Inizio del racconto
Corsica
Sabato 26 e domenica 27 agosto
Ci siamo. Abbiamo il treno alle undici e mezza.
Da Padova a Savona, dove ci aspettano Nicola e Cinzia, dormita in
campeggio e domenica mattina traghetto per la Corsica!
Come tutti i viaggi di andata si rivela breve, (almeno fino a Savona)
coronato dalla sontuosa cena alla "Taverna del camionista".
La traversata in traghetto è lunga. Sei ore. Mangio poco
perché ho paura che il mare mi faccia male. Unico risultato:
divento pessimista e mi infastidisco per un nonnulla!
Ma alla fine arriviamo a Lle Rousse, saliamo in macchina pigiati tra
zaini scarponi e cibarie varie e usciamo dalla pancia del traghetto.
Non so cosa mi aspettassi dalla Corsica, ma resto sorpreso:
è una miscela di pochi ingredienti in apparente contrasto.
Il terreno sembra secco, ma la vegetazione è rigogliosa:
tutto
ha un sapore di selvaggio, ma non proprio di abbandono totale, a volte
ho la sensazione che i corsi vivano in una strana simbiosi con la loro
terra: non capisco mai chi dei due ha modellato l'altro.
Per quelle che ritenevo stradine (erano statali, le stradine vere le
avrei viste molto dopo) arriviamo a Calvi, sarà il nostro
campo
base per il GR20.
Ci rechiamo all'ufficio informazioni turistiche: un signora cortese fa
del buon terrorismo sulla difficoltà del GR20; lei dice che
è la via più difficile dell'Europa. Noi che
abbiamo visto
le alte vie delle dolomiti abbiamo qualche perplessità...
alla
fine ci convince a portare una tenda per sicurezza (5kg... sulle mie
spalle!), perché non si sa se troveremo posto nei rifugi.
Te lo dico subito: non sarebbe stata necessaria, ma un paio di notti ci
abbiamo dormito lo stesso, io e Anna.
Mi faccio anche convincere a comprare la guida del GR20, in francese,
che doveva contenere tutte le informazioni necessarie... 14 euro mal
spesi, sarebbe stato meglio prendere le cartine!
In me sale la curiosità: davvero il GR20 è 'sto
mostro mangia-escursionisti?
Lunedì 28 agosto
Ci alziamo di buon ora, smontiamo le tende, io metto la mia
nello
zaino, distribuiamo acqua e viveri, parcheggiamo la macchina nel
parcheggio in prossimità della stazione di Calvi. Entriamo
in un
centro commerciale per fare le ultime spesette, e ci concediamo il
cappuccino in un bar... sbagliato! Era caldissimo, annacquato e senza
schiumetta! 8 euro buttati, pazienza!
Un taxi, per "soli" 40 euro ci accompagna a Cirque du Bonifatu, dove
inizia la nostra avventura.
Prima tappa: da Cirque du Bonifatu a rif. Carrozzu
E' un avvicinamento ma in ogni caso abbastanza spettacolare. Ma
soprattutto spazza via tutte le incertezze accumulate nelle settimane
precedenti, capisco i racconti di viaggio quando dicono "finalmente si
parte"; basta seghe mentali su cosa portare, adesso si fa tutto con
quello che si ha. Stranamente questo mi mette serenità.
Il Carrozzu è gestito da due ragazzi giovani. Anna
è
stata eletta PR sul campo (è l'unica che sa il francese, ha
un
bel sorriso, i corsi sono galantuomini...) ed in effetti, nonostante ci
fosse un cartello con scritto "L'ufficio informazioni è a
Calvi"
riesce ad ottenere alcune informazioni.
Qua inizia il vero GR20, la doccia del rifugio è all'esterno
con
l'acqua che sembra sfidare la fisica (a zero gradi non diventa solida?).
Mi faccio convincere da Anna a piantare la tenda, dato che l'ho
portata, "godiamocela". Per questioni di peso e volume ho portato un
sacco a pelo leggero, e per lo stesso motivo non abbiamo portato i
materassini, dormire sul duro non sarà un problema.
Durante la cena facciamo le prime conoscenze: tutte persone che
rivedremo alla sera in ogni rifugio, spesso anche durante il cammino,
inizia a farsi largo la sensazione di fare parte di una specie di club.
Conosciamo Kirsten e il suo compagno (del quale non siamo riusciti a
capire il nome), tedeschi, Joe scozzese che è riuscito ad
attaccare bottone con tutti, e varie altre persone che sono
rimaste senza nome, come una tedesca che viaggiava da sola, un paio di
personaggi nordici che di sera per rilassarsi costruivano palline
antistress di cuoio cucito col filo interdentale.
La notte trascorre abbastanza veloce, se non fosse che mi sveglio
perché il freddo da sotto mi sta penetrando nelle ossa: per
un
attimo penso di prendere i miei stracci e andare all'interno del
rifugio, ma resisto. Sento anche strani calpestii nelle vicinanze: non
mi spavento, ma davvero non voglio chiedermi cosa fossero... il
dormiveglia accende la fantasia!
Ci si mette pure la pioggia, la nostra tenda non è
nuovissima, e
penso che sarebbe fastidioso scoprire che non è
più
impermeabile!
E' ancora impermeabile!
Anna dorme bene, nel suo sacco a pelo pesante!
Martedì 29 agosto
La mattina sono felice di alzarmi e rimettermi in moto, ci
impiego poco a riscaldarmi.
La colazione è servita secondo il metodo del quasi fai da
te:
stai davanti alla cucina finché non ti danno qualcosa!
Seconda tappa: dal rif. Carrozzu ad Haut Asco
E allora partiamo, con un misto di curiosità e ottimismo.
La prima parte del sentiero è all'interno di un bosco
abbastanza
fitto, ma già dopo poco incontriamo la passerella
più
fotografata del GR20, in effetti è piuttosto spettacolare ed
emozionante camminare a 15 m di altezza. Si prosegue poi lungo il
torrente per placche di granito abbastanza liscio: col bagnato sarebbe
veramente fastidioso! Si continua a salire, per un sentiero non
difficile, ma che costringe sempre ad essere concentrati sui piedi;
facciamo frequenti pause per gustarci il panorama.
Il lago della Muvrella ci delude un po': sembra più una
pozzanghera che un laghetto alpino! Dopo una breve pausa imbocchiamo la
forcella che ci porterà al cospetto della Muvrella. Appena
arriviamo in cima come per magia le nuvole abbandonano il campo, spinte
da un vento incessante, e ci rivelano Punta Culaghia e, dietro, il
monte Cinto.
Iniziamo a cercare un posto per mangiare qualcosa in
tranquillità, ma il vento non dà tregua: dovremmo
per
forza puntare verso bocca di Stagnu.
Breve pausa per mangiare un panino e un po' di frutta secca, ci
sorpassano sorridendo Kirsten e il suo ragazzo (che non capiremo mai
come si chiama!) divertiti dal fatto che ogni volta che ci incontriamo
noi stiamo mangiando.
La discesa verso Haut Asco è molto bella, ma molto
impegnativa:
al solito niente di particolarmente tecnico, solo pietre instabili e
spesso coperte di ghiaino. La ricompensa giunge a poca distanza dalla
meta: una foresta di larici molto spettacolare. Questi alberi ci
accompagneranno per quasi tutto il giro.
Haut Asco è una vecchia stazione sciistica, sembra anni
70-80.
La gite d'etape è gestita da una signora simpatica e
cortese:
facciamo un po' di spesa e decidiamo di prepararci per cena una bella
pasta tonno e pomodoro! Cuciniamo nell'ambiente comune, sotto gli
sguardi a metà tra la curiosità e l'invidia dei
francesi
e dei tedeschi. La cena ci soddisfa e ci concediamo anche un dolcetto
per dessert. Questo, insieme alla doccia calda (tiepida, in effetti, ma
tanto basta) ci porta in alto l'umore.
Mercoledì 30 Agosto
Per la colazione avevamo pensato a tutto... ma non allo
zucchero!
Andiamo al bar di fronte, ci prendiamo quattro caffè (niente
male, per essere fuori dall'Italia!) e portiamo via quattro bustine di
zucchero.
Colazione veloce e zaino in spalla, procediamo in direzione del "Cirque
de la Solitude", chiedendoci come sarà. Strada facendo
veniamo
superati dalle solite facce, scherziamo con Kirsten (stavolta non
stiamo mangiando), e ci sorpassano due personaggi strani; fanno il GR
con i sandali! Tra me penso che non vorrei essere al posto di quei
piedi.
Dopo il laghetto d'Altore, in cui ho rischiato la vita per la
fotografia di gruppo con autoscatto, il sentiero si impenna su rocce di
granito, i colori vanno dal rosso-viola al verde scuro: davvero strana
sta Corsica.
Saliamo fino a raggiungere la Bocca Tumasginesca dove ci si presenta il
famigerato cirque. Alla prima occhiata penso "Ah, peeeerò!",
poi
penso anche che le cose fan più paura a vedersi che a farsi.
Alla fine della storia si tratta di sentiero attrezzato su parete che
ha una pendenza di 60 gradi, con ottima aderenza. La discesa richiede
cautela, anche perché lo zaino pesante non giova. Pausetta
in
basso e poi puntiamo verso bocca Minuta. Bella, la salita. Roccia
solida, basta avere gambe per salire: il panorama poi spazia fino al
mare, dalla bocca si vedono entrambe le coste.
Siamo stanchi, dopo la pausa pranzo iniziamo a scendere verso gli
"Ovili di Ballone", ma quando arriviamo al Tighiettu decidiamo che per
oggi ne abbiamo abbastanza: se c'è posto ci fermiamo.
Appena Anna mette la testa dentro la cucina, il guardien le fa
assaggiare il sugo della pasta, la nostra PR decide che dormiamo (ma
soprattutto mangiamo) lì. Al solito il bagno è
spartano,
e le docce sono fredde e con uno spiffero killer, ma si sopravvive. La
cena ci dà soddisfazione: mangiamo una quantità
di pasta
spaventosa, mi aspetto di passare almeno metà notte con un
blocco in pancia... in realtà mi sento come se avessi
mangiato
un cracker. Il gestore ci offre anche un biscotto: a metà
tra
cortesia e marketing.
Giovedì 31 agosto
Dimenticata la pasta, divoriamo la colazione, portiamo con noi
il
pane rimasto. Prima di salutarci il guardien ci offre una caramella
alla castagna che, scopriremo, andrà mangiata con
attenzione,
perché tende ad attaccarsi al lavoro del dentista e a tutto
quello che trova in bocca.
Stamattina siamo particolarmente lenti, ma il paesaggio è
spettacolare, gli ovili di Ballone sono molto carini (molti dei nostri
compagni di viaggio si sono fermati lì, stanotte).
Proseguiamo
puntando la Bocca di Fuciale, che si fa desiderare. Durante la salita
ci sorpassano i due tizi “sandaluti”,
chissà se
hanno fatto il cirque coi sandali... mi fermo a guardare come camminano
questi due: in effetti appoggiano il piede evitando le punte e le
asperità, esattamente il contrario di quello che si fa con
gli
scarponi.
Chiaramente sulla bocca tira un fastidioso vento: l'unico riparo (un
muretto a secco) è già occupato, proseguiamo vero
il
"ciottulu di i mori" al cospetto del Paglia Orba e di Capo Tafunatu.
Per pranzo mangiamo un po' del "Lonzu" acquistato a Haut Asco, una
delizia!
Da qua in poi si scende verso Castello di Vergio, lungo il Golo: un
torrente bellissimo. Ci concediamo una pausa "pucciapiedi" per dare
sollievo ai piedi: funziona! Rinvigoriti riprendiamo il cammino
scendendo per un comodo (non comodissimo!) sentiero. Ricompaiono gli
alti larici (a me sembrano piuttosto un incrocio tra pino marittimo e
larice) che crescono nei luoghi più improbabili (come se si
nutrissero di roccia).
La tappa si fa lunga...la guida indica un'ora e 20 alle bergerie du
Radule: noi non siamo campioni, ma ci è sembrata una stima
piuttosto ottimistica! Compaiono le prime betulle, la foresta diventa
più fitta e a tratti inquietante.
Ad un certo punto perdo il sentiero, dobbiamo fermarci per cercare le
tracce, è il primo posto in cui i segni sono difficili da
scovare, per fortuna degli ometti ci guidano, sostituendosi ai segni
sbiaditi. e via, si va, che è tardi, cammina cammina mi
dispiace
non potermi gustare con tranquillità un luogo cosi
affascinante.
Una indicazione "Castello di Vergiu - 40 min" più che
gettarci
nello sconforto ci carica di adrenalina: faremo quel tratto in 17
minuti!
Castello di Vergio è un luogo squallido: l'albergo
è
trasandato ma alla fin fine una doccia calda ed un letto "normale" non
si disprezzano. La cena è francese, ma tutto sommato buona.
Ci rimane un po' di fastidio nel constatare che i locali del dormitorio
sono volutamente trasandati per indurre la gente a stare in albergo.
Venerdì 1 settembre
Partiamo verso il colle di S. Pietro, attraverso una bella e
fitta
foresta di larici, piuttosto simile alle nostre, solo un po'
più
arida.
Il colle di S. Pietro è certamente un luogo ventoso, a
giudicare
dagli alberi: uno è praticamente orizzontale! Da qua inizia
un
sentiero in costa che ci porterà al lago di Nino:
incontriamo
una coppia di pensionati di Bassano del Grappa, li vediamo un po'
stanchi, ci dicono che sono 10 giorno che camminano, ho la sensazione
che ne abbiano davvero abbastanza!
Il lago di Nino è un posto bucolico, con cavalli e mucche
che
scorrazzano liberi su un prato che sembra un tappeto. Spettacolare.
Seguiamo il Tavignanu verso il Manganu, il "solito" torrente con
cascatelle e pozze per il sollievo dei nostri piedi.
La valle del Tavignanu è meravigliosa: ci manca solo la
colonna sonora di Morricone e saremmo nel far west!
Il Manganu si guadagna con una salitina di mezz'ora abbondante (il
solito rifugio che si sposta...non sono solo sulle Alpi!).
Ci godiamo un po' le fresche acque del torrente ma prima che il sole
tramonti ci decidiamo a fare la doccia. L'acqua era persino
più
fredda di quella del Carrozzu, condita dal solito venticello gelido: io
contavo su qualche raggio di sole, ma una nuvoletta dispettosa mi ha
impedito di goderne. Ad ogni modo una doccia (se sopravvivi)
è
sempre rigenerante.
Il percorso che avevamo in mente per il giorno successivo era di vedere
i laghi di Capitello e di Melo, per poi uscire dal GR20 scendendo per
le bergerie de Grottelle dove avremmo preso un autobus per Corte,
questo comportava parecchi metri di dislivello, sia in salita che in
discesa.
C'era anche una alternativa: scendere a Corte per la Valle del
Tavignanu, si trattava però di una "passeggiatona" di quasi
otto
ore.
Alla fine prevale la seconda ipotesi.
Ci dedichiamo alla cena, una pasta con prosciutto crudo e una passata
di pomodoro francese. Sarà che la fame non mancava ma non
è stata niente male! Al solito per me la notte è
stata
veloce: sono svenuto nel sacco a pelo.
Sabato 2 settembre
Al mattino una colazione con caffè in polvere e canestrelli
corsi pagati a peso d'oro ci dà un po' di energia per
affrontare
la discesa.
Prima di partire andiamo a salutare Kirsten e il suo compagno (con quel
nome impronunciabile...).
Torniamo sui nostri passi e scendiamo verso la valle.
Molto bella, ricca di faggi, qualche betulla e gli immancabili larici:
alcuni molto vecchi.
Seguendo il torrente scendiamo verso il rifugio La Sega, tappa del
"Mare a Mare nord", ci arriviamo attraversando un fantastico bosco di
larici: finalmente col fusto dritto. Nelle vicinanze del rifugio
scoviamo una pozza di acqua cristallina (ma fredda!) che fa barcollare
i nostri piani di giungere in giornata a Corte.
Pranziamo facendoci un po' di cremette rimaste, e finendo il pane
acquistato al Manganu.
Alla fine decidiamo di fermarci lì per la notte, visto che
il
posto è molto bello e i gestori del rifugio molto cortesi.
Io e
Anna dormiremo in tenda: il posto meriterebbe una dormita sotto le
stelle filtrate dalle fronde dei larici (in effetti dei tedeschi lo
fanno).
Passiamo il pomeriggio sul torrente, con timidi tentativi di bagno:
l'acqua non coopera!
La cena del rifugio è molto sostanziosa: zuppa corsa, pasta
col
pomodoro e con un sugo di cinghiale, e per continuare spezzatino di
cinghiale! Se decidi di fermarti a cena in questo posto sappi che il
gestore -un Corso doc- non gradisce che avanzi cibo a tavola: mangiare
tutto! L'ambiente in realtà è molto cordiale e
scherzoso.
Alla fine della cena i due gestori ci offrono una performance canora in
francese e corso di sicuro effetto: erano in due ma sembravano in 10!
Al solito, si va a letto presto, noi in tenda e Cinzia e Nicola in
rifugio, ci diamo appuntamento alle 7.30 di domani.
Domenica 3 settembre
Per la colazione spacchiamo il minuto: alle 7 e 31 abbiamo il
caffè in tavola.
Zaino in spalla e iniziamo la discesa verso Corte, uno dei cani del
rifugio ci accompagna lungo il bosco, in verità con ampie
deviazioni. La valle del Tavignanu diventa a tratti molto stretta,
tuttavia il sentiero rimane sempre molto confortevole.
Notiamo che ci stiamo avvicinando alla civiltà guardando i
personaggi che incontriamo lungo la strada: l'abbigliamento tecnico
lascia spazio ai golfini e alle clark, compaiono famigliole e la
dimensione degli zaini diminuisce decisamente!
Mi fa un effetto strano, arrivare nella "civiltà". Siamo
piuttosto stanchi, e molto accaldati: la temperatura è
decisamente diversa!
Ci ritroviamo a passeggiare per le vie centrali di Corte con scarponi e
zaino, mentre personaggi decisamente "tirati" sono seduti ai bar.
Decidiamo che il nostro pranzo sarà un gelato che tutto
sommato non ci dispiace.
Per il pomeriggio ci dividiamo: io e Anna cerchiamo un parchetto per
stare tranquilli, mentre Cinzia e Nicola voglio approfittare per vedere
un po' di città, ci diamo appuntamento in stazione per
prendere
il treno che ci riporterà a Calvi.
Saliamo nei famosi trenini corsi.
La velocità non è mai elevata, anche
perché la
ferrovia è spesso frequentata dalle vacche, capita che a
volte
il treno faccia brusche frenate per far passare l'animale
più
frequente della Corsica.
A Ponte Leccia cambiamo treno, il controllore sale per essere sicuro
che tutti vadano a Calvi e non ci sia nessuno che chiede fermate
intermedie. Il treno parte lentamente: rimango perplesso nel vedere che
il controllore scende dalla nostra carrozza, corre in avanti per salire
nell'altra. Peccato che avesse dimenticato di chiudere la porta!
Alla fine arriviamo a Calvi con solo 10 minuti di ritardo (vacche
comprese!). Riprediamo la macchina e andiamo al campeggio montiamo la
tenda velocemente, doccia e a nanna.
Per il giorno dopo ci diamo appuntamento a mezzogiorno, ciascuno
deciderà in autonomia.
Durante la notte mi sveglio, forse perché i rumori sono
diversi,
o forse perché qualche coppia di vicini si dedica ad
attività... notturne.
Lunedì 4 settembre
Mi lascio convincere da Anna di andare a correre la mattina
lungo la
spiaggia di Calvi: devo dire che mezz'ora di corsa e relativo bagno son
veramente un portento! Alle undici facciamo ritorno al campeggio
affamati come lupi: ci concediamo una colazione al bar del centro
commerciale. Sembrerà strano ma il caffè col
latte non
era niente male, e nemmeno le brioches: probabilmente la fame ha fatto
la sua parte. Ci tratteniamo, perché a mezzogiorno abbiamo
appuntamento con Cinzia e Nicola: per pranzo pollo arrosto. Ben, un
buco nell'acqua anche qua! Il pollo sembrava lesso: e la pelle non era
nemmeno arrosta, ma tutto sommato si faceva mangiare.
In preda allo svacco totale ci concediamo una pennica, il pomeriggio
faremo un giretto nell'entroterra corso, al di fuori degli itinerari
turistici.
Devo dire che il ricordo che ho di questi paesetti non è
molto
positivo, e in effetti mi ha fatto un effetto strano: il solito
sentimento agrodolce della terra corsa. I paesi non sono belli, anzi
sono piuttosto trasandati, ma hai sempre la sensazione che quella
trasandata sia l'unica forma di vita possibile in un posto come quello.
Come se ci fosse un tacito accordo tra terra e abitanti: come se la
terra avesse imposto un limite ai suoi abitanti e loro lo avessero
accettato, per quieto vivere.
Insomma, alla fine della storia ne è valsa la pena andare a
fare
quel giretto, però se mi chiedi come sono quei paesi ti
rispondo
che sono brutti!
Al ritorno ci siamo concessi una cenona: pizza e grigliata.
Martedì 5 settembre
Sveglia presto, colazione, smontiamo la tenda e via verso Porto. La
strada mette a dura prova lo stomaco, ma le pause frequenti permettono
di ammirare il panorama.
Alla fine arriviamo a Porto a metà giornata, cerchiamo un
campeggio e ci sistemiamo. Il camping è quasi vuoto, noi
prendiamo una delle prime piazzole; ci lascia perplessi la scelta di
due toscani che si piazzano attaccati a noi, avendo tutto il campeggio
a disposizione.
Il pomeriggio scorre tra pennica e giretto per Porto, ci troviamo alle
18 con Cinzia e Nicola per gustarci il tramonto dalle "Calache".
Splendido.
Molto suggestivo il fatto che le persone presenti parlassero sottovoce,
come per non disturbare lo spettacolo.
Mercoledì 6 settembre
Questa mattina facciamo un giro organizzato in barca nel parco
della
Scandola, girando tra scogli di incredibile bellezza! Immancabili i
natanti aristocratici che passano la notte nelle piccole baie.
L'acqua è limpidissima, se non ci sono onde fa impressione
vedere il fondo del mare parecchi metri sotto. Se posso darti un
consiglio, fai questo giro di pomeriggio, la luce del sole arriva da
dietro e le fotografie riescono meglio.
Il pomeriggio lo passiamo in una delle pochissime spiagge: la
raggiungiamo dopo aver percorso una tortuosa stradina: l'acqua
è
veramente bellissima.
Giovedì 7 settembre
Smontiamo le tende: oggi attraverseremo la Corsica per la
terza
volta, andiamo infatti verso Bastia. Inizialmente la strada
è
stretta e tortuosa, poi migliora e diventa persino più
caratteristica! Oltre alle onnipresenti vacche, compaiono anche le
capre, ma soprattutto maiali e maialini che attraversano impuniti la
strada. Sembra davvero che queste bestie siano sorde: puoi suonare
accelerare fare i fari... tutto perfettamente inutile, loro non
modificheranno l'andatura!
All'una e mezza decidiamo di fermarci per un panino in un paese non
meglio definito a 40 km da Bastia, nell'interno.
Ci fermiamo in un locale piuttosto anonimo e chiediamo se fanno panini.
La risposta è no, oggi cous-cous! Ci adeguiamo, e non ce ne
pentiamo! Mangiamo come maialini. E paghiamo pure poco.
A panza piena ripartiamo per Bastia...lo stato d'animo inizia a
cambiare: ci rendiamo conto che questa vacanza sta davvero per finire.