâ€. Peggio. Molto peggio. Altro silenzio. Poi: “continui a sbuffare, non solo di giorno, ma ormai anche di notte. Credo che sia ora che tu parta in viaggio.â€

Due sollievi in un colpo solo: non avevo combinato nulla, e mi era stata rinfrescata la memoria sui motivi per cui l’ho sposata.

Il viaggio per me è ricarica esistenziale. Pillole di benessere da prendere ogni tanto per sentire il piacere di vivere scorrere sottopelle. Era ora di ripartire.

E non da solo.

Per anni avevo raccontato alle mie figlie dei miei viaggi, senza mai sollevare quello che si potesse definire un interesse travolgente. Poi Cecilia, quattordici anni, al momento di pensare alla prossima destinazione ha fatto capire di voler essere della partita. È bastato quello sguardo lì (chi ha una figlia adolescente sa di quale sguardo parlo, inutile spiegarlo). Non ho opposto resistenza: avevo sempre sognato di fare un viaggio così, con una delle mie figlie al fianco. Non per parlarle del mondo, che le parole, al più, sfiorano solo lo scopo. Ma per immergerla dentro il mondo, e lasciar che la vita faccia il suo corso.

Perché la Malaysia? Da un lato c’è il nome, che già da solo evoca qualcosa (isole tropicali, giungle impenetrabili, pirati con la scimitarra), almeno per chi come me è cresciuto a pane e Sandokan la domenica mattina. Dall’altro, il prezzo del volo, tra i più bassi di tutta l’Asia, che in un viaggio costruito sulla filosofia dello zaino in spalla e del bilancio sobrio non è un dettaglio trascurabile. E poi la Malaysia è anche un paese sicuro. Non è il dettaglio più romantico da ammettere, ma quando si parte con una figlia di quattordici anni verso qualcosa che per lei è davvero l’Altrove, certi calcoli si fanno. Criminalità bassissima, gente accogliente, logistica gestibile.

Cosa mi aspettavo da questo viaggio? Niente di preciso. Solo quell’estasi leggera del viaggiatore sognante che parte sgombro di aspettative e si lascia sorprendere dal mondo. È il modo migliore che conosco per viaggiare. Ed è l’unico che, fin qui, non mi ha mai deluso.