Tappa numero 3, Dal 6 al 7 agosto 1996
Venerdì 6 agosto – Corpach
Non dobbiamo svegliarci eccessivamente presto perché il treno per il
nord parte solo in tarda mattinata. Di fronte alla scelta tra una colazione di
stampo continentale ed una di stampo britannico, ancora poco avvezzo a mangiare
salato appena sveglio, o forse solo intimorito dall’idea, opto per la prima.
Glasgow ci saluta con il suo cielo grigio, specchio della città che lo
osserva dal basso, ma noi ormai abbiamo la mente e lo sguardo fissi in avanti,
verso quel nord che ci stimola così tanto la fantasia: sogniamo paesaggi rudi
ma romantici, selvaggi ma fiabeschi, degni scenari per l’animo celtico
trapiantato in queste terre dalla notte dei tempi. Il viso è incollato al
finestrino del treno fin dalla periferia della città, intento a catturare
qualsiasi cambio nel paesaggio, qualsiasi variazione di colori e di forme.
Anche questa volta giungiamo al TIC sul tardi e, difatti, posto da
dormire non ce n’è più tanto. La migliore soluzione è un B&B dall’altra
parte della stretta baia, in una piccola località di nome Corpach, dotata anche
di una minuscola stazione con fermata a richiesta (in alcune stazioni sulle
tratte ferroviarie scozzesi il treno si ferma solo se qualcuno lo richiede).
Veniamo così accolti da una tipica famigliola scozzese, una coppia
piuttosto giovane con un paio di piccoli bambini. La casa è confortevole e la
nostra stanza è ben arredata e piuttosto ampia. L’unico appunto è la moquette
distesa ovunque, anche in bagno.
Purtroppo non ci sono altri treni per tornare a Fort William, quindi
dobbiamo per forza accontentarci di Corpach, che in realtà non sembra offrire
nulla se non la calda atmosfera di un pub. È comunque l’ora dell’usuale rito,
quindi la cosa è accettata di buon grado. Luca, appena seduti al tavolo, viene
colto da un attacco fulmineo di fame e decide d’accompagnare la birra con un
pollo alla cacciatora, che gli viene servito con uno spesso contorno di pasta
sporcata di salsa.
L’oscurità ci sorprende con la mano ancora incollata al bicchiere di
birra: c’è da sentirsi dei veri scozzesi.
Sabato 7 agosto – Fort William
Mi sveglio che non solo sono disposto a provare una vera colazione
britannica, ma ho tutte le intenzioni di gettarmi a capofitto su tutto ciò che
c’è di commestibile sul tavolo: aver saltato la cena ha i suoi effetti.
La gentile signora ci offre un pasto degno di un re, con tutto il
necessario per placare i morsi della fame. Ci gustiamo la colazione seduti in
un luminoso soggiorno con un’ampia vetrata, lo sguardo libero di spaziare
sull’area montuosa che circonda il Loch Linhe.
Per quanto il B&B sia ottimo, siamo troppo vincolati al treno per
muoverci: l’idea di rimanere nuovamente ancorati a Corpach non piace a nessuno
dei due. Decidiamo così di ripresentarci al TIC per trovare una sistemazione
più vicina al centro. Arrivandoci presto, anche se gli uffici sono già
affollati di turisti, riusciamo a strappare una buona occasione.
Il B&B si trova appena in periferia, facilmente raggiungibile a
piedi, ed è la casa di una signora di sessant’anni dai capelli grigi e lo
sguardo attento. È una tipa vispa ed allegra, ma la sensazione che ti scruti
dalla testa a piedi è molto forte. Comunque ci accoglie nella sua casa senza
nessun problema e ci pare di esserle simpatici.
Abbandonati gli zaini ritorniamo verso il centro del paese, dove
iniziamo a vagare senza una vera meta. Il cielo è ancora coperto e l’aria,
anche se non fredda, è certamente fresca: non vedo il sole da quando siamo
partiti da Londra. Nel nostro girovagare, verso sera, incontriamo quattro
ragazzi italiani che avevamo incrociato al mattino di fronte al TIC: loro
entravano, noi uscivamo. Sono un po’ trafelati perché il B&B che avevano
trovato al mattino li ha rifiutati. In realtà erano semplicemente arrivati
all’alloggio con un’ora di ritardo rispetto al limite fissato al momento della
prenotazione, così il padrone del B&B aveva richiamato il TIC e si era
fatto mandare qualcun’altro. Con il sole ormai quasi al tramonto, stanno già
considerando l’idea di dormire all’addiaccio, presumibilmente in stazione. Lì
salutiamo lasciandoli al loro destino.
A noi non rimane che osservare l’arrivo della notte dai saldi appoggi
offerti dal bancone di un pub.




















